Un giovane Leonard Cohen legge le sue poesie, prima di diventare famoso

Un giovane Leonard Cohen legge le sue poesie, prima di diventare famoso

Negli ultimi anni possiamo dire di aver abusato del termine “poeta”. Per ogni cantautore che ci piace abbiamo preso in prestito questa etichetta. In fondo non soltanto è difficile leggere una poesia, ma è anche complicato stabilire cosa lo sia e cosa no.

L’accademia di Stoccolma, con l’assegnazione di un premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, ha alimentato questa pratica, ma se per Bob Dylan non abbiamo molti dubbi, pochissimi sono i suoi colleghi che hanno scritto testi che avevano qualcosa in più rispetto a tutti gli altri.

E allora accanto ai D’Annunzio, ai Walt Whitman, ai William Shakespeare abbiamo aggiunto Fabrizio De André, Paolo Conte, Syd Barrett e i Pink Floyd, David Bowie e altri musicisti speciali.

In questo club ristretto di grandi artisti, c’è un socio diverso da tutti gli altri: si tratta di Leonard Cohen. Se per la maggior parte dei cantautori citati sopra sono stati i testi delle loro canzoni a diventare poesie, con il tempo, grazie all’amore dei loro ascoltatori, oltre a un valore oggettivo; nel caso di Cohen, invece, è stato il contrario: la poesia si è fatta successivamente canzone.

All’università di Montréal, quando era ancora uno studente di lettere, nel 1955, Leonard comincia a scrivere poesie. Ne scrive tante e di bellissime, tanto che la sua prima raccolta vede la luce l’anno dopo. Si intitola Let Us Compare Mythologies. Curioso che il suo primo album non sia con lo strumento in braccio, ma si tratti di un reading di poesie. Le sue composizioni in quegli anni giovanili ricevono ottime recensioni da parte dei critici canadesi che lo definiscono “il migliore giovane poeta contemporaneo del Paese”.

Leonard è prima di tutto un poeta. Soltanto nel 1967 esce il suo primo disco da cantautore, Songs of Leonard Cohen, uno dei suoi album più importanti. All’interno si trovano canzoni straordinarie, come Suzanne, Master Song, So Long, Marianne.

La bellezza di questo primo album, straordinariamente maturo, è nella composizione metrica e liricaFacile per un poeta che ha cominciato a lavorare su un testo anni prima con impegno e dedizione. Prima di diventare famoso, Leonard Cohen è un poeta fatto e finito. Nel 1966, invitato in una trasmissione della CBS, spiega cosa è per lui la poesia e il modo in cui compone e la concepisce.

Leonard è morto a Los Angeles il 7 novembre 2016, pubblicando oltre 20 album, entrando, tra gli altri club prestigiosi, nella Rock and Roll Hall of Fame ed è stato insignito del titolo di Compagno dell’Ordine del Canada. Ma tra gli altri numerosi premi, che spesso non si ricordano, ci sono anche quelli letterari. Ha ricevuto il Premio Principe delle Asturie per la letteratura, dato soltanto per fare qualche nome, a Philip Roth, Günter Grass, Richard Ford, Margaret Atwood e a Claudio Magris.

In Italia sono tantissime le opere tradotte di Cohen, da sempre un artista molto amato. Da Confrontiamo allora i nostri miti, il primo libro di poesie, a Beautiful Losers, al Libro della misericordia, passando per Il gioco favorito e altre.

Per ricordare la grande passione per la letteratura di Leonard vogliamo condividere con te alcuni video con protagonista proprio la sua poesia. Il primo risale agli anni cinquanta, e possiamo presenziare a uno dei primissimi reading poetici di Cohen che legge “Prayer of Messiah”. È incantevole sentirlo recitare: “His life in my mouth is less than a man / his death on my breast is harder than stone / his eyes though my eyes shine brighter than love / O send out the raven ahead of the dove”.

In questo secondo video invece, Leonard Cohen recita più poesie. Si trova al centro culturale 92d Street Y di New York, e siamo nel Febbraio del 1966. Anche in questo caso, Cohen non era ancora il musicista leggendario che sarebbe poi diventato. La sua voce rimbomba nel silenzio della sala, e quella voce così simile a un “rasoio arrugginito” risuona in tutta la sua musicalità.

Immagine via Flickr