Chi è Gipi, il ritratto di un formidabile fumettista e un grande scrittore

Chi è Gipi, il ritratto di un formidabile fumettista e un grande scrittore

Il fumetto è potente se usato bene. C’è un sacco di libertà, chi fa fumetti può costruire qualsiasi mondo senza che ci sia una produzione, dei soldi alle spalle. Si tratta della voglia di faticare che hai.

Intervistato a Ossigeno, da Manuel Agnelli, Gipi (al secolo, Gian Alfonso Pacinotti) ha detto la sua sulla “nobiltà dei fumetti”, incalzato dalle domande del leader degli Afterhours. Ha parlato di Frigidaire e di Andrea Pazienza. Di cui si definisce “un adoratore”:

Lui aveva questa particolarità: che le storie che raccontava erano le storie che io vivevo con la banda degli amici. Avevo l’impressione che lui fosse nascosto da qualche parte a spiarci.

A diciannove anni aveva capito che non avrebbe mai potuto essere un disegnatore come lui—“impossibile da raggiungere”—, ma di voler vivere una vita come quella raccontata da Pazienza. Guardare il mondo per raccontarlo e disegnarlo. Che in Gipi—come in Pazienza—sono sempre, indissolubilmente, la stessa cosa.

Prima ancora dei fumetti, la passione per le storie

Prima ancora dei fumetti, Gipi si appassiona alle storie. Il padre, dal negozio di articoli fotografici, ogni tanto portava a casa pellicole e cineprese. E Gipi, con la Super8, a dieci anni, girava corti con i fratelli protagonisti. Poi scopre i fumetti. Prima i supereroi americani. X-Men, Daredevil, I Fantastici Quattro. E poi Pazienza, Scozzari, Tamburini, Liberatore, il Male e Frigidaire. La percezione dei fumetti, dopo la scoperta di Pazienza, viene stravolta da quella di Art Spiegelman.

Il primo fumetto lo pubblica a 37 anni, comincia a guadagnare a 40, e a 50 viene candidato al Premio Strega. Con Unastoria. È la prima volta per un fumetto. O come dicevano allo Strega: per una “graphic novel”.

È stato buffo: mi sono ritrovato in un ambiente in cui nessuno voleva usare la parola fumetto. Cercavo nelle interviste di farglielo dire in diretta, ma non ce l’ho mai fatta. […] Una volta il fumetto era un oggetto di scarsa qualità: ‘questo film sembra un fumetto’. È sempre stato visto come una cosa da scemi, o da ragazzini.

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#Gipi

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Unastoria è anche il primo fumetto non autobiografico. Figlio di un periodo meno paranoico: “sono invecchiato, non me ne frega più un cazzo di parlare di me”. I libri prima lo fanno vergognare. Per “quella ricerca d’affetto dei lettori”. Così ha detto in una bella intervista di Dario Moccia. Quando i libri erano più autobiografici le critiche facevano più male. Un fumetto autobiografico, intimista, come La mia vita disegnata male (un successo commerciale inedito per un fumetto allora, avanti Zero Calcare) o Esterno notte (che si apre così: “Io ho ventotto anni. Sono già stato sedici volte in galera”) deve fare i conti con i social network che hanno cambiato il modo di gestire l’intimità. “Sui social trovi racconti di sé a tappeto, tutti fanno quel mestiere lì”.

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#unastoria #gipi

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Ma, come ha detto Luca Sofri: “Nei romanzi disegnati di Gipi”—e, aggiungiamo noi, né su twitter né facebook—“c’è l’idea che tutte le nostre vite rimangano sempre attaccate e aggrovigliate a quando avevamo dieci, quindici, vent’anni, sia che li ricordiamo con nostalgia o con raccapriccio, viene tutto da lì”.

Oggi Gipi sui social è attivo, ma soprattutto per litigare. “Come il fumo, dovrei smettere. Perché non riesco a non esserci, a non dire la mia, ma poi mi girano le palle, e son pure convinto che sia tutto inutile.”

I fumetti, i film e le carte

Diario di fiume e altre storie” è il fumetto che gli ha dato una risonanza internazionale. Mostra “le radici della sua ispirazione”. Anche se Gipi, prima di questo, aveva già pubblicato nel 2003 Esterno Notte, e poi Appunti per una storia di guerra, Gli innocenti, Questa è la stanza, Hanno ritrovato la macchina, S. e—come si è già citato—LMVDM. Dal 2009, esce Baci dalla provincia, e poi Unastoria e, infine, La terra dei figli. Un fumetto, quest’ultimo, completamente in bianco e nero.

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Stamattina ho letto un libro, il solito viaggio in autobus non è stato lo stesso, non lo sono state le strade, i dossi, le curve, il respiro delle persone intorno a me. Stamattina tutto aveva una luce diversa, tutto era colorato da acquerelli che cambiavano il loro colore ma mai la loro intensità… scale di grigi, colori caldi che si diramavano in radici, radici di un albero infinito. Un albero in mezzo al niente, in mezzo al deserto e immerso nel sangue del campo di battaglia. La storia non si staccava di dosso, scavava nel petto e parlava al cuore attraverso una voce sommessa, calma ma forte, di un uomo che sogna la libertà e la pace. Ma sarà stato tutto vero? O semplicemente sono sempre stato nello stesso posto, seduto in mezzo al traffico e alla pioggia come ogni giorno? Leggete Unastoria di Gipi e imparate ad andare oltre… non sono SOLO storie o disegni, questa è arte. @gipigianni . . . #gipi #art #fumetti #comics #stories #emotions #drawing #paintings #passion #love #war #masterpiece #author #graphicnovel #pittura #disegni #lettura #l4l #instagood #instamood

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I fumetti gli hanno fatto vincere premi fin dal 2004. Dal Premio Micheluzzi per “il miglior disegnatore”, al Gran Premio Comics, sempre per Esterno notte. E quello al “Miglior album”, nel 2006, al Festival international de la bande dessinée d’Angoulême per Appunti per una storia di guerra .

Gipi si è anche cimentato dietro la cinepresa, come faceva da piccolo. È uscito in sala Il ragazzo più felice del mondo, il suo secondo lungometraggio, a distanza di sette anni da L’ultimo terrestre (liberamente ispirato al fumetto di Giacomo Monti, Nessuno mi farà del male). In mezzo, un mediometraggio squilibrato: “Smettere di fumare fumando”, costato 350 euro, per dieci giorni di riprese.

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Chapeau #gipi

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Quando in un’intervista di Linkiesta gli è stato chiesto se c’è un “filo rosso tra il disegnare e il dirigere un film”, ha risposto che “è il raccontare storie: quello che mi è sempre piaciuto”. Piccole storie divertenti e poetiche le realizza (insieme a Gero Arnone) anche per il programma Propaganda Live, condotto da Diego Bianchi su La7, e che puoi vedere sul suo account ufficiale di vimeo.

Gipi collabora con quotidiani e settimanali (ha iniziato con “Cuore”) e ha disegnato anche copertine di romanzi. Oltre a I barbari di Baricco, anche per i capolavori di George Orwell e per Fahrenheit 451. Ha disegnato il manifesto della 31esima edizione del Torino Film Festival e ha creato un gioco di carte (è un grande appassionato di Magic e altri giochi da tavolo), Bruti. Realizzato col crowdfunding. Consigliatissima è la lettura di “Come lo feci. L’art book di Bruti”.

Tutte le volte che finisco qualcosa penso che schifezza che ho fatto. E penso che sia l’ultima.

Per approfondire

Per conoscere da vicino l’opera a fumetti di Gipi ti consigliamo le uscite settimanali de La Repubblica che sta ripubblicando l’opera omnia: “Quindici fantastici Gipi“. Ci sono anche i suoi corti e i racconti degli inizi della sua carriera.

Immagine tratta da Vimeo