Gli antichi romani cucinavano con le padelle antiaderenti

Gli antichi romani cucinavano con le padelle antiaderenti

A scuola, studiando la storia, abbiamo imparato che all’ingegno degli antichi romani dobbiamo tanto. Le arterie stradali, gli acquedotti, la legge; le grandi opere architettoniche e d’intelletto sono prese come massima espressione civile e morale del nostro passato.

Non conosciamo ancora completamente la loro grande eredità culturale, e questa recente scoperta sta lì a confermare ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, la loro straordinaria lungimiranza. Non parliamo di imprese artistiche sovrumane, ma di un accorgimento piccolo ma straordinario che riguarda la loro e la nostra quotidianità. Parliamo di cucina e più in particolare di padelle.

Il team di archeologi dell’Università Orientale di Napoli, guidati da Marco Giglio, Giovanni Borriello e Stefano Iavarone, hanno scoperto delle speciali padelle antiaderenti, nell’antica città di Cuma, nei pressi di Napoli.

Cuma, ai tempi dei romani, tra le altre cose, veniva usata come officina specializzata nella produzione di recipienti per la cottura. Era loro uso stipare i resti della lavorazione e lì sono stati ritrovati 50mila pezzi: frammenti di coperchi, pentole e padelle rivestite da uno strato rosso antiaderente. Antico equivalente del politetrafluoroetilene che usiamo oggi.

Questi reperti risalgono a un periodo tra il 27 a.C. e il 37 d.C., durante i regni di Augusto e Tiberio. La testimonianza di questa trovata davvero geniale è contenuta in un antico ricettario, De Re Coquinaria, di Marco Gavio Apicio, che consigliava l’utilizzo di queste speciali pentole durante la preparazione di stufati di carne.

“Sembra che Cuma fosse il centro di produzione principale di queste pentole antiaderenti, ampiamente utilizzate in tutto l’impero romano”, ha detto uno dei ricercatori a Discovery News: “Trovare una discarica come questa è il sogno di ogni archeologo”.

Per ora è stata recuperata soltanto una piccola parte del materiale contenuto nel deposito, chissà che lì dentro non ci sia anche altro materiale di inestimabile valore.

Immagine via Flickr