In una lettera privata di Newton calcolò la data della fine del mondo

In una lettera privata di Newton calcolò la data della fine del mondo

Sembra assurdo ma nella storia dell’umanità c’è sempre stato un bisogno recondito di credere alla fine del mondo. In ogni epoca del passato, uno dei nostri antenati si è cimentato a trovare la chiave che sciogliesse una volta per tutte l’enigma.

Accadde in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripeté l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro, che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo.

Così scriveva il grande filosofo Kierkegaard in Aut-Aut. A proposito della fine del mondo. Ma chi crede che “pensare all’Apocalisse” sia un lavoro da filosofi poeti si sbaglia.

Anche la scienza e alcuni dei suoi maggiori esponenti ne sono rimasti affascinati. Certo, da una parte riecheggiano ancora all’orecchio le parole di Margherita Hack a proposito della fine del mondo annunciata per il 2012: “Una bischerata“.

Ma dall’altra, ad occuparsi di questa bischerata, c’è stato anche un suo esimio collega.

La lettera di Isaac Newton sulla fine del mondo

Anche Isaac Newton, uno dei più importanti uomini di scienza di tutti i tempi, il padre della fisica moderna, è rimasto affascinato dall’idea apocalittica. Anzi, ha fatto di più. Ha provato a calcolare la data esatta dell’Apocalisse.

In una lettera datata 1704, conservata all’Università di Gerusalemme, Isaac Newton basa i suoi calcoli sulla lettura del libro del profeta Daniele. Il libro è ritenuto uno dei più difficili della Bibbia. Vista la mole di simbolismi e visioni fantastiche scritte in un linguaggio orfico.

Newton analizza in particolare il passo di Daniele 12:7:

Udii l’uomo vestito di lino, che stava sopra le acque del fiume. Egli alzò la mano destra e la mano sinistra al cielo e giurò per colui che vive in eterno dicendo: “Questo durerà un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo; e quando la forza del popolo santo sarà interamente spezzata, allora tutte queste cose si compiranno”.

Come è stata calcolata la data dell’Apocalisse?

Questa è la semplificazione del calcolo di Newton. “Un tempo” equivale a un anno, e durante l’epoca di Daniele un anno era costituito da 360 giorni. “Dei tempi” sarebbero invece due anni. I giorni devono poi essere trasformati in anni, e Newton ottiene così il numero 1260 che datandolo all’anno della fondazione del Sacro Romano Impero ha come risultato 2060.

Quell’anno ci sarà la tanto temuta Apocalisse dove assisteremo alla “rovina delle Nazioni malvagie, alla fine del pianto e della sofferenza e dove finalmente gli ebrei si libereranno dalla schiavitù per fondare un prospero ed eterno regno“.

Oggi queste premonizioni possono sembrare ingenue, come quelle dei Maya o Nostradamus. Questo perché ai nostri giorni la scienza e la religione sono separate in due sfere distinte, quella “razionale” e quella “irrazionale”.

Newton però non conosceva questa distinzione, per lui non c’era conflitto. Perciò era sicuro della predizione di questo regno post apocalittico come era sicuro degli strumenti razionali della scienza. Un modo di pensare che oggi sembra assurdo.

Immagine via Flickr