HOPP SUISSE!, il documentario sull’avventura sportiva di una nazionale di senzatetto

HOPP SUISSE!, il documentario sull’avventura sportiva di una nazionale di senzatetto

La diffusione del calcio, oggi, sembra muoversi in due direzioni opposte: da una parte è diventato lo sport più seguito al mondo e dall’altra, con il giro economico che ne è conseguito, si è snaturato perdendo di vista quello che in fondo è stato e sempre sarà: un aggregatore sociale. Che sia una palestra o un campo d’erba, praticare uno sport vuol dire prima di tutto annullare le proprie idiosincrasie, le proprie debolezze emotive, le differenze sociali ed etniche.

Oggi però, il calcio che conta, che vediamo in tv o seguiamo allo stadio, schiaccia questa dimensione essenziale, ma per fortuna, ogni tanto, qualcuno viene a ricordarcelo. È il caso di HOPP SUISSE!, un documentario girato dal giornalista Daniel Bilenko e prodotto dalla RSI, Radiotelevisione Svizzera.

Il titolo si riferisce all’incitamento dei tifosi della nazionale elvetica durante le partite di calcio, ma in questo caso è preso in prestito per parlare di un’altra nazionale, di un’altra realtà: quella degli emarginati.

Nelle città di Basilea, ZurigoBerna, da anni, si praticano partite di street-soccer, una variante ridotta del calcio a 11, i cui giocatori sono senzatetto, richiedenti asilo, ex tossicodipendenti, alcolisti, ecc. Uomini e donne con un passato e un presente difficili che si sono rivolti allo sport per andare oltre.

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Il documentario, trasmesso dalla televisione svizzera (e che puoi vedere qui), racconta la preparazione di un gruppo di calciatori del Canton Ticino che si allenano per essere selezionati per la nazionale dei senzatetto. Soltanto tre dei calciatori di questa scuola potranno partecipare all’annuale Homeless World Cup che si terrà ad Amsterdam. Un evento a cui partecipano 50 paesi.

L’associazione che segue da vicino questi ragazzi è Azatlaf, il cui fondatore è Ivan Gentizon, ex giocatore di calcio professionistico. Un lavoro che l’associazione tutta svolge con professionalità ed empatia.

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“Lo sport”, dice Gentizon mentre si dirige al campo per annunciare le convocazioni nazionali ai calciatori: “è un impulso che a loro serve per realizzare altre cose nella vita“. Nei momenti tra un allenamento e l’altro, i calciatori si aprono alla telecamera raccontandosi senza filtri: “La depressione“, dice uno di questi: “è una cosa che devi provare sulla tua pelle, perché non è facile da spiegare”.

Tra i tre ragazzi scelti per andare al mondiale c’è Julien. Alla fine del documentario confessa apertamente il motivo per cui ha deciso di giocare a calcio e la sua risposta ci spiazza per la sua onestà: “Perché la vita mi fa paura e ho bisogno di amore“. Di storie così nel documentario ce ne sono, un ragazzo che partecipa al torneo dice: “Abbiamo tutti problemi, diverse storie, ma stessi problemi“, ma grazie a iniziative di questo tipo “torneranno a casa cambiati”.

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Il documentario sarà proiettato a Roma il 27 maggio all’interno del festival organizzato da Calcio Solidale, “Terzo Tempo“. Tutte le informazioni, in continuo aggiornamento, le puoi trovare qui.

Immagini via REC