La guerriera vichinga che per 130 anni gli archeologi hanno creduto un uomo

La guerriera vichinga che per 130 anni gli archeologi hanno creduto un uomo

All’interno dello studio della storia se ne dipana un altro, più circoscritto, che a noi interessa molto, ed è quello che riguarda le donne. Per molto tempo lontane dai riflettori della popolarità, nelle università, nella musica, nella medicina, nel cinema, nella poesia e in tantissimi altri campi.

Le loro storie ci aiutano però a comprendere da una parte le numerose difficoltà e ostacoli che hanno dovuto superare, dall’altra quanto i nostri preconcetti rendano lontana una parità tra i sessi. Un esempio lampante è la recente “riscoperta” di una tomba vichinga.

Della suggestiva cultura vichinga (di cui qualche tempo fa abbiamo approfondito la vita quotidiana, dopo il ritrovamento di una cassetta degli attrezzi su un’isola danese) abbiamo un’informazione in più che capovolge le nostre credenze.

In quella che oggi è la Svezia sudorientale, si trova il complesso archeologico di Birka (Patrimonio dell’umanità negli anni Novanta). Il sito è importantissimo perché testimonia la civiltà vichinga e la sua elaborata rete commerciale lungo il nord Europa e la sua influenza in Scandinavia. In questo sito, a metà dell’Ottocento venne trovata una tomba che conservava resti di un guerriero vichingo sepolto insieme a un’ascia, una lancia, arco e frecce, un coltello da battaglia, due scudi e due cavalli.

Per più di 130 anni si è pensato che questo antico guerriero, sicuramente appartenente a un alto rango, fosse un valoroso uomo. Ma un esame del DNA nelle ossa ha rivelato qualcosa di ben diverso: si tratta di una donna.

vichinga, scoperta, archeologia

“Fino ad ora [la tomba] era stata considerata una sorta di ideale di sepoltura vichinga”, ha detto l’archeologo della Baylor University, Davide Zori: “Un nuovo studio colpisce al cuore le interpretazioni archeologiche che abbiamo sempre costruito sulla base della nostra idea di quali fossero i ruoli di genere”.

Lo studio “rivoluzionario” è stato pubblicato sull’American Journal of Physical Anthropology. L’ipotesi era già stata avanzata qualche anno fa, nel 2014, dalla ricercatrice Anna Kjellström, archeologa dell’università di Stoccolma che aveva notato delle anomalie nelle ossa pelviche e nella mandibola dello scheletro. Gli studi della ricercatrice non vennero però presi seriamente dalla comunità scientifica.

In alcuni testi antichi, però, si parlava di donne guerriere, nelle saghe vichinghe non era raro imbattersi in “giovani donne scudo” che avevano scelto di combattere, ma si credeva fosse soltanto un abbellimento mitologico.

vichinga

Dopo le ricerche di Anna Kjellström, è subentrata un’altra donna, Charlotte Hedenstierna-Jonson, dell’università di Uppsala, a far definitivamente chiarezza. Ha estratto diversi frammenti dai resti per analizzare il DNA mitocondriale e non ha trovato nessun cromosoma Y nelle ossa. Inoltre i resti appartengono a una sola persona, quindi non c’è possibilità di confusione. Il guerriero era una donna.

Nel suo grembo sono stati trovati anche delle pedine, il che fa pensare si potesse trattare di un’esperta di tattica, rivestendo un ruolo da leader e di comando. Una persona molto rispettata nella comunità.

Questa scoperta capovolgerebbe completamente l’idea che avevano gli esperti del ruolo delle donne in epoca vichinga; ma quello che è ancora difficile stabilire con certezza è se questa donna-guerriera vichinga fosse una norma o un’eccezione. Potrebbe infatti non essere un caso aver trovato una donna guerriera a Birka, che al tempo era nota per la sua cultura “molto aperta”.

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