Hieronymus Bosch: il più ironico e visionario pittore del Rinascimento

Hieronymus Bosch: il più ironico e visionario pittore del Rinascimento

Latrano, vomitano, addentano, sbavano, infilzano, dilaniano, succhiano, e sbranano: così come noi ci sbraniamo giorno e notte, a vicenda, magari senza saperlo.

Con queste parole, lo scrittore Dino Buzzati descriveva le creature ritratte nei dipinti di Hieronymus Bosch. Uno dei pittori più riconoscibili del periodo rinascimentale. I suoi quadri, infatti, si discostavano molto dalle tematiche care all’Umanesimo europeo dell’epoca. E avevano caratteristiche singolari, che lo rendevano quasi unico.

Dai tratti spesso ironici e visionari, le sue opere mettevano in scena l’intera complessità della condizione umana. Ma soprattutto la perdita di umanità dovuta al vizio sfrenato, seguendo le dottrine religiose allora molto sentite nell’Europa settentrionale. Bosch aveva un potere così evocativo, che secondo alcuni anticipava molte delle tematiche della psicanalisi.

Le origini e l’apprendistato di Bosch

Come molti aspetti della vita e delle opere di Bosch, anche la datazione della sua nascita non è certa. Si ritiene che sia nato fra il 1450 e il 1455‘s-Hertogenbosch. Una città nel sud dei Paesi Bassi. La sua era una famiglia di pittori. Lo furono, infatti il nonno Jan, il padre Anton, e due dei suoi fratelli.

Il padre era il pittore di maggior rilievo di tutta la provincia, e la sua bottega serviva il patriziato locale e la famosa chiesa di San Giovanni di Tilburg. Fu nella bottega paterna, quindi, che Bosch apprese i fondamenti della tecnica pittorica. I primi lavori su commissione firmati—di restauro ai dipinti originariamente dipinti dal padre—sono databili attorno al 1480, e documentati da certificati di acquisto della confraternita di Nostra Diletta Signora.Di cui successivamente lo stesso Bosch entrò a far parte.

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La carriera e la confraternita della Nostra Diletta Signora

Fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta—probabilmente dietro la spinta del padre, che voleva affinarne la tecnica—compì alcuni viaggi per imparare le tecniche della xilografia e della miniatura gotica: è in questi anni, che il giovane Bosch mette a punto i rudimenti del suo personalissimo stile.

Coniugato nel 1481 con Aleid van de Meervenne, una borghese altolocata che vari possessi terrieri, per alcuni anni Bosch potette affrancarsi dall’impresa familiare, lasciando i fratelli a mandare avanti la bottega, mentre lui lavorava alle sue prime opere private nel suo studio casalingo (sono i primi anni della sua produzione riconosciuta). Alla morte del fratello Goessen, però, tornò ad occuparsi della bottega di famiglia. E grazie alle conoscenza altolocate—soprattutto dovute alla confraternita della Nostra Diletta Signora, di cui faceva parte—riuscì ad allargare il suo giro d’affari e di appalti al di fuori della signoria locale.

Grazie al rapporto con la confraternita, inoltre, Bosch entrò in contatto con molti testi che ne amplificarono le tematiche. Testi alchemici, religiosi, astrologici, e saggi sulla natura dei sogni. Che segnano fortemente la sua opera. Muore a ‘s-Hertogenbosch, il 9 agosto 1516.

Le prime opere

la prima parte della produzione di Bosch è databile nel decennio che va dal 1480 al 1490. E già dai primi dipinti si possono notare i grandi temi della pittura di Bosch: le tematiche religiose, e le pulsioni umane vissute come peccato e quindi decadimento dell’anima. Realizzate con uno stile che si fa via via sempre più riconoscibile.

I dipinti che rappresentano meglio questo periodo sono l’Estrazione della pietra della follia (1480), L’Epifania (1485), Crocifissione con donatore (1483), il Trittico del Carro di fienoe forse la sua opera più famosa, il Trittico del Giardino delle delizie (1490, anche se di diffide datazione).

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Quest’ultima opera rappresenta una specie di compendio della produzione di Bosch. L’intento dell’artista era quello di rappresentare la storia dell’umanità tramite la dottrina cristiana medievale: la nascita della vita (se i tre pannelli sono chiusi, si può vedere il mondo subito dopo l’atto della creazione), il giardino dell’Eden, lo sviluppo delle passioni umane, e il decadimento della società nelle brutture del vizio. Le tavole contengono innumerevoli riferimenti biblici e simbolici.

La produzione centrale

Fra il 1490 e il 1500, Bosch realizza altri grandi opere, che amplificano la portata onirica e simbolica della sua produzione. Di questo periodo fanno parte capolavori come Nave dei folli (1494), Morte di un avaro (1494), San Giovanni a Patmos e storie della Passione (iniziato nel 1489), San Cristoforo (1496), San Girolamo in preghiera (1494), il Trittico degli eremiti (1493), e soprattutto la Salita al Calvario (1498).

Sono gli anni in cui Bosch realizza le opere più legate alla codificazione delle vite dei santi e dei martiri: dipinti che contengono al loro interno continui riferimenti al sacrificio religioso, e alla perdizione della condizione umana. Ma sempre con un tocco di grottesco e ironia di fondo.

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Gli ultimi anni

L’ultimo periodo della produzione di Bosch va dal 1501, fino al 1516, anno della morte. Di questo periodo fanno parte opere fondamentali—che si contraddistinguono talvolta dalle precedenti per l’utilizzo di tonalità più cupe—come il Trittico delle Tentazioni di sant’Antonio (1501), l’Incoronazione di spine (1508), il Venditore ambulante (1510), il Giudizio universale (1508), e una seconda Salita al Calvario (1513).

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