Zelda: la musa che ha incarnato

Zelda: la musa che ha incarnato "l'età del jazz"

La storia della letteratura è piena di amori contrastanti e sofferti che hanno segnato le opere degli autori: e fra questi c’è sicuramente quello fra Zelda Sayre Francis Scott Fitzgerald, il romanziere americano divenuto celebre grazie a capolavori come Il grande Gatsby e Tenera è la notte.

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La figura di Zelda nel corso del tempo è divenuta quasi iconica: simbolo, insieme al marito, degli anni Venti, incarnò anche uno dei primi prototipi di Flapper—donne emancipate con atteggiamenti mascolini—divenendo così anche una figura importante per il femminismo.

Nata e cresciuta in Alabama, uno stato conservatore nel sud degli Stati Uniti, fin da giovane si distinse per il suo carattere irrequieto e anticonformista. Amante dell’arte e della danza, era solita creare scalpore perché ballava il charleston—una forma di ballo considerato immorale all’epoca—e indossare abiti aderenti color carne.

Conobbe il futuro marito a una festa, e da subito Fitzgerald rimase abbagliato da questa donna così bella e dal carattere libero. Tanto da plasmare uno dei personaggi del libro Di qua dal paradiso sulla sua figura. I due si sposarono il 3 aprile 1920 e da subito divennero la coppia più nota del panorama letterario di New York.

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I loro eccessi e la loro vitalità—uniti al grande successo che stava riscuotendo il primo romanzo di Scott—contribuirono a trasformare i Fitzgerald in un fenomeno di costume e di gossip. Zelda esercitava un potere magnetico sul marito che continuava a prendere spunto dai suoi atteggiamenti per delineare personaggi nei suoi romanzi. Era una vera e propria musa, e incarnava l’anima “dell’era del jazz“.

Nell’aprile del 1924 la coppia si trasferì in Francia, come molti altri artisti americani, spinti dal fervore artistico di Parigi e dalla convenienza economica. Ma è in questo periodo che iniziano i loro problemi matrimoniali: mentre Scott è assorto nella scrittura di Gatsby, Zelda si invaghì di un uomo, provocando gelosia e rancore nel marito.

Questo episodio diede vita a una crisi matrimoniale che si prolungò per anni, fra furiose liti e periodi di melanconia, e che vide affacciarsi l’ombra della malattia mentale su Zelda.

Di natura ossessiva e nevrastenica, negli anni di Parigi la donna si era inizialmente appassionata alla pittura, ma in seguito decise di intraprendere una carriera come ballerina, dedicando alla danza tutto il suo tempo e la sua attenzione. Gli scarsi risultati ottenuti, però, la gettarono in una forte depressione che la condusse per la prima volta in un sanatorio di Parigi, nel 1930.

A seguito della morte del padre, la malattia mentale di Zelda si aggravò, ma questo la spinse verso la scrittura. Nel 1932 venne infatti pubblicato il suo primo, e unico, romanzo: Lasciami l’ultimo valzer. Il libro racconta le vicende di Alabama Beggs, alter ego dell’artista, e nonostante lo scarso successo ottenuto all’epoca, rimane a oggi una delle testimonianze più sentite e incisive di quella che Hemingway—amico della coppia—descrisse come “la generazione perduta“.

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L’opera è inoltre simbolica del passaggio esistenziale di Zelda da “musa” a “donna indipendente”: le tematiche intime, che descrivevano aspetti privati del loro matrimonio, indispettirono Fitzgerald, che la spinse a rimaneggiare il libro. Ma questo lavoro la convinse comunque a ricercare ancora di più quell’autonomia e quella libertà d’espressione che aveva inseguito per tutta la vita, e che la trasformarono, anni dopo, in uno dei primi simboli del movimento femminista.

I coniugi Fitzgerald si lasciarono definitivamente dopo una vacanza a Cuba, nel 1938 logorati dai vari litigi e dal clima che si era creato attorno a loro. Secondo molti, infatti, il carattere volubile e incontenibile di Zelda aveva contribuito a esaurire il talento del marito, che in quel periodo affrontava grandi delusioni professionali.

Dopo la morte di Scott—avvenuta nel 1940— la donna cominciò a fare avanti e indietro dai manicomi, mentre cercava disperatamente di sistemare le bozze dell’ultimo romanzo dell’ex marito, Gli ultimi fuochiMorì la notte del 10 marzo 1948, durante un incendio che colpì il sanatorio in cui si trovava. La riscoperta dei suoi lavori, sia pittorici che letterari, avvenne circa 30 anni dopo: quando il suo talento dolente e sconfitto venne riconosciuto dalla critica internazionale.

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