La cocciniglia: l'insetto che ha cambiato il mondo dell'arte

La cocciniglia: l'insetto che ha cambiato il mondo dell'arte

Nonostante nell’antico testamento il rosso fosse considerato il colore del peccato, fino al XVI secolo i pittori europei bramavano le colorazioni di questo tipo. Soprattutto perché ottenere delle pigmentazioni di rosso più acceso era veramente raro. Fu un insetto mesoamericano a rivoluzionare l’utilizzo del colore rosso, che ha regalato ai pittori i pigmenti del vermiglio.

Celebre, ad esempio, è l’utilizzo del rosso vermiglio da parte di Caravaggio. Un pigmento che gli consentiva di sfruttare anche meglio la sua capacità di inserire i giochi di lucentezza nei suoi dipinti. Ma è proprio il mondo dell’arte stessa che non sarebbe stato lo stesso senza questo insetto. La cocciniglia.

Il colore più difficile

Fino alla scoperta della cocciniglia, i tintori e i pittori avevano sempre fatto una fatica estrema a ottenere delle colorazioni di rosso acceso. Per lungo tempo, la tipologia di rosso più comune utilizzata in Europa era stata quella denominata “rosso turco“. Perché proveniva dai mercanti dell’Impero Ottomano. Che utilizzavano la radice della pianta Rubia tinctorum. Ma era un colore che non otteneva la giusta vivacità, perché per farlo attecchire sulle tele e sui tessuti serviva una lavorazione che lo sbiadiva molto.

Per lungo tempo, poi, si utilizzavano miscele di colore a base di una particolare lumaca, la Murex Altispira. Ma il rosso che si otteneva da questa miscela era piuttosto scuro, e tendeva al viola. Si utilizzavano anche particolari licheni che all’apparenza avevano un colore rosso acceso, ma che poi sui materiali tinteggiati risultava più simile all’arancione scuro o al marrone chiaro.

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Incredulità di San Tommaso di Caravaggio. via

Il rosso vermiglio, insomma, era una vera ossessione per chiunque commerciasse o lavorasse con i pigmenti di colore. In ogni mercato si dava la caccia a radici, licheni, o insetti che potessero dare una risposta. Per diverso tempo, ad esempio, si è utilizzato quello che veniva chiamato “rosso armeno“. Un rosso saturo acceso, ma che costava moltissimo e non riusciva comunque a raggiungere la gradazione del vermiglio.

La cocciniglia

I popoli mesoamericani che abitavano la parte meridionale del Messico utilizzavano un insetto, la cocciniglia, per tinteggiare già del 2000 a.C. Stando alle ricostruzioni dell’esperta tessile messicana Quetzalina Sanchez, gli indigeni di Tlaxcala e Oaxaca avevano strutturato dei veri e propri sistemi d’allevamento per questi insetti. E il pigmento che si otteneva dalla loro lavorazione veniva usato per diversi scopi. Pitture e murales, tintura dei tessuti, e persino per la creazione di medicinali naturali.

Quando i conquistadores raggiunsero questa parte del Paese, si trovarono di fronte al tesoro che i pittori e i tintori europei sognavano da secoli. Importarono le cocciniglie in Europa nel 1523. E già nella seconda metà del sedicesimo secolo il rosso vermiglio era diventato uno dei colori più importanti della pittura europea. Lo utilizzavano pittori come Caravaggio, o Pieter Paul Rubens.

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Giuditta e Oloferne. via

Nel quadro Incredulità di San Tommaso di Caravaggio, ad esempio, si può notare benissimo come le vesti dei protagonisti siano interamente realizzate utilizzando questo colore. Una caratteristica che si può osservare anche in svariati quadri del grande artista italiano. Come ad esempio nei tre diversi dipinti di San Girolamo in meditazione. O nel sangue e nel panneggio di Giuditta e Oloferne.

Un solo insetto, insomma, fu in grado di condizionare buona parte dell’arte pittorica successiva al sedicesimo secolo. Come si può evincere anche da una mostra che è stata in esposizione fino a febbraio a Città del Messico. La mostra si intitolava “Rosso messicano. La cocciniglia nell’arte“. E ripercorreva appunto la storia di questo piccolo insetto nella storia artistica mondiale.

Immagine di copertina |San Girolamo in meditazione, Caravaggio, 1605