Quando Carmelo Bene era la voce di Oscar Wilde: le

Quando Carmelo Bene era la voce di Oscar Wilde: le "interviste impossibili"

Nel biennio 1973-1975 furono messe in onda sulla seconda rete di Radio Rai decine di colloqui fantastici fra un vivo e un morto. Tra un “intervistatore” d’eccezione e un “intervistato” ancor più singolare.

“A” e “B”, come li definirà Giorgio Manganelli—fra i protagonisti del progetto—erano uno scrittore italiano—ad esempio Italo Calvino, Umberto Eco, Alberto Arbasinoe il fantasma di un personaggio storico, più o meno lontano nel tempo, o di un personaggio di invenzione. A questi ultimi davano voce grandissimi attori: come Paolo Poli, Carmelo Bene, Adriana Asti. Stiamo parlando delle spassose “interviste impossibili”.

Piacevoli, divertentissimi confronti in cui la letteratura—attraverso la tecnica dell’intervista, “impossibile” anche perché all’epoca di molti degli intervistati il giornalismo non esisteva—si piega verso il teatro. Un teatro astratto, senza limite temporale, che talvolta approda alla parodia del dialogo filosofico.

Aggiornate e riprese, fino a oggi, su riviste, o su un palco, nella forma di spettacolo dal vivo, le “interviste impossibili” si sono rivelate un format di illimitata validità. La storia, del resto, offre un catalogo inesauribile di personaggi da conoscere e riconoscere. Come nel caso delle interviste impossibili, in maniera non pedante, colorita, o dissacrante.

82 personaggi in cerca di autore

Curate da una storica funzionaria ai programmi RAI, Lidia Motta Doglio, le interviste realizzate furono ben 82.

Aggirandosi in una bizzarra landa dei morti, un candido intervistatore si imbatte di volta in volta in personaggi sognanti, ironici, irritati e irritanti, inviperiti. Nostradamus svela i suoi pensieri sulla fine del mondo. Eusapia Palladino trova imbarazzante, per una medium, la condizione di “trapassata”. Marco Polo confessa di aver inventato quello che riporta nel “Milione”. Epicuro si arrabbia, manuali filosofici alla mano, per l’uso improprio del termine “epicureo” nei tempi moderni. Giovanni Pascoli, fra “pio pio” e suoni di campana, è un rintontito. Beatrice non vuole rotture di scatole: Dante, lei, non l’ha mai conosciuto. Con Oscar Wilde è impossibile anche solo iniziare una conversazione: parla solo per aforismi.

In una puntata da ascoltare per intero, L’imperatore atzeco Montezuma (Carmelo Bene), crepuscolare e oracolare, prima spiega a Calvino il pensiero magico, poi gli offre “lezioni di civiltà”.  

[Montezuma] La vostra civiltà del moto perpetuo non sapeva ancora dove stava andando—come oggi non sa più dove andare—e noi, la civiltà della permanenza e dell’equilibrio, potevamo ancora inglobarla nella nostra armonia.
[Calvino] Era tardi! Avreste dovuto essere voi Aztechi a sbarcare presso Siviglia, a invadere l’Estremadura! La storia ha un senso che non si può cambiare!
[Montezuma] Un senso che gli vuoi imporre tu, uomo bianco! Altrimenti il mondo si sfascia sotto i tuoi piedi. Anch’io avevo un mondo che mi reggeva, un mondo che non era il tuo.

Le interviste impossibili: grandi autori e grandi attori

Giorgio Manganelli è l’autore più prolifico, scrisse dodici interviste. Umberto Eco ne realizzò sette. Alberto Arbasino sei, Guido Ceronetti cinque e Nelo Risi quattro, come Edoardo Sanguineti. Italo Calvino tre interviste (tra cui l’Uomo di Neanderthal), come Luigi Malerba e Vittorio Sermonti. Due Andrea Camilleri (una, a Federico II di Svevia, scritta e mai registrata), così come Oreste Del Buono. Una Leonardo Sciascia. Poi ci sono Fabio Carpi, Raffaele La Capria, Maria Luisa Spaziani e molti altri: qui trovi un elenco completo delle puntate.

Grandissimi gli attori: oltre a Carmelo Bene, che interpreta molti personaggi, ci sono Paolo PoliPaolo Bonacelli, Laura Betti, Romolo Valli, Roberto Herlitzka, Milena Vukotic, Rossella Falk, Adriana Asti e altri.

Ci sono anche i due artisti più geniali della Roma barocca fra gli intervistati. Francesco Borromini (Herlitzka) e Gian Lorenzo Bernini (Eros Pagni), lo sculture dell’Estasi di Santa Teresa.

L’intervistatore “imbranato”

Una caratteristica delle interviste è la goffaggine dell’intervistatore. Soprattutto nelle puntate di Arbasino, divertenti e sofisticate. L’impacciato sembra capitare come per caso davanti al personaggio. Lo cerca senza trovarlo (come nel caso dell’eccentrico sovrano Ludovico II di Baviera). Esordisce con ambigua ingenuità, come nell’intervistaD’Annunzio (“Caro immaginifico!”).

La studiata naïveté dell’inviato stralunato imbecca il defunto illustre, e gli permette di prendersi la scena. Così inizia il colloquio fra Camilleri e il poeta Stesicoro:

[Camilleri] Ci siamo spinti fin quassù per incontrare uno dei più grandi poeti dell’antichità, colui che per primo diede un ordine formale al coro e il cui canto epico venne paragonato a quello di Omero: Stesicoro. Greco di Sicilia, nato verso la fine del VII secolo avanti Cristo a Imera o a Matauros, non si sa bene… Anzi, se lei, maestro, volesse cogliere quest’occasione per chiarire definitivamente quale città le abbia dato i natali…

[Stesicoro] A Catania…

[Camilleri, subito entusiasta, interrompendo] A Catania?! Ma è magnifico! Questa è una notizia inedita che sconvolge, vero…

[Stesicoro] Se tu non mi lasci finire di parlare, figlio mio, il nostro discorso invece di andare avanti si mette a camminare all’indietro come il cordaro. Volevo dire che mentre a Catania, dove solo qualche volta misi piede, m’hanno dedicato una piazza, Imera o Matauros non esistono manco più. Che importanza ha dove sono nato? Greco di Sicilia: dicesti bene. E questo basta.

Qui trovi 68 interviste impossibili. Manganelli pubblicò le sue in “A e B”: oggi confluite in questo libro Adelphi. Una selezione dei testi fu pubblicata nel 1975-76 da Bompiani. L’edizione integrale delle 82 interviste è uscita una decina di anni fa per Donzelli.  Al centro romano WEGIL, dove è in corso una mostra di Steve McCurry, è appena iniziato un ciclo di interviste impossibili live.

Immagini: Copertina