Harold Bloom: il critico che ha stabilito il canone della letteratura

Harold Bloom: il critico che ha stabilito il canone della letteratura

La funzione della vera critica è trasmutare le opinioni in conoscenza. Questo è il mio lavoro.

Con questa frase, mutuata dal critico Samuel Johnson, Harold Bloom ha cercato di spiegare il mestiere del critico letterario. Essendo forse il più grande esponente mondiale di questo ambito, Bloom si è sempre dovuto scontrare con le avversità di esporsi riguardo ai canoni della scrittura di valore.

Durante la sua lunga carriera di accademico e di critico, infatti, ha spesso stroncato opere ritenute comunemente di grande valore. E si è sempre distinto per un’aspra critica verso gli scrittori contemporanei. La sua ricerca si è sempre concentrata sul concetto di “sublime“. Ovvero innalzare quelle opere che, prescindendo dalle contingenze, fossero meritevoli di “immortalità”. E per farlo ha realizzato diversi libri in cui spiega quali sono le caratteristiche più importanti che deve avere uno scrittore: fra cui spicca soprattutto Il canone occidentale. Forse la sua opera critica più famosa.

Harold bloom, chi è

Il celebre critico ha sempre coltivato un amore sconfinato per la letteratura. Fin da bambino imparava a memoria le poesie di Stephen Crane, e leggeva tutto quello su cui riusciva a mettere le mani. Soprattutto i grandi classici. Così decide fin dall’adolescenza di dedicare tutta la sua vita allo studio della letteratura.

Dopo aver conseguito il dottorato, inizia a insegnare discipline classiche all’università di Yale. Diventando addirittura professore emerito—la più alta onorificenza accademica americana—e distinguendosi per grandi opere di analisi. Soprattutto riguardo all’esegesi nelle opere della letteratura ebraica classica.

Alla fine degli anni Settanta entra in forte contrasto con il mondo accademico americano. Secondo il suo parere, il politicamente corretto e l’estrema vena estetica che stava assumendo la critica metteva a repentaglio il vero senso della letteratura. Gli scrittori scrivono per tramandare dei valori e trasmettere le loro coscienze, non per realizzare giochi stilistici e manifesti politici.

Quello che interessa veramente a Bloom nella letteratura è il sublime. Quelle opere fuori dal tempo che fondano una cultura, e che innalzano l’animo umano. Per questo ha sempre privilegiato le opere classiche rispetto alle novità o alle mode: perché, come sostiene egli stesso, “non si possono equiparare i sonetti ai fumetti”.

Il canone occidentale

Con questa opera, uscita negli Stati Uniti nel 1994, Bloom stigmatizzò tutto il suo credo letterario. Fin da subito, il libro suscitò molto clamore in ambito accademico. Bloom attraverso il suo lavoro aveva tentato di individuare gli autori che avevano plasmato la cultura occidentale. Studiandone poi l’opera approfonditamente. Dei 26 autori scelti, non ce n’era neanche uno ancora in vita.

Ma non solo: nella lista completa—che includeva fra gli altri Shakespeare, Dante, Cervantes, Freud e Tolstoj—c’erano soltanto tre donne. Jane Austen, Virginia Woolf ed Emily Dickinson. Ma soprattutto non c’era neanche un autore di colore. Fin da subito moltissimi lo accusarono di essere un conservatore, e di avere una visione limitata della letteratura. Ma Bloom ha sempre sostenuto di essersi semplicemente limitato ad analizzare la portata delle opere, e non l’identità di chi le aveva realizzate. Il politicamente corretto non doveva far parte del bagaglio di un critico.

Il punto focale dell’opera critica di Bloom è il concetto di memoria. In un affastellarsi confusionario e incessante di eventi storici e sociali, quali sono le opere che resistono, e perché? Leggendo Il canone occidentale si comprende che dietro le scelte di Bloom—che magari possono apparire un po’ stringenti—esiste comunque un’argomentazione filosofica.

Osservando bene la lista dei 26 autori scelti, non si può effettivamente trovarne uno che non sia stato un titano della letteratura. E che non abbia segnato in modo permanente la letteratura occidentale.

L’avversione per le mode letterarie

Un tratto distintivo di Harold Bloom, e che gli ha spesso attirato le antipatie del mondo editoriale, è la sua avversione per molti autori di solito apprezzati e incensati. Come ad esempio Jonathan Franzen e David Foster Wallace, per dirne due—ma in realtà la lista è lunghissima.

L’opinione su questi scrittori è netta: sono delle perdite di tempo, che non posseggono nessun tipo di messaggio significativo da lasciare al lettore. I loro romanzi sono semplici esercizi formali, fini a se stessi.

Perché dovrei perdere tempo con questi libri, se posso leggere Dante Alighieri?

Gli unici scrittori contemporanei che Bloom apprezza sono Philip Roth, Thomas Pynchon, Don DeLillo e Cormac McCarthy. Questi, però, li considera degni di di entrare a far parte pienamente del canone occidentale, ritenendo ad esempio Meridiano di sangue degno di un classico come Moby Dick.

Gli autori italiani

Ovviamente i grandi scrittori amati da Bloom non si limitano ai 26 individuati nel suo libro. Quelli sono gli autori “fondamentali”, ma sotto di essi ci sono molti esponenti della “scrittura sublime”. E fra questi ce ne sono anche molti italiani.

Come ad esempio Pirandello, D’Annunzio, Ungaretti, Montale, Calvino, Pavese, Levi, e molti altri. Nelle sue opere, Bloom cita come necessari almeno 21 scrittori italiani.

Consigli per approfondire

Le opere critiche di Bloom sono tutte piuttosto complesse e incentrate sui singoli autori. Quindi è necessario che il lettore abbia ben presente la materia prima di cominciare un saggio di Bloom. Ma il Canone Occidentale è un libro che può essere apprezzato anche da chi non conosce pienamente gli autori citati. Quindi il nostro consiglio è di iniziare con questo saggio, e poi proseguire con Il canone americano, che si concentra maggiormente sulla letteratura statunitense.

Immagini: Copertina