Ad Harvard sono conservati 2500 pigmenti da tutto il mondo

Ad Harvard sono conservati 2500 pigmenti da tutto il mondo

All’interno dell’università di Harvard c’è un “angolo magico” che riapre dopo alcuni mesi al pubblico. Si tratta dello Straus Center for Conservation and Technical Studies, un dipartimento di restauro.

I visitatori possono assistere al lavoro dei restauratori ma anche passare in rassegna più di 2500 pigmenti raccolti all’interno del centro. I pigmenti sono conservati in bottiglie di tintura e sistemati all’interno di teche. Ricordano fiale mediche.

Si tratta della collezione di pigmenti iniziata dall’ex direttore del museo, Edward Forbes, a cavallo del ventesimo secolo. Forbes ha raccolto i campioni durante i suoi molteplici viaggi in giro per il mondo. Ci sono pigmenti rari e suggestivi, come quelli appartenenti agli scavi di Pompei e i rari lapislazzuli trovati in Afghanistan.

Ogni volta che ripartiva da un viaggio, Forbes portava un po’ di colore con sé. Come ad esempio i pigmenti giapponesi raccolti nel 1930 e addirittura il “giallo indiano”, un pigmento creato dall’urina di mucche nutrite soltanto con foglie di mango. Quest’ultimo è un colore rarissimo, perché la sua produzione è stata interrotta a causa dei suoi effetti nocivi sulla salute degli animali.

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L’interesse di Forbes sui pigmenti è nato da un quadro del 14esimo secolo, “La Madonna col Bambino e Santi” che aveva, al momento del suo acquisto, i colori deteriorati. Forbes comincia da lì a interessarsi al cromatismo.

Oggi la fondazione continua il lavoro di Forbes aggiungendo nuovi pigmenti che sono comparsi sul mercato negli ultimi 70 anni, inclusi i sintetici.

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Se non si ha in programma un viaggio a Boston, sul sito della fondazione è possibile compulsare il database completo di Forbes, pigmento per pigmento.

Immagini via Facebook