Ibsen inventò il teatro moderno regalandoci grandi personaggi femminili

Ibsen inventò il teatro moderno regalandoci grandi personaggi femminili

Insieme a Čechov e Strindberg, il norvegese Henrik Ibsen è stato un fondamentale autore di teatro alle soglie della modernità. Considerato anzi da alcuni—benché legato ancora a una concezione di spettacolo dai caratteri “classici”: degli individui agiscono sulla scena come nella vita, invitando il pubblico all’identificazione catartica con l’eroe o l’eroina—il padre del teatro moderno: forse per via del suo sguardo disincantato, ancora attuale, sul conformismo degli individui e sulle ipocrisie della società. E, forse, anche per la forza di carattere dei suoi personaggi femminili. Come Nora in Casa di Bambola—considerato da molti un’opera femminista ante litteram—o Hedda Gabler.

Il naturalista Ibsen ha scavato nell’animo dei suoi personaggi con inedito realismo, e proprio dalla sarcastica spietatezza verso i suoi personaggi—i suoi eroi sono spesso degli sconfitti—emerge la sua pietà per la fragilità della natura umana e i suoi ideali spesso fasulli.

Via WikipediaCommons.

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Figlio di un ricco commerciante impoveritosi improvvisamente. Appassionato di medicina e assistente farmacista dal 1843 al 1847. Poeta esordiente nel 1849, e—acuto osservatore del mondo umano circostante—autore teatrale a partire dai 23 anni, Ibsen iniziò la sua densissima attività teatrale intorno al 1850.

Da “Peer Gynt” a “Spettri” a “Hedda Gabler”: le grandi opere di Ibsen

Aveva un grande amore per l’Italia. Dal 1861 viaggiò molto nella penisola. Dove nel 1864 scrisse il noto dramma romantico Peer Gynt. Reso ancora più celebre dalle musiche di scena di Edvard Grieg. Visitò Venezia. Genova. Livorno. Milano. Ischia e Sorrento. E soprattutto l’amata Roma, dove avrebbe risieduto a lungo. Scrisse in una lettera:

Come è magnifica la natura quaggiù, è un’armonia indescrivibile nelle forme e nei colori. Talora me ne sto mezze giornate disteso tra le tombe della via Latina o sull’Antica via Appia e credo che si tratti di un ozio che non è proprio una perdita di tempo.

Ibsen scriverà in Italia anche il capolavoro Casa di bambola (1979), incentrato sulla ribellione all’ipocrita marito della moglie-bambola-bambina Nora. E il successivo Spettri (1881)—una tragedia greca in veste di dramma familiare moderno, fra colpe ereditarie, aspri dilemmi morali, personaggi che finiscono letteralmente pazzi—talmente critico nei confronti del costume borghese, che fu rifiutato in patria e debuttò a Chicago. Seguono i celebri Un nemico del popolo e L’anitra selvatica. E soprattutto il bellissimo Hedda Gabler, storia sordidissima culminante in una doppia morte violenta, imperniata su un grandioso personaggio femminile “negativo”. Nella foto sotto, la grande Maggie Smith nei panni della bovaristica femme fatale Hedda.

Casa di bambola: un capolavoro del teatro moderno

La frivola—forse solo in apparenza—Nora è la vezzeggiata “lodoletta” di suo marito Torvald, avvocato che lavora in banca. Lei ha accettato di commettere un illecito: affinché Torvald possa curarsi da una grave malattia, si è fatta prestare dei soldi, a insaputa del marito, da un procuratore arrivista, collega Torvald, che minaccia di rivelare tutto se non otterrà avanzamenti di carriera. Quando lo strozzino rivela la verità a Torvald, questi, per paura di perdere la reputazione, praticamente ripudia Nora, giudicandola anche indegna di accudire i figli, benché lei avesse commesso il gesto solo per amore del marito.

Grazie al pentimento dello strozzino e al fatto che un’amica di Nora si sia offerta di sposarlo, l’incresciosa situazione rientra. Torvald, reputazione al sicuro, immediatamente “perdona” la sua lodoletta Nora, tornando a vezzeggiarla.

Le rivela così la sua autentica natura. Di fronte a questa esibizione di ipocrisia, non c’è più alcuna possibilità di intesa. Nora  abbandona il tetto coniugale.

Tu non pensi e non parli come l’uomo di cui possa essere la compagna. […] Placata l’angoscia per la tua sorte […] io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Ascolta, Torvald: ho capito in quell’attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli […] Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!

Casa di bambola è un’opera femminista?

Antonio Gramsci in una recensione del 1917 scrisse che nel personaggio di Nora—Eleonora Duse nella prima rappresentazione italiana—poteva vedersi un’elevazione morale della donna dal suo ruolo obbligato nella società del tardo Ottocento: Nora era una “sorella spirituale del proletariato femminista”. Questa interpretazione, scandalosa per il 1879, vigorosa ai tempi del giovane Gramsci, e ancora oggi tutto sommato giustamente accreditata, è per così dire la vulgata sull’argomento “Casa di bambola”.

Ma Nora, in quanto personaggio sfumato e di non facile interpretazione, come altre eroine di Ibsen, ha ricevuto anche altre interpretazioni. Come quella di Roberto Alonge, che ha considerato quasi un mito la netta visione femminista del personaggio.

Per quanto infatti l’abbandono del tetto coniugale giustificato dal bisogno di indipendenza da parte di una donna fosse un fatto ai limiti dell’inconcepibile nell’ambito del “salotto borghese” ritratto da ibsen, è appunto nell’ambito di quel “salotto borghese” globalmente criticato in Casa di bambola che la figura di Nora si inscrive tutta intera. Sorgono dunque alcune domande, tutte sollecitate dal testo.

Quanto è solidale, Nora, con l’orizzonte morale della società a cui si ribella? Il suo disprezzo del marito non potrebbe essere il disprezzo per un uomo che non ha saputo padroneggiare la sua “allodola” fino in fondo? Quanto viene davvero rifiutato da Nora il ruolo di moglie-madre, considerando che, pur sapendo cosa sia il lavoro perché da giovane ha fatto la copista (guadagnandosi la vita “come un uomo”, dice), alla fine non mostra comunque il desiderio di emanciparsi attraverso il lavoro?

Indubbiamente la grandezza di Ibsen sta anche nel saper distribuire luci e ombre nei suoi personaggi. Ed è per questo che ci appassiona tanto ancora oggi.

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"In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, in redazione alziamo il sipario sui nostri drammaturghi preferiti" ??? Cecilia Mariani ha scelto un classico di Ibsen, quel "Casa di bambola" che ancora si conferma di estrema modernità e vanta allestimenti in tutto il mondo e in tutte le lingue. Di questa edizione Mondadori (un dono graditissimo!) le piace molto la veste grafica, che esalta il lato domestico di una vicenda matrimoniale apparentemente rassicurante in cui tutto andrà presto in frantumi. Siete d'accordo? ☕ ? #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #teatro #giornatamondialedelteatro #casadibambola #ibsen #henrikibsen

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Immagine di Copertina di Vilhelm Hammershoi, via WikimediaCommons