Giorgio de Chirico, guida al genio della pittura metafisica

Giorgio de Chirico, guida al genio della pittura metafisica

“Perché un’opera d’arte sia veramente immortale, deve uscire completamente dai confini dell’umano: l’intelligenza media e la logica le nuocciono”, queste parole, pronunciate dallo stesso artista, possono essere un manifesto della poetica e dell’arte di Giorgio de Chirico.

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Ideatore e massimo esponente della pittura metafisica, l’arte di de Chirico è stata enigmatica, classica, spettrale, trascendente e irreale. Il suo contributo al Novecento artistico europeo è stato incalcolabile. Attirò molte avanguardie italiane, come ad esempio il futurismo, dando anche il suo contributo al surrealismo europeo.

Nato in Grecia, il 10 luglio del 1888 da genitori italiani, Giorgio prende le prime lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis. Il trasferimento in Italia avviene nel 1906, prima a Firenze e poi a Milano, nel quale comincia la sua produzione artistica originale.

Del 1910 è la sua prima piazza metafisica, intitolata “Enigma di un pomeriggio d’autunno”, nata dopo una rivelazione in piazza Santa Croce: “Ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta e la composizione del dipinto si rivelò all’occhio della mia mente”.

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Al centro di questa prima produzione a regnare nelle tele è soprattutto la luce che inonda piazze, palazzi, architetture classiche di città mediterranee. È in questi quadri che inizia ad affinare i suoi preziosi strumenti: il chiaroscuro, la prospettiva, il colore.

La prospettiva è distorta e ricca di elementi fuori luogo e colori innaturali. La sua non è soltanto mera riproduzione della realtà, ma un’evocazione visiva. La sua pittura metafisica va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio all’inconscio.

Al Salon D’Automne e al Salon des Indépendants conosce Picasso, Jacob, Apollinaire e altri artisti che faranno la storia del secolo. Il nome di de Chirico inizia a girare, ma per la consacrazione dovrà aspettare la fine della Prima guerra mondiale, nella quale si arruola volontario.

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Al ritorno, la sua sensibilità artistica cambia, passa dalle grandi piazza assolate, dai manichini, dalle statue, alle nature morte con simboli geometrici, biscotti e pane. Presenta i suoi lavori alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.

Nel ’36 si trasferisce a New York per una mostra, collaborando con le maggiori riviste di moda e con Matisse e Picasso. Nel secondo dopoguerra de Chirico vive la sua ultima fase, chiamata “barocca”, nella quale dipinge soggetti mitologici e autoritratti che attraverso il geniale uso delle ombre, vengono sottratti al loro contesto naturale e sospesi nel tempo, immortali, come il loro creatore.

Immagini via Flickr