Goffredo Parise, una delle penne più lucide della letteratura italiana

Goffredo Parise, una delle penne più lucide della letteratura italiana

La carriera di Goffredo Parise, nel clamore del mondo letterario italiano, a tratti è passata in sordina: così come il suo straordinario talento per la prosa—così lucida, chiara ed elegante—anche la sua immagine non ha mai avuto bisogno delle luci della ribalta per acquisire spessore e riconoscimento.

Parise scriveva guidato dal piacere e dal bisogno di verità: senza orpelli cervellotici o trovate da trapezista. Il suo intento è riassumibile, come succede per tanti grandi scrittori, attraverso le parole che usò per descrivere qual era il suo metodo di lavoro: “non c’è niente da capire, basta saper guardare.”

Nato a Vicenza l’8 settembre 1929, Goffredo cresce in una situazione familiare ed economica molto complicata. La madre era stata sedotta da un noto medico vicentino già sposato, che dopo la notizia della gravidanza l’aveva completamente abbandonata. Goffredo vive con la famiglia materna, che a causa del fallimento dell’azienda del nonno sopporta lunghi periodi di umilianti dissesti economici.

La vita sociale del piccolo Goffredo è altrettanto travagliata: i compagni di scuola si prendono gioco di lui per la sua condizione di figlio non riconosciuto, e per cercare di proteggerlo da queste angherie la madre lo spinge a una vita solitaria e isolata.

Nel 1937, però, la madre conosce Osvaldo Parise, facoltoso direttore di un quotidiano locale, che dà il proprio cognome a Goffredo e lo instrada verso l’amore per le Lettere.

Dopo il liceo, e il trasferimento della famiglia a Venezia, Goffredo inizia seriamente a scrivere: la casa editrice di Neri Pozza pubblica i suoi primi lavori giovanili, Il ragazzo morto e le comete (1951) e La grande vacanza (1953).

Dopo essersi trasferito a Milano il giovane scrittore inizia a proporsi come collaboratore per vari quotidiani, fra cui il Corriere della sera. Nel frattempo inizia a lavorare per la casa editrice Garzanti, che nel 1954 pubblica Il prete bello: un libro che viene molto criticato dagli intellettuali, ma che rimane uno dei libri più venduti del dopoguerra.

Anche i successivi libri pubblicati per Garzanti ottengono un discreto successo di pubblico: Il fidanzamento (1955), Amore e fervore (1956) e Atti impuri (1959).

Gli anni Sessanta segnano una nuova svolta lavorativa: Parise inizia a collaborare come sceneggiatore con vari registi, fra cui Federico Fellini, partecipando alla sceneggiatura di Otto e mezzo (1963). Nel frattempo la sua attività di giornalista si intensifica: i saggi Cara Cina (1966), Due, tre cose sul Vietnam (1967) e Biafra (1968) sono fra le analisi socio-politiche più illuminanti e rivelatrici del panorama culturale italiano, al pari dei lavori di Tiziano Terzani.

Nei decenni successivi la produzione dello scrittore si fa più diradata, ma questo non significa che la qualità dei suoi lavori sia in calo: le maestose raccolte di racconti Sillabario n.1 (1972) e Sillabario n.2 (1982) sono intervallate dall’ottimo romanzo L’odore del sangue (1979), e da svariati saggi. Fra cui Guerre politiche (1976) e New York (1979).

Dopo l’uscita di Sillabario n.2—considerato il suo massimo lavoro, per quanto riguarda la fiction—Parise si ammala gravemente, e dopo una lunga malattia scompare a Treviso il 31 agosto 1986.

Immagini: Copertina