Le cinque invenzioni famose che non hanno reso ricchi i loro ideatori

Le cinque invenzioni famose che non hanno reso ricchi i loro ideatori

Non importa chi sei, quanti anni hai, cosa fai, se la tua idea è davvero valida, potrebbe cambiare la routine quotidiana di ogni singolo cittadino del mondo. Bisogna solo lavorarci con dedizione, come per esempio è successo a Mark Zuckerberg, Larry PageSergey Brin Jeff Bezos. Si tratta dei creatori di Facebook, Google e Amazon, che grazie alle loro invenzioni sono riusciti a guadagnare grosse cifre. Ma non per tutti è andata così.

Molti strumenti, cibi, utensili che adoperiamo abitualmente, infatti, sono stati creati da altrettanti menti dall’acume spiccato. Solo che, nel loro caso, non ne hanno ricavato nulla o davvero ben poco. Ecco alcuni esempi.

Le patatine in busta

Le patatine che sgranocchi sul divano o a un aperitivo sono nate per dispetto nel 1853. A voler essere precisi, alla Moon Lake House della città di Saratoga Springs. Lì, in cucina—infuriato a causa delle lamentele per delle “patatine grandi e mollicce” da parte di un cliente—George Crum, lo chef, decise di servirgliele sottilissime e croccanti. Inaspettatamente, però, al cliente piacquero molto e anche a quelli a seguire. Così Crum decise di chiamarle Saratoga Chips e di servirle dentro una ciotola su ogni tavolo del suo nuovo ristorante. Unico problema: si scordò di brevettare la ricetta. E sempre più aziende e locali iniziarono a soffiargli l’idea.

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Il web

Che il web sia nato al Cern di Ginevra nel 1989 è storia nota, meno quella del suo inventore: Tim Berners Lee. Fu lui, infatti, dopo aver ideato un sistema di diffusione dati interno, a proporre di “creare uno spazio comune dove mettere le informazioni a disposizione di tutti”, chiamandolo world wide web.  Peccato che come Crum, Tim non abbia mai brevettato la sua invenzione.

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I fiammiferi

Al momento della loro invenzione, quasi nessuno sapeva che l’ideatore dei fiammiferi moderni fosse John Walker. A parte alcuni amici e clienti del chimico che iniziò a venderli dal 1827 in poi. Compresa la portata della creazione, molti colleghi cercarono quindi di spingere Walker a brevettare l’invenzione e farla sua. Si rifiutò tutte le volte. Così, solo dopo la sua morte, nel 1859, si seppe su larga scala che a scatenare quella piccola rivoluzione planetaria fosse stato lui.

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Tetris

È il videogame intramontabile, sempre attuale, tanto da aver venduto oltre 70 milioni di copie dal 1984 a oggi. Il suo creatore Alexey Pajutnov, però, prima di ottenerne la paternità ha dovuto faticare molto. A quel tempo, infatti, essendo russo e sotto il regime sovietico, la sua invenzione passò subito sotto la proprietà dello Stato, e solo nel 2004 è finalmente riuscito ad apporre la sua firma sul gioco che aveva diffuso la Nintendo. Ma senza ottenere grossi risarcimenti.

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Il mouse

Lo inventò nel 1964 Douglas Engelbart, ma solo per ottimizzare il suo lavoro al computer e senza dar peso alla genialità del marchingegno. Cosa che fece, invece, la SRI, la società per cui lavorava che—dopo avergli soffiato il brevetto—lo vendette per 40mila dollari dell’epoca alla Apple. Cifra di cui Engelbart non vide, ovviamente, mai un centesimo.

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