James Hillman, lo psichiatra che racconta i miti di Platone per aiutarci a vivere meglio

James Hillman, lo psichiatra che racconta i miti di Platone per aiutarci a vivere meglio

È possibile che dietro a ciò che definisci “il mio carattere” si nasconda un mito, un codice cifrato che ti spinge a compiere determinate scelte anche se non lo sai? Sai perché ami, e perché fai la guerra? Hai mai pensato che nell’attività frenetica di metropoli odierne come New York possa nascondersi l’immagine di Hermes, il dio greco delle comunicazioni, dei viaggi e dell’inganno?

Leggendo James Hillman, il grande psicologo, filosofo, narratore e critico della cultura del Novecento, potrai cercare possibili risposte a queste domande, alla ricerca di un pensiero che sia il tuo. E potresti scoprire che le immagini e i miti che l’antica sapienza ha creato per descrivere ciò che i sentimenti umani non possono afferrare e osservare, sono validi ancora oggi.

Nato nel 1926 ad Atlantic City e istruito in Europa, alla Sorbona, al Trinity College, e all’Università di Zurigo dove si specializza, Hillman ottiene nel 1959 il diploma di psicoterapeuta presso l’Istituto svizzero intitolato a Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica.

Tuttavia, dopo un decennio di lavoro come terapista, Hillman esprime la sua personale visione della psicologia junghiana: fondando una psicologia archetipica che, superato il rapporto clinico a due medico/paziente, si trasformi in una generale terapia delle idee. Coerentemente, Hillman abbandonerà i pazienti dedicandosi solo alla ricerca e alla scrittura di libri. Trasferitosi definitivamente negli USA nel 1978, Hillman vi risiederà fino alla morte avvenuta nel 2011, al termine di una lunga carriera di celebre pensatore e docente in prestigiose università del mondo.

Hillman ha svolto una controversa riflessione etica e sociale sulle problematiche affrontate da donne e uomini contemporanei in un’esistenza normalizzata. Con una sorta di espansione e riqualificazione della psicologia analitica, Hillman identifica la sua psicologia archetipica nella continua esplorazione individuale dell’anima, alla ricerca della propria vocazione. Cerchiamo di sintetizzare, per quanto possibile, i punti centrali del pensiero dell’uomo che considerava la psicologia un modo “per animare il linguaggio, e per trovare un linguaggio per l’anima”.

Gli archetipi e l’anima

Hillman riprende da Jung il seguente concetto: come un organo che possediamo fin dalla nascita nella nostra mente, nell’inconscio collettivo dell’umanità sono sedimentati modelli archetipici, che si manifestano, in ogni civiltà di ogni tempo, nei sogni, nell’arte, nella religione, nelle malattie mentali. Ma Hillman è convinto—a differenza del maestro—che gli archetipi, anziché trascendere tempo e spazio, siano fenomeni: il loro linguaggio è quello metaforico dei miti, che sono i modelli fondamentali della nostra esistenza.

Perciò secondo Hillman la nostra mente ha una “base poetica”, e la terapia ha per scopo—attraverso la stimolazione dell’immaginazione—la ricerca  del “senso dell’anima”. L’anima infatti, distinta da corpo e spirito, è fatta di immagini indipendenti dalla nostra soggettività: le sue immagini sono la psiche stessa. Le immagini archetipiche costituenti l’anima sono collettive, “universali”: parlano il linguaggio del mito e spesso Hillman le identifica con gli antichi dei.

Ad esempio, il desiderio per Hillman si identifica con Pothos, una divinità greca dell’amore non corrisposto. E l’intera città di New York vive sotto il segno di Hermes, il Mercurio dei Romani, che incarna le qualità della città: la rapidità delle interazioni e delle comunicazioni, il multiculturalismo, la creatività.

Il messaggio di Hillman: ciascuno di noi ha una vocazione

Secondo Hillman,  la “sensazione che esiste un motivo per cui la mia persona, che è unica e irripetibile, è al mondo”, è dovuta al fatto che ognuno di noi ha una vocazione. Ogni vita umana è forgiata da un’immagine che ne è come l’essenza, è forte come un destino, e agisce come un dáimon, lo spirito-guida semidivino degli antichi greci: ci ricorda costantemente la nostra vocazione. Ci protegge, ci motiva e, se può darci conforto riconducendoci alla nostra identità, è altresì legato a stati di insoddisfazione e di frustrazione, poiché soffre la repressione.

Ciò potrebbe far pensare che ognuno dovrebbe sentirsi, egoisticamente, eccezionale. In realtà, per Hillman esiste anche la vocazione alla mediocrità, il che non è affatto denigratorio: è la chiamata a “porsi al servizio della via di mezzo, a restare in mezzo alla truppa”. È l’importantissima “vocazione all’armonia dell’uomo” che “si rifiuta di identificare l’individualità con l’eccentricità”.

Il nostro dáimon non ci può abbandonare, e qui sta forse il messaggio più importante trasmesso da Hillman: riconoscere la nostra vocazione e allineare la nostra esistenza con essa è il primo e più importante compito delle nostre vite. Poiché essa è già presente in noi ancora prima di essere vissuta.

Celebri vocazioni secondo Hillman

Secondo quella che il grande psicologo chiama “Teoria della ghianda”, dunque, noi stiamo a cuore al nostro dáimon, immagine che ci definisce: secondo lui la nostra identità, a differenza di quanto sosteneva Schopenhauer, non è illusoria. Essa si manifesta sin dalla più tenera età.

Gandhi, ad esempio, da bambino aveva paura del buio: il suo dáimon, suppone Hillman, sapeva che sarebbe stato incarcerato a lungo. Nel “Codice dell’anima” di Hillman sfilano molte altre vocazioni celebri, manifestatesi fin dall’infanzia: come quelle di Ella Fitzgerald e della scrittrice Colette.

Tramite questi esempi, Hillman, come molti grandi pensatori, come ad esempio Pascal, non ci offre risposte preconfezionate: è come se invece ci augurasse “buon lavoro” e “buona ricerca”.

I brevi video qui sopra, escluso l’ultimo, sono tratti dalla lunga intervista a James Hillman condotta da Silvia Ronchey. L’opera di James Hillman, pubblicata in Italia dalla casa editrice Adelphi, è vastissima. Ti consigliamo di iniziare dal suo libro più famoso, Il codice dell’anima. Le citazioni da noi riportate vengono da lì e dal volume Puer aeternus. Uno dei più bei libri di Hillman è il denso Anima, in cui Hillman ingaggia un confronto diretto con il suo maestro Carl Gustav Jung. Consigliamo anche la lettura dell’articolo sul New York Times dedicato al filosofo americano.

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