Le splendide foto del popolo Inuit alla metà del secolo scorso

Le splendide foto del popolo Inuit alla metà del secolo scorso

Richard Harrington (1911-2005), nato a Amburgo, immigrato in Canada negli anni ’20, dopo aver lavorato brevemente come tecnico radiologo si diede alla fotografia documentaria. Viaggiò in più di cento Paesi. Realizzò migliaia di reportage. E, con 24 libri fotografici pubblicati, diventò uno dei più importanti fotografi canadesi.

Nel 1947 si recò a Inukjuak. Un villaggio all’estremo nord del Canada (Nord-du-Québec). Ciò alimentò il suo desiderio di esplorare più a fondo l’Estremo Nord del Paese. Le distese della tundra e del permafrost di là della linea degli alberi, dove vivevano i vari gruppi inuit. Nell’arco del successivo decennio vi fece altri cinque viaggi.

Durante uno di questi, compiuto su incarico della rivista Life, scattò le fotografie che lo avrebbero reso celebre.

Gli splendidi scatti

Nel 1950 era arrivato in slitta in quello che oggi, a ovest della Baia di Hudson, è il territorio autonomo del Nunavut—significa “la nostra terra” in Inuktitut, lingua delle popolazioni native. Lì, partendo da Arviat e inoltrandosi verso l’interno, giunse nella piccola località di Padlei. Dove erano stanziati gli inuit Padleimiut. Che, ai tempi della Quinta Spedizione Thule condotta da Rasmussen, neanche vent’anni prima, erano stati denominati “Caribou Eskimo”. Erano più o meno 300 persone. Nomadi, cacciatori e pescatori, la sopravvivenza dei Padleimiut si basava quasi esclusivamente sulla caccia del caribou.

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▫ Photographer © RICHARD HARRINGTON 'The Family of Man' – part one – : is one of the greatest (if not THE greatest) photography exhibitions of the world, curated by the Maestro Edward Steichen. It ran from 1955, (starting in the Museum of Modern Art NYC 'MoMA'), up to 1973 and went over a periode of 8 years, to all the major Art cities of the world, with almost 10 million people visiting. 508 photos (handpicked by Edward Steichen himself, from over two million submitted photos) from 68 countries, 273 photographers. The exhibition was a celebration of the human experience and the universality of men. All human boxes were ticked like birth, love, joy, happiness, illness, war, death and privation. ▫ The exhibition is now permanently installed at the Clervaux museum in Luxembourg, after it did a 'final-round-the-world tour in 1992, showing in toulouse, Tokyo and Hiroshima, taking 50.000 visitors on its way. To be continued….. ▫ ▫ post: Inuit Mother Caresses Her Child in Igloo, Padleimut Tribe, N.W.T.," Credit © Canadian photographer Richard Harrington, 1950. ▫ ▫ curator: EDWARD STEICHEN ▫ ▫ ▫ ▫ ▫ #photooftheday #picoftheday #photography #photographer #photographers #Berlin #germany #photographyislife #photographybusiness #photographers #photographyart #documentary #photographersoninstagram #photoblog #photoblogging #photoblogger #storyteller #lensculture #documentaryphotography #photojournalism #streetphotography #street #thefamilyofman #edwardsteichen #richardharrington

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Harrington scoprì che i Padlei erano alla fame. Perché i caribou, che ogni anno, avvicinandosi l’estate, migrano al nord per brucare la tundra, avevano cambiato rotta. “Al momento, la situazione è spaventosa”, scriveva nel suo diario. “I cani stanno morendo ovunque. Quelli che restano sono pelle e ossa. Tremano… questo significa che i Padlei non possono più spostarsi per cacciare”.

Durante le settimane successive, si spostò lui in cerca di cibo, kerosene, e fiammiferi. Li aiutò in prima persona. E portò testimonianza del fatto. Le sue foto che ritraevano i Padlei in difficili condizioni di vita spinsero la popolazione canadese a prendere atto del problema. La foto che vedi sopra, una delle più note della storia della fotografia, è considerata la “Madonna con bambino” canadese.

Più in generale, comunque, l’insieme delle foto di Harrington agli inuit, comprese quelle realizzate a Puvirnituq allo scultore locale Charlie Sivuarapik e alla sua opera, sono il grande documento storico di un modo di vita praticamente scomparso. Sono state acquisite anche dal MoMA.

Gli inuit

Tra gli inuit, che insieme agli Yupik (che parlano una lingua diversa) formavano la coppia di gruppi etnici definita—secondo un esonimo dispregiativo fatto risalire per paretimologia a un’espressione che significa “mangiatori di carne cruda”—Eschimesi, i Padleimiut erano un sottogruppo degli inuit del Canada settentrionale. Differenti da altri gruppi inuit, come i Kalaallit della Groenlandia, per tradizioni di vestiario, per l’utilizzo costante delle slitte trainate dai cani, per gli igloo.

Fino a qualche decennio fa infatti gli inuit, popolo di cacciatori e pescatori composto di famiglie poco numerose che d’estate vivevano in tende, durante l’inverno vivevano negli igloo, case a base circolare foderate in pelle di animale, coperte da una cupola realizzata con blocchi di ghiaccio, a cui si accedeva da un corridoio anch’esso di ghiaccio.

Forti di una grande spirito di adattamento dovuto anche alla capacità di realizzare attrezzi e utensili servendosi di materiali naturali, gli inuit sono stati sempre un popolo libero, lontano dall’idea di possesso—per quanto riguarda sia i beni materiali che le persone—e un popolo animista, in cui lo sciamano (spesso donna) è in grado di cadere in trance e comunicare con la dea Sedna.

La cultura inuit oggi è minacciata dal mutamento delle condizioni di vita dovuto ai cambiamenti climatici, allo sfruttamento delle risorse ambientali da parte di altri paesi, all’influsso dello stile di vita occidentale. E purtroppo, come spesso accade, tendiamo a prenderne atto con quel fatalismo che sempre nasconde la nostra indolenza mentale: forse è inevitabile.

Se le foto dell’articolo ti sono piaciute, il libro di Richard Harrington che dovresti procurarti è The inuit: Life as it was. Si trova usato. In questa pagina puoi scoprire qualcosa di più sulla cultura inuit

Immagine: Copertina