Gli errori più comuni che gli italiani commettono in inglese

Gli errori più comuni che gli italiani commettono in inglese

Imparare una nuova lingua non è mai semplice, almeno all’inizio. I motivi possono essere diversi, ma molti riguardano le apparenti somiglianze (tra la lingua madre e quella che vogliamo impare) nei costrutti e nelle parole, portandoci all’errore.

Ma nel caso in cui la lingua da imparare è l’inglese, quali sono gli errori più comuni che commettiamo noi italiani? Ne abbiamo raccolti alcuni per te, anche per rispolverare un po’ di nozioni che tornano sempre utili.

Omissione del soggetto

È risaputo: citato una prima volta il soggetto, nelle frasi successive gli italiani tendono a ometterlo. Si tratta di un’usanza nel parlato e nello scritto che serve per non essere ripetitivi. In inglese, però, la regola vuole che il soggetto sia presente nella frase. Quindi, non si potrà mai dire per esempio “is hot”, ma sempre “it is hot.”

Inoltre, mentre in italiano il soggetto può essere inserito in diversi punti della frase—escluso il caso delle interrogative—in inglese è preferibile inserirlo sempre all’inizio della frase, secondo le regole canoniche.

Phrasal verbs

I phrasal verbs sono il corrispettivo delle espressioni polirematiche o verbi sintagmatici. Ovvero quando si aggiunge un elemento da accostare al verbo che ne cambia in parte o completamente il suo significato.

Prendiamo per esempio il verbo “look”, ovvero “guardare“. Con l’aggiunta di particelle diverse il suo significato può variare così:

Look for = cercare

Look after = accudire, badare a qualcuno

Look forward = non vedere l’ora di…

Ordine tra nome e aggettivo

In italiano, tendenzialmente, l’aggettivo segue subito il nome. Per esempio: “Andrea ha una macchina gialla” e non “Andrea ha una gialla macchina”. In inglese, però, avviene sempre il contrario. Non si dirà “Andrea has a car yellow.” La forma corretta è: “Andrea has a yellow car.”

I falsi amici

Sono tra gli errori più temuti. In sostanza, i “false friends” sono parole della lingua inglese molto simili a parole italiane, ma dal significato completamente diverso. Per esempio: il verbo “to pretend” non significa pretendere, ma “fingere”; la parola “library” non significa libreria, ma “biblioteca”; l’aggettivo “cold” non significa caldo, bensì l’esatto contrario (freddo).  Sono una lista di parole che si imparano con la pratica, quindi non preoccuparti.

Traduzioni letterali

Come per ogni traduzione da una lingua all’altra, le traduzioni letterali non sono mai una buona idea. Un esempio ricorrente, per esempio, è tradurre la frase italiana “sono d’accordo” con “I’m agree”. Sbagliato. La forma corretta è: “I agree.”

Uso delle preposizioni

È una delle questioni più delicate della lingua inglese. Le preposizioni inglesi sono in, at e on. Si usano in maniera diversificata e per tempi e luoghi specifici.

On è usato per date specifiche o per strade e viali:

I was born on the 28th of July 1985

I saw her on the street

At per appuntamenti e orari o per luoghi e posizioni specifiche:

The meeting will be at 11 o’ clock

I met him at the school

In per mesi, anni e stagioni oppure per città e paesi:

My lesson will start in march

I saw her in Rome

Uso dell’articolo “the”

Visto che noi italiani siamo soliti usare dappertutto gli articoli, all’inizio è normale abbondare con l’articolo determinativo “the” anche quando non serve. Sembra quasi naturale tradurre “le persone amano l’arte” con “the people love art”. Ma non è necessario. Gli inglesi dicono semplicemente “people love art”.

Immagine via Flickr