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Il "coraggio" del Gruppo '63: gli scrittori che rivoluzionarono la letteratura italiana

C’è stato un tempo—oggi sembra molto lontano, visto il nostro difficile rapporto con i libri—in cui la letteratura, la pittura, la critica, la filosofia occupavano uno spazio importante all’interno del dibattito italiano. Era un periodo vivo, fatto di sperimentazioni, di divergenze, di riviste. Erano gli anni ’60.  

Tra i gruppi più importanti della neoavanguardia, si potrebbe anche dire la sua massima espressione, c’è il Gruppo ’63.

Come è nato il Gruppo ’63

Nasce a Palermo proprio in quell’anno, all’interno, paradossalmente, di un festival musicale. Segno di un rapporto forte e fertile che allora c’era tra scrittori, musicisti e anche pittori. Ma come si forma il gruppo?

In principio era Il Verri… la rivista fondata a metà degli anni ’50 da Luciano Anceschi, sulla quale scrivevano giovani intellettuali “desiderosi di cambiamento”. In quegli anni, in Sicilia, si teneva un festival dedicato alle sperimentazioni musicali. Tanti i nomi illustri, tra cui Berio. Un anno si decise di invitare alla successiva edizione anche gli scrittori; e così si pensò alla rivista di Anceschi. Quei giovani intellettuali però non volevano, né potevano, chiamarsi “quelli del Verri”. E così si inventarono il nome: Gruppo ’63

Da questa genesi si capisce quanto il sentimento di cambiamento fosse già presente nel Gruppo. Già sulle pagine del Verri. E non solo, nel 1961 venne pubblicato da Einaudi il libro “Novissimi” che comprendeva poesie di alcuni autori che faranno poi parte del Gruppo ’63. Giuliani, Pagliarani, Sanguineti e Balestrini. A cui poi si aggiungeranno Spatola, Celli, Eco, Vassalli, Arbasino, Barilli, Del Buono, Scabia, Rosselli, Celati e molti altri, più o meno ai margini.

L’obiettivo del Gruppo ’63

Gli scrittori all’interno del Gruppo volevano in sostanza distruggere o quanto meno frantumare i modelli tradizionali tipici degli anni precedenti. Siamo in un periodo complesso per l’Italia, che dopo gli anni del boom si sarebbe presto immersa in una parentesi di grandi cambiamenti politici e sociali, in un clima anche di tensione e di violenza. In un momento “di passaggio” come lo erano gli anni ’60 il gruppo di scrittori sentì il bisogno di “ripensare” la letteratura. Visto anche quello che stava succedendo fuori dai confini nazionali. In Francia c’era Tel Quel, mentre in Italia c’erano i “soliti” Calvino, Moravia, Vittorini. Bisognava lavorare per realizzare qualcosa di dirompente.

I cambiamenti sociali che si stavano mettendo in mostra necessitavano però di un’altra schiera di intellettuali più sensibili. Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani, due dei maggiori esponenti del Gruppo ’63, hanno ricordato:

Di fatto dietro a questa sigla c’era un movimento spontaneo suscitato da una vivace insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: opere magari anche decorose ma per lo più prive di vitalità. 

Questi scrittori usarono allora il linguaggio con le sue “infinite potenzialità” per realizzare una poetica nuova. Inaudita. Sperimentale. Un linguaggio “caotico” che riproducesse “l’oggettività delle cose”.

Senza possedere un manifesto, i membri del Gruppo ’63 erano liberi di muoversi. Raggiungendo spesso e volentieri il limite della leggibilità. 

La potenza del linguaggio

Gli scrittori del Gruppo ’63 proponevano una letteratura che facesse a meno del romanzo, della narrativa, della psicologia. Una letteratura fatta di illuminazioni e frammenti. Il linguaggio aveva una funzione “sovvertitrice nei confronti della razionalità borghese”, come ha scritto Giovanni Raboni.

Ogni testo prodotto dai componenti del Gruppo veniva poi dibattuto. Tanti erano i convegni pubblici per fare il punto sullo stato della letteratura. Non mancarono quelli ad alta tensione. Non venivano risparmiate critiche, anche feroci e talvolta ingiuste, a scrittori esecrabili per il solo fatto di essere “riconosciuti”. Come Cassola, Bassani o PratoliniI dibattiti avvenivano anche su alcune riviste. “Quindici”, diretta da Alfredo Giuliani, sarà la più longeva, uscendo fino al 1969. Da segnalare anche “Malebolge” e “Grammatica”.

Il Gruppo ’63 si scioglierà definitivamente nel 1967. Troppe le idee conflittuali all’interno del gruppo. Una parentesi letteraria che oggi viene criticata per l’eccessivo cerebralismo, ma che rappresenta ai nostri occhi un momento rivoluzionario di dibattito e di confronto di testi che difficilmente si rivivrà nel nostro Paese.

ritorna mia luna in alternative di pienezza e di esiguità
mia luna al bivio e lingua di luna
cronometro sepolto e Sinus Roris e salmodia litania ombra
ferro di cavallo e margherita e mammella malata e nausea
(vedo i miei pesci morire sopra gli scogli delle tue ciglia)

Da Laborintus di Edoardo Sanguineti

Per approfondire

Alcuni testi per approfondire: Gruppo 63. Critica e teoria di Barilli e Guglielmi. E Gruppo ’63. Istruzioni per la lettura di Francesco Muzzioli. Se vuoi leggere invece un’opera scritta secondo lo spirito del Gruppo ’63, puoi leggere Il giuoco dell’oca di Sanguineti. Su “La Repubblica” si trova, invece, una bella intervista a Umberto Eco, una delle personalità più influenti all’interno del Gruppo ’63.

Immagine di copertina | Umberto Eco