L'inconscio: l'epocale intuizione di Sigmund Freud

L'inconscio: l'epocale intuizione di Sigmund Freud

Siamo abituati a sentir parlare di Sigmund Freud soprattutto in relazione alle sue teorie sul complesso di Edipo. E sui disturbi della sfera sessuale. Ma in realtà nella psicodinamica contemporanea la maggior parte di queste sue teorie sono ormai superate. Il grande apporto, immortale ancora oggi che Freud ha portato alla causa della psicoanalisi, è la scoperta scientifica dell’inconscio.

Ovvero, in parole semplici, che una parte importantissima della nostra personalità agisce e condiziona il nostro comportamento anche se non supera la barriera della coscienza. E quindi che non è controllabile razionalmente o conoscibile, se non attraverso, appunto, l’analisi guidata.

Le teorie sull’incoscio prima di Freud

La teoria dell’inconscio di Freud va inserita in una precisa cornice storica. Quella che viene definita “crisi della ragione“, a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Fu grazie a questo passaggio storico fra la figura dell’uomo moderno e quella dell’uomo contemporaneo che il grande psicologo austriaco poté sistematizzare le sue teorie sull’inconscio.

Esatto, sistematizzare. Perché in realtà di teorie filosofiche non strutturate scientificamente ne esistevano molte già da tempo. Creare una cornice di tipo clinico a questo grande tema è stato il più grande successo di Freud.

Il primo filosofo ad aver concretizzato un discorso filosofico sull’inconscio è stato Leibniz. Prima di lui, l’intero processo che portava al comportamento era addossato alla facoltà del pensiero cosciente. Leibniz invece evidenziava l’esistenza di “percezioni insensibili” o “piccole percezioni” che compartecipavano a guidare il nostro comportamento.

E da allora, fino a Freud, sono stati molti i pensatori che hanno contribuito a saggiare questa parte del sapere. Da Fichte Schelling, da SchopenhauerNietzsche, passando anche per scrittori come Dostoevskij.

Ma è stato, come abbiamo detto fino ad ora, Freud a dare un inquadramento clinico dell’inconscio. A cercare di spiegare cioè, per primo, come funziona. Da cosa secondo lui era formato, e come si poteva “leggere”. La psicoanalisi—branca della psicodinamica—è nata proprio così.

L’inizio dei suoi studi e le teorie

Non bisogna lasciarsi traviare dal fatto che gran parte delle teorie fattive di Freud riguardo al modo in cui l’inconscio si concretizza nella vita delle persone sia di natura sessuale. Le sue teorie erano figlie di un’epoca e di un paese in cui la repressione sessuale era molto forte. Quando si tenta di capire l’influsso che questo pensatore ha avuto sulla nostra società, ci si deve concentrare sul sistema con cui aveva studiato l’inconscio.

Innanzitutto va osservato che per Freud l’inconscio era l’espressione di una delle tre parti fondamentali della psiche umana, l’Es. Aveva infatti individuato tre luoghi (topoi) della psiche: l’Es, l’Io e il Super Io. L’Es è l’insieme caotico e turbolento delle pulsioni, e la volontà di ottenere soddisfazione mediante ogni azione. Perché è governato dal principio del piacere.

E sono proprio le pulsioni a rappresentare i contenuti dell’inconscio. Da queste si deve partire per capire cosa si nasconde nell’inconscio. Questi contenuti sono rimossi dal Super Io dell’individuo, la parte che domina il comportamento “sociale” dell’uomo, e quindi non affiorano mai alla coscienza. Ma la loro esistenza condiziona comunque in modo netto il modo in cui una persona si comporta, e se vengono troppo “strozzati”, secondo Freud provocano dei disturbi di natura mentale.

Lo scopo della psicoanalisi

Freud giunse ai prodromi di queste sue teorie, poi, ampliate e arricchite, grazie ai suoi studi di medico sull’isteria. Confluiti poi nel volume Studi sull’Isteria del 1895. Secondo l’analisi dei suoi casi, i disturbi di isteria non erano di natura organica, ma frutto di un conflitto psichico bloccato fra la parte ipercosciente delle pazienti, e il loro inconscio.

Questa intuizione, rilavorata all’infinito da Freud, ha avuto un impatto enorme. E lo ha portato a studiare nel particolare il modo in cui i suoi pazienti rimuovevano certe esperienze dalla loro memoria, o a come si rapportavano ai sogni che avevano durante la notte, o ai pensieri che avevano quando la mente “fluttuava”. Per questo aveva un’ossessione per i sogni e le libere associazioni.

Il suo scopo, e quello di tutti gli psicologi di scuola dinamica dopo di lui, è sempre stato quello di scoprire cosa si nasconde sotto il pelo d’acqua della coscienza. Là dove ci sono i blocchi che nascondono le pulsioni e i desideri più irrefrenabili.

Se vuoi approfondire le teorie di Freud sull’inconscio, e sul modo in cui le pulsioni sommerse possono creare conflitti nella psiche, puoi leggere alcuni dei suoi libri in cui viene trattato l’argomento. Progetto per una psicologia scientifica, L’interpretazione dei sogni e Totem e tabù.

Immagini: Copertina