Jackson Pollock: ritratto del genio dell'espressionismo astratto

Jackson Pollock: ritratto del genio dell'espressionismo astratto

Pollock diceva:

Non fa molta differenza come la pittura viene applicata finché viene detto qualcosa. La tecnica è solo un mezzo per arrivare a una dichiarazione.

Jackson Pollock è l’artista più emblematico dell’action painting, la corrente artistica, detta anche espressionismo astratto, che definì il modo di dipingere di alcuni pittori nella New York degli anni ’50 del ‘900. Tra questi c’erano anche Willem de Kooning, Franz Kline e Mark Rothko.

Pollock e la nuova concezione di pittura sgocciolata: il dripping

Pollock è famoso perché ha cambiato le regole dell’arte figurativa: infatti non utilizzava il cavalletto e la tavolozza, in generale abolì il concetto proprio dell’arte, ovvero creare un quadro in verticale. Il suo supporto per la tela era infatti il pavimento, dove faceva sgocciolare il colore, rovesciando litri e litri di pittura su enormi quadri, senza un’apparente logica. Ma non solo. Usava oltre ai pennelli, cazzuola, coltelli e bastoni e la pittura era fluida, oppure era un impasto pesante fatto di sabbia, vetri rotti, bastoncini di legno o altri materiali solidi. Alle volte nei suoi dipinti potevi trovare anche dei mozziconi di sigarette. Questa tecnica si chiamava dripping: “sul pavimento sono più a mio agio”, diceva.

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Jackson Pollock working in one of his pieces.

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Lavorare direttamente a terra, per lui era un modo per sentirsi parte del dipinto: poteva camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente dentro al dipinto. L’artista diceva di lavorare in uno stato di trance, come nella tradizionale danza dei nativi americani, quando pregavano girando attorno al fuoco, in uno stato di semicoscenza. Allo stesso modo Pollock lasciava fluire il colore, spesso semplicemente danzandoci intorno, in questo modo la parte inconscia della sua psiche si imprimeva sulla tela. Quando creava i suoi dipinti, permetteva a sé stesso di cadere in uno stato nel quale nessun atto conscio doveva manifestarsi. Così se avesse avuto per esempio l’impulso di gettare la sigaretta a terra, lo faceva, sia che davanti ai suoi piedi ci fosse un posacenere, sia una tela.

Pollock: gli inizi dell’artista a New York

In generale la vita dell’artista fu segnata da eventi drammatici che ripropongono il prototipo dell’artista maledetto. La sua non è stata una vita serena ma è stata segnata dall’abuso di alcool che era costretto a prendere per tentare di calmare le inquietudini interiori che lo affliggevano. Intorno al 1930 Pollock arriva a Manhattan dallo stato rurale del Wyoming. Ha solo 17 anni e viene da una famiglia di agricoltori. A New York si sposa con la pittrice Lee Krasner e il mese successivo si trasferiscono in quella che è conosciuta come il Pollock-Krasner House and Study Center di Long Island che ora è diventata una casa museo visibile al pubblico. E’ la grande collezionista e mecenate Peggy Guggenheim a prestare a Pollock la somma necessaria per pagare l’anticipo della casa in legno con annesso un fienile, che Pollock trasforma in un laboratorio. E lì perfeziona la sua celebre tecnica di pittura spontanea con cui fa colare il colore direttamente sulla tela. La Guggenheim riconosce subito il suo valore e lo lancia sul mercato del mondo dell’arte. E’ lei ad organizzare le prime mostre di Pollock e a credere in lui quando non è ancora famoso. Peggy Guggenheim gli offre uno stipendio fisso per “occuparsi solo di dipingere” e gli permette di lasciare l’impiego come custode del museo. Insomma contribuisce a creare il suo mito nell’arte.

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Jackson Pollock working.

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I quadri più famosi di Pollock sono quelli realizzati nel periodo del dripping tra il 1947 e il 1950. La celebre tela One: Number 31 è la sua opera più famosa: lunga oltre 3 metri, ha colori neri e chiari ed è la sintesi dell’espressionismo astratto. Se vuoi farti un’idea del significato di quest’opera puoi vedere una scena esilarante e anche esemplificativa, tratta da un film con Woody Allen, Provaci ancora Sam, ambientato al MoMa Museum, proprio davanti a questa tela di Pollock.

I lavori successivi al 1951 si presentano molto diversi. Colore più scuro, spesso usa soltanto il nero, ed inizia a reintrodurre elementi di tipo figurativo. Pollock diventa molto apprezzato nel mercato dell’arte e i collezionisti chiedono con insistenza delle sue nuove opere. Tra i dipinti più famosi di questo periodo, The Deep del 1953, dove usa una combinazione di vernici sgocciolanti bianche e nere.

Jackson Pollock e la corrente degli “Irascibili”

Pollock fa parte di quella schiera di artisti della “scuola di New York”, insieme a Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e altri. La scuola, chiamata degli Irascibili, è composta da quindici artisti che lavoravano con Pollock nella New York del secondo dopoguerra. Si ritrovarono tutti nella Grande Mela, carichi di idee e di belle speranze, dalla più profonda provincia americana, influenzati dall’arte europea che in quegli anni arrivò a New York grazie alle mostre nei più importanti musei della Grande Mela, come il MoMa. Il loro soprannome ha una storia particolare.

Nel 1950 il Metropolitan di New York organizzò una grande mostra dedicata alla pittura contemporanea americana, senza però chiamare nessun esponente dell’espressionismo astratto. Per loro, un’ingiustizia intollerabile: alcuni di loro scrissero al direttore del museo una lettera di protesta, pubblicata poi sul New York Times. Ed è proprio per aver manifestato il proprio dissenso che questo gruppo di giovani artisti è stato definito “degli irascibili”. L’espressione, coniata dall’Herald Tribune, è stata ripresa, sempre in senso spregiativo, da numerose altre testate. Il gruppo pianifica la denuncia e chiede alla celebre fotografa di Life, Nina Leen, di immortalarli in una foto. Nasce uno degli scatti più celebri del gruppo: sono tutti vestiti eleganti, da rispettabili signori, con Pollock al centro. Gli Irascibili non si perdono d’animo: questo episodio non fa altro che unirli in un fronte comune. Così dal Greenwich Village, dove si ritrovano in uno studio affittato da tutti, si alzerà una voce forte sul difficile rapporto tra avanguardia e istituzioni.

Ma la vita di Pollock si concluderà di lì a poco. Morì giovane a solo 44 anni, nel 1956. Famoso bevitore e amante degli eccessi, concluse la sua vita per un incidente stradale, causato dall’ubriachezza, a due chilometri da casa.

La fortuna di Jackson Pollock

Quanto può costare un quadro di Pollock? Una delle opere dell’artista, dipinto N.5/1948, ha stabilito un record: è stato venduta nel 2006 per 140 milioni di dollari, una delle cifre più alte mai pagate per un quadro. E’ stato ceduto dal magnate dell’industria discografica e cinematografica di Hollywood, David Geffen. A chi l’ha venduto? Il compratore è David Martinez, un finanziere messicano che è balzato agli onori delle cronache per aver acquistato un appartamento di due piani nel Time Warner Center per 54,7 milioni di dollari. Il motivo delle alte quotazioni di Pollock sta nella sua straordinaria originalità che ne hanno fatto un simbolo della pittura e dunque del collezionismo. Inoltre le opere d’arte, più sono riconoscibili e più vengono pagate: ecco il segreto della fortuna dell’artista newyorkese.

Per approfondire: puoi conoscere l’opera dell’artista visitando il MoMa Museum di New York che offre ai visitatori un ampio percorso espositivo permanente dedicato a Pollock. Per approfondire con letture e video, ti consigliamo invece il libro di B. H. Friedman, Jackson Pollock. Energia resa visibile, frutto di un’amicizia nata nell’ultimo anno di vita di Pollock. Questo libro ripercorre la vita dell’artista con autenticità, senza trascurare i momenti più sofferti: gli stenti degli anni formativi e l’uso dell’alcol per placare i conflitti interiori. Invece il documentario The Case for Jackson Pollock cerca di risolvere alcuni degli interrogativi più popolari sul pittore: perché un quadro di Pollock costa milioni di dollari? Cosa dobbiamo guardare su quella tela? Cosa significa dripping? Quest’altro documentario invece, racconta lo studio di un team di ricerca che ha indagato su una delle opere più importanti del maestro americano, Alchimia, realizzata nel 1947. Il gruppo di studiosi fa luce sui materiali usati e sulla tecnica di un capolavoro tornato nelle sale della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, dopo il restauro.

Immagine via Flickr