"Vai con risolutezza verso la tua meta": le splendide lettere di Gramsci al figlio lontano

Carissima mamma, […] non ti avevo ancora scritto che mi è nato un altro bambino: si chiama Giuliano, e mi scrivono che è robusto e si sviluppa bene.

Così Antonio Gramsci annunciava in una lettera alla madre la nascita di “Julik”. Una lettera del 20 novembre 1926, dal carcere. Julik è il figlio che Gramsci non avrebbe mai visto, perché la moglie Julia Schucht, incinta, ad agosto aveva lasciato l’Italia—come molti antifascisti—tornando in Russia con la sorella Eugenia e il primogenito di Antonio, Delio (che aveva 2 anni).

Di lì a poco l’attentato Zamboni e le conseguenti Leggi per la difesa dello Stato avrebbero portato alla soppressione delle opposizioni e all’arresto arbitrario—l’8 novembre— del fondatore del Partito Comunista italiano. La famiglia non si sarebbe più riunita.

Antonio Gramsci, un cervello che non ha mai “smesso di funzionare”

Come sappiamo, la detenzione non spense il cervello di Gramsci com’era nelle intenzioni delle gerarchie fasciste, stando alla nota frase pronunciata dal p.m.—per venti anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare—che forse, però, è un falso storico. I Quaderni dal carcere e le Lettere ai familiari (qui in pdf) mostrano che il cervello di Gramsci continuò a funzionare benissimo ragionando su tanti temi, in particolare il riscatto culturale delle masse popolari, anche quando le malattie di cui soffriva avevano fatto perdere all’uomo il proverbiale ottimismo della volontà.

Tra le lettere ai familiari, tutte interessantissime, ce ne sono alcune particolarmente belle indirizzate ai figli Delio e Giuliano. Gramsci vuole stabilire un dialogo con i figli lontani, e, desiderando capire la loro personalità e partecipare alla loro crescita, si pone come un educatore affettuoso e serio. Le sue sono lettere pedagogiche, amichevoli, mai prive dell’umorismo che caratterizzava il personaggio. Al primogenito scriveva, il 20 maggio 1929:

Ho saputo che vai a scuola, che sei alto ben 1 metro e 8 centimetri e che pesi 18 chili. Penso che tu sei già molto grande e che tra poco tempo mi scriverai delle lettere. […] Così mi dirai se a scuola ti piacciono gli altri bambini e cosa impari e come ti piace giocare. So che costruisci aeroplani e treni e partecipi attivamente all’industrializzazione del paese, ma poi questi aeroplani volano davvero e questi treni corrono? Se ci fossi io, almeno metterei la sigaretta nella ciminiera, in modo che si vedesse un po’ di fumo!

Le lettere di Gramsci al figlio che non aveva mai visto

Gramsci aveva conosciuto Delio, ma non aveva conosciuto Giuliano, che diventerà un musicista e morirà nel 2007. Dal carcere, con ansia di sapere, chiedeva al bambino di scrivergli tanto, affinché potesse immaginarlo il meglio possibile.

Caro, io ti conosco solo per le tue lettere e per le notizie che mi mandano di te i grandi: so che sei un bravo ragazzo, ma perché non mi hai scritto nulla sul tuo viaggio al mare. Credi che non sia stata una cosa seria? Tutto ciò che ti riguarda è per me molto serio e mi interessa molto. […] Se vuoi farmi un piacere, dovresti descrivermi una tua giornata, da quando ti levi dal letto fino a quando la sera ti riaddormenti. Così io potrò immaginare meglio la tua vita, vederti quasi in tutti i tuoi movimenti.

Antonio vuole sapere tutto da Giuliano. Come va lo studio del violino, vuole vedere i suoi disegni, sapere dei suoi giochi e dei suoi viaggi. Il 22 luglio 1935 gli scriverà:

Caro Julik, hai visto il mare, per la prima volta. Scrivimi qualche tua impressione. Hai bevuto molta acqua salata facendo i bagni, hai imparato a nuotare? Hai preso dei pesciolini vivi o dei granchi? Io ho visto dei ragazzetti che prendevano dei pesciolini nel mare con un mattone bucato (ad aria). Ne avevano riempito un secchiello.

Lo rimprovera se non gli scrive come promesso. Anche i rimproveri di Gramsci però terminano con un invito a dialogare.

Si vede che sei un po’ disordinato e che dimentichi ciò che era per te un impegno. Ormai sei un ragazzo già grandetto e devi avere un certo senso di responsabilità. Che ne pensi?

Julia Schucht con i figli Delio e Giuliano nel 1930. Via.

Julia Schucht con i figli Delio e Giuliano negli anni ’30. Via.

“Caro Julik, come va il tuo cervellino?”: i consigli di un padre per conquistare la passione per lo studio

Lo studio, la ricerca della disciplina e della bussola interiore sono gli argomenti cari al padre.

Caro Julik, come va il tuo cervellino? […] Mi domandi ciò che mi interessa di più. Devo rispondere che non esiste niente che ‘mi interessi di più’, cioè che molte cose mi interessano molto nello stesso tempo. Per esempio […] mi interessa che tu studi bene e con profitto, ma anche che tu sia forte e robusto e moralmente pieno di coraggio e di risolutezza. Ecco quindi che mi interessa che tu riposi bene, mangi con appetito ecc.

Tutto è collegato e intessuto strettamente e se un elemento del tutto viene a mancare o fa difetto, l’intero si spappola. Perciò mi è dispiaciuto che tu abbia scritto di non poter rispondere alla questione se vai con risolutezza verso la tua meta, che in questo caso significa studiar bene, essere forte ecc. Perché non puoi rispondere, se dipende da te il disciplinarti, il resistere agli impulsi negativi ecc.?

Ti scrivo seriamente, perché vedo che tu ormai non sei più un ragazzino, e anche perché tu stesso una volta mi hai scritto che vuoi essere trattato con serietà. A me pare che tu abbia molte forze latenti nel cervello; la tua espressione che non puoi rispondere alla domanda significa che rifletti e sei responsabile di ciò che fai e scrivi. Eppoi, si vede anche dalla fotografia che ho ricevuto che c’è molta energia in te.

Evviva Julik! Ti voglio molto bene.

“Quando giochi pensi a ciò che hai studiato o quando studi pensi al gioco?”

Un’altra bellissima lettera a Giuliano è contenuta nell’Albero del Riccio, raccolta di “favole epistolari” scritte da Gramsci nel periodo di lunga detenzione. Una lettera pedagogica da manuale: esigente, empatica.

Carissimo Giuliano,
ti faccio tanti auguri per l’andamento del tuo anno scolastico. Sarei molto contento se tu mi spiegassi in che consistono le difficoltà che trovi nello studiare. Mi pare che se tu stesso riconosci di avere delle difficoltà, queste non devono essere molto grandi e potrai superarle con lo studio. Questo non è sufficiente per te? Forse sei un po’ disordinato, ti distrai, la memoria non funziona e tu non sai farla funzionare? Dormi bene? Quando giochi pensi a ciò che hai studiato o quando studi pensi al gioco? Ormai sei un ragazzo formato e puoi rispondere alle mie domande con esattezza.

Che cos’è un privilegio

La lettera è anche istruttiva: contiene una descrizione precisa e sintetica di cos’è un privilegio.

Alla tua età io ero molto disordinato, andavo molte ore a scorrazzare nei campi, però studiavo anche molto bene perché avevo una memoria molto forte e pronta e non mi sfuggiva nulla di ciò che era necessario per la scuola: per dirti tutta la verità debbo aggiungere che ero furbo e sapevo cavarmela anche nelle difficoltà pur avendo studiato poco.
Ma il sistema di scuola che io ho seguito era molto arretrato. Inoltre la quasi totalità dei condiscepoli non sapeva parlare l’italiano che molto male e stentatamente e ciò mi metteva in condizioni di superiorità perché il maestro doveva tener conto della media degli allievi e il saper parlare l’italiano era già una circostanza che facilitava molte cose (la scuola era in un paese rurale e la grande maggioranza degli allievi era di origine contadina).

Carissimo, sono certo che mi scriverai senza interruzione e mi terrai al corrente della tua vita.

Ti abbraccio. Antonio.

Come va il tuo cervellino? è il titolo di una piccola antologia di lettere—consigliatissima—pubblicata da L’Orma editore. Qui trovi i Quaderni dal carcere, di cui è uscita per Einaudi un’antologia efficace, Pensare la democrazia. Qui L’albero del riccio, e qui le Lettere dal Carcere di Antonio Gramsci.

Immagine: Copertina