Italo Calvino: guida a uno degli scrittori italiani più talentuosi di sempre

Italo Calvino: guida a uno degli scrittori italiani più talentuosi di sempre

Italo Calvino è stato uno degli scrittori italiani più talentuosi di sempre: dotato di una prosa allo stesso tempo elegante e scorrevole, fu uno dei pochi esponenti di spicco del postmodernismo in Italia—dopo aver attraversato un primo periodo neorealista—, molto stimato da scrittori come John Barth, che lo definiva “un maestro”.

Nato nel 1923 a Cuba, dove la famiglia si era trasferita per esigenze lavorative del padre, torna in Italia a due anni, stabilendosi a Sanremo. Il rapporto della famiglia Calvino con il regime fascista è complicato: di vocazione politica anarchica, il padre di Italo è obbligato a giurare fedeltà al regime pur di lavorare come insegnante.

Durante gli anni dell’infanzia, circondato da un mondo che gli risulta in parte alienante a causa delle antipatie fasciste e clericali di suo padre, Calvino scopre il piacere della lettura: e comincia a divorare i classici della biblioteca di famiglia. Gli anni del liceo si svolgono quindi all’insegna di questo amore per le lettere: Italo comincia presto a scrivere, prima sperimentando con piccole poesie, e poi passando ai racconti.

Una volta conseguito il diploma, Calvino si iscrive alla facoltà di agraria, ma il suo interesse dominante è la scrittura: comincia a collaborare con alcuni quotidiani locali, firmando recensioni cinematografiche, e al contempo continua a sperimentare nella scrittura creativa. Durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale, si unisce ai partigiani, e questa esperienza fungerà da motore per il suo primo vero romanzo: Il sentiero dei nidi di ragno. Il libro racconta la storia di un bambino durante il periodo della Resistenza, e insieme alla raccolta di racconti Ultimo viene il corvo è l’unica opera di Calvino realizzata in stile neorealista.

Nel 1952, praticamente di getto, scrive un breve romanzo destinato a entrare fra le sue opere più riuscite, Il visconte dimezzato, che insieme a Il barone rampante e a Il cavaliere inesistente formerà una trilogia. In questi lavori Calvino mette in mostra tutta la sua verve comica e ironica, ma anche la sua vitalità immaginifica. Attraverso una scrittura lieve e chiara, lo scrittore sanremese è capace di trasportare il lettore nelle vite di personaggi improbabili: cavalieri medievali che perdono l’identità, o giovani nobili che decidono di passare la propria vita sopra agli alberi.

Nei primi anni Sessanta, poi, Calvino si dedica all’ultimazione di una raccolta di racconti a cui si dedicava da molto tempo—alcuni erano stati pubblicati sull’Unità—e che riuscì a finire nel 1963Marcovaldo ovvero Le stagioni in cittàE subito dopo lavorò alla stesura de Le Cosmicomiche, un’altra grande prova, che lo consacrò come uno degli scrittori italiani più grandi.

A questo punto Calvino entra nella piena maturità artistica: nel 1970 pubblica Gli Amori Difficili, una raccolta di novelle con un tono più serio e profondo rispetto al passato. Quasi sempre Calvino narra di movimenti interiori e di viaggi verso il silenzio: inteso come difficoltà di comunicazione sempre presente nei rapporti umani.

A quest’opera fa seguito Le Città Invisibili, un romanzo in cui Calvino sperimenta una nuova tecnica formale: la scrittura combinatoria. Calvino infatti concepisce l’universo linguistico come un tutto che ha soppiantato la realtà, e vede il romanzo come un sistema che gioca artificialmente con le possibili combinazioni delle parole. Questi virtuosismi formali, e queste convinzioni teoriche, lo rendono uno degli scrittori italiani più vicini al movimento letterario postmodernista.

Nel 1983, Calvino pubblica la sua opera più complessa, Palomar, che si pone come obiettivo quello di poter bucare la quarta parete fra lettore e scrittore, riuscendo a trasmettere attraverso la scrittura la realtà così come la colgono entrambi, eliminando la finzione letteraria. La carriera di Calvino, insomma, segue uno sviluppo formale e tematico che passa dal neorealismo, all’immaginifico, alla metafiction, attraverso un percorso punteggiato da un approccio ironico e scanzonato. Muore nel 1985, all’età di 62 anni, colto da un ictus improvviso.

Immagini: Copertina