Giorgio Albertazzi: guida a uno degli attori teatrali più importanti

Giorgio Albertazzi: guida a uno degli attori teatrali più importanti

Giorgio Albertazzi è stato uno degli attori teatrali più famosi d’Italia. Pur avendo lavorato spesso al cinema, e recitato o diretto diversi sceneggiati per la televisione, il suo volto è sempre stato riconducibile al teatro. In questo ambito, però, si è sempre distinto come uno dei migliori. Spesso dirigendo e recitando allo stesso tempo.

Per oltre 60 anni ha calcato i palcoscenici di tutta Italia. Dal 1949—anno del suo esordio—fino al 2009, quando recitò per l’ultima volta a teatro. Mentre con il cinema si è spinto ancora più in là, prendendo parte al film Un’avventura romantica, di Davide Cavuti, nel 2016.

L’infanzia e la giovinezza

Nato a Fiesole, in provincia di Firenze, il 20 agosto del 1923, Giorgio Albertazzi cresce in una famiglia medio-borghese di campagna. Fino ai 18 anni non lascia quasi mai il suo paese. La campagna, la famiglia, e il tepore della provincia lo tengono lontano dalle sue future aspirazioni artistiche.

La giovinezza dell’artista trascorre sotto il fascismo, e a soli 20 anni aderisce alla Repubblica di Salò. Una scelta che in seguito non rinnegherà, ma che spiegherà come legata a un momento transitorio della sua gioventù. Dopo aver letto le opere di Marx, infatti, comincia ad avvicinarsi agli ideali anarchici.

La passione per la recitazione

Nel 1945 Albertazzi apre ad Ancona il primo teatro anarchico d’Italia. Lui e i suoi compagni mostrano al pubblico le opere di artisti poco conosciuti e concettuali, come Pietro Gori, o Andrejeff. Molto presto il giovane scopre che la sua vera passione è la recitazione, e comincia a dedicarsi totalmente ad essa.

Poco tempo dopo, però, viene arrestato con l’accusa di essere un collaborazionista, e Albertazzi passa due anni in prigione. Liberato nel 1947, grazie all’amnistia Togliatti, riprende a recitare. Inizialmente in fotoromanzi di nicchia, e poi finalmente in teatro.

Il teatro

Esordisce a teatro nel 1949, in Troilo e Cressida di Shakespeare, con la regia di Luchino Visconti. Il talento espressivo del giovane attore si fa subito notare: Albertazzi è stato uno dei primi a portare sui palcoscenici dei grandi teatri italiani uno stile di recitazione che mutuava anche da altre forme di recitazione. Come appunto quella dei fotoromanzi, e del cinema poi. Coniugava la tecnica classica, a una maggior espressività del corpo e della voce.

Recita con grandissimi maestri, come Franco ZeffirelliGiorgio De Lullo e Maurizio Scaparro. E dalla seconda metà degli anni Sessanta, inizia anche a dirigere i suoi stessi spettacoli. Grande interprete di classici, da Molière a Dostoevskij, Albertazzi è stato l’unico attore non di lingua inglese a essere inserito nella galleria dei grandi interpreti shakespeariani al Royal National Theatre.

Per oltre sessant’anni Albertazzi ha trainato il teatro italiano; le sue compagnie che selezionavano sempre i più giovani e promettenti, erano una fucina di talenti.

Cinema e TV

Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto della carriera teatrale di Albertazzi. Già nel 1951 approda al cinema, con il film Articolo 519 Codice Penale di Leonardo Cortese. Uno scorcio di carriera proseguito con oltre 40 film. L’ultimo dei quali interpretato nel 2016, a 93 anni, poco prima di morire.

La grande fama nazionale, però, arriva soprattutto con radio e televisione. Re incontrastato degli sceneggiati Rai in costume, Albertazzi a metà del Novecento porta opere come Delitto e castigo nelle case degli italiani. Diventando uno dei divi televisivi più noti e apprezzati dell’epoca.

Immagini: Copertina