I protagonisti del Grande Lebowski ricordano il film vent'anni dopo

I protagonisti del Grande Lebowski ricordano il film vent'anni dopo

Con una vivace sala da bowling ammantata delle note di The man in me di Bob Dylan—un luogo dell’anima, direbbero a scuola—iniziava un film culto degli anni ’90, Il grande Lebowski dei fratelli Coen. Un film che nel 2018 compie vent’anniJohn Goodman, Steve Buscemi e Jeff Bridges—alias WalterDonny e Drugo, il trio di inetti e irresistibili “freak brothers” protagonisti della storia, si sono ritrovati in una chiacchierata di mezz’ora, intervistati, come vedi nel video qui sotto, dal giornalista della NBC Harry Smith. A ricordare tutto il possibile sul film. E fa un certo effetto rivederli insieme vent’anni dopo, a constatare che sembra e non sembra che siano passati vent’anni.

Jeffrey Lebowski ‘in arte’ Drugo, il perdigiorno sbandato e saggio in scarpette da scoglio che con una canna in una mano e un White Russian nell’altra viene fatalmente distolto dall’amata pista da bowling, e sballottato di qua e di là all’inseguimento di una preziosa valigetta—fra magnati del porno, pittrici d’avanguardia, poliziotti reazionari, improbabili “nichilisti”—in una parodia di una detective story in cui “nessuno è quello che sembra” (meno che mai il suo omonimo Lebowski, finto miliardario paralitico), è ormai un pezzo di cultura americana e di storia del cinema.

Anche se il film, come ricordano i protagonisti, non fu un successo immediato. Né di pubblico né di critica—Roger Ebert con la solita lungimiranza lo apprezzò subito. E, inizialmente, fu più visto in Europa. Dopo qualche anno era di culto anche negli Stati Uniti. Buscemi ricorda ragazzi del college andare da lui e confessare di aver visto il film almeno una decina di volte.

Da quel momento, la comunità di appassionati ha iniziato a giocare con le interpretazioni di un film che del resto è a sua volta un gioco. Avanzando le consuete teorie sui personaggi. Jeff Bridges ricorda l’ipotesi, ovviamente negata dai Coen, che Donny, con cui Drugo interagisce poco, sia solo un frutto dell’immaginazione di Walter.

Una decina di anni fa, poi, dalla “filosofia” di Jeff Lebowski è scaturito un vero e proprio culto religioso—tra il Buddismo Zen, lo stoicismo, ed Eraclito sotto anfetamine. E oggi ci sono migliaia di preti del dudeismo che, non potendo vantarsi di aver scritto la bozza del Manifesto di Port Huron come il loro ispiratore, professano il verbo del Drugo in modalità “metodo sticazzi”. La  formula fondamentale ovviamente è quella pronunciata da Jeff Bridges con le birre in mano, e riecheggiata dal cowboy, nel finale del film.

The Dude Abides.

Drugo sa aspettare.

Devi proprio dire tutte quelle parolacce, Drugo?

La conversazione dei tre attori con l’intervistatore spazia dalle prime impressioni ai ricordi più divertenti. Dalla conta dei fuck” sganciati nel corso del film—addirittura 275. Alla rievocazione di un cast straordinario anche nei ruoli minori. Dal latino Jesus (John Turturro), il pederasta schifato da Walter e concorrente del torneo insieme al pacioso compare Liam.

Allo straniero interpretato da Sam Elliott. E Larry, il ragazzino che secondo Walter ha rubato i soldi della valigetta. Marty, il padrone di casa ballerino di Drugo. Il pornografo Jackie Treehorn (Ben Gazzara). E, tra quelli non ricordati da loro, Brandt, il maggiordomo interpretato da Philip Seymour Hoffman.

Si passa poi ai ricordi delle impressioni successive alla prima lettura della sceneggiatura, che pareva, ricorda Bridges, “una trascrizione di improvvisazioni”.

Una roba scatenata, strana e divertente

la definisce Buscemi, che però ricorda anche che, fino alla lettura della scena della morte di Donny, che lo commosse, il film non voleva farlo: perché non riusciva a capire il senso del suo personaggio, continuamente bullizzato da Walter.

E gli aneddoti spassosi. Bridges ricorda che i Coen adoravano Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers che interpretava uno dei Nichilisti. E che, quando nella scena della rissa Flea viene colpito da una palla da bowling di Walter (nel video sopra), iniziarono a riprenderlo per una manciata di minuti mentre strisciava e si contorceva a terra, continuando a dire: questo deve essere il trailer.

Per finire con le teorie degli attori sui personaggi da loro stessi interpretati. Secondo John Goodman, Walter, benché non faccia che parlare del Vietnam, non c’è mai stato. E Jeff Bridges si spiega la psicologia di Drugo e il suo stile di vita col fatto che, secondo lui, proviene da una famiglia molto ricca.

Qual è la battuta più bella del Grande Lebowski?

Il grande Lebowski è costellato di sequenze indimenticabili. Contenenti raffiche di battute che oggi diventerebbero facilmente ciascuna un meme. Come questa. O questa. E naturalmente questa. Battute fulminanti, John Goodman ne ricorda tante a memoria: perfino quelle pronunciate dagli altri (come Julianne Moore che dice: “Non sia faceto, Jeffrey”).

Forse la sequenza più divertente ricordata dai tre nell’intervista è quella della più divertente tra le incomprensioni di Donny. Quando durante il torneo Drugo, raccontando a Walter l’intrigo in cui è stato coinvolto, cita confusamente Lenin, e Donny, che ogni volta non comprende di cosa parlino gli altri due, capisce Lennon, e Walter si incavola.

In originale fa ancora più ridere perché invece che Obladì Obladà—che tra l’altro è una canzone del solo McCartney— si cita I am the Walrus, canzone ‘senza senso’.

Ma i tre protagonisti del Grande Lebowski, chiede infine l’intervistatore, ogni tanto Il grande Lebowski lo guardano? John Goodman:

Di solito non rivedo mai i film in cui recito. Ma Il grande Lebowski è un’eccezione. Ogni tanto devo rivederlo, perché… mi piace troppo.

E se è così per lui, figurarsi per noi.

Immagine: Copertina