La storia editoriale di José Saramago insegna a non arrendersi mai

La storia editoriale di José Saramago insegna a non arrendersi mai

Ci sono autori che non soltanto con le loro opere, ma con le loro vite e le azioni ci hanno ispirato. Lev Tolstoj è stato un grande sostenitore e teorico della non violenza, e ha ispirato Gandhi e Martin Luther King a portare avanti le loro battaglie. Altri scrittori, invece, possono trasmetterci valori importanti anche solo attraverso la perseveranza che hanno dimostrato durante la carriera. Continuando a scrivere nonostante i rifiuti e lo scherno dei critici. Il percorso di José Saramago, in questo senso, è un inno alla capacità di credere nel proprio lavoro.

Saramago è uno degli autori portoghesi più importanti, insieme ad António Lobo Antunes. Con il suo stile impareggiabile, e le sue opere visionarie, ha contribuito al rinnovamento della letteratura iberica. È stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998. Per quasi tutta la vita, però, è stato uno scrittore incapace di affermarsi. Ma non si è mai arreso.

L’infanzia e l’apprendistato

Nato a Azinhaga il 16 novembre 1922, Saramago cresce in una famiglia molto povera. Il padre, agricoltore, decide di trasferirsi con la famiglia a Lisbona, dove trova un lavoro come poliziotto: ma il salario è molto basso, e i problemi economici attanagliano la famiglia per anni.

Il giovane Saramago deve abbandonare l’istituto tecnico per iniziare a lavorare. Dopo una lunga serie di lavori precari e malpagati, il futuro scrittore trova un impiego nel mondo dell’editoria. Come addetto alla produzione, diventando, dopo 12 anni di duro lavoro, direttore.

La vocazione di Saramago è la scrittura. Nel tempo libero si dedica a questa passione, quasi di nascosto, e pur facendo parte del mondo dell’editoria, trova il coraggio di sottoporre il suo primo lavoro—Terra del peccato—solo nel 1947.

Il romanzo viene pubblicato, ma è un fiasco. Snobbato, quando non deriso. Per molto tempo si dedicherà a un altro tipo di scrittura, quella per il giornalismo. Ma soprattutto, per due decenni la sua vita sarà segnata dall’attività politica. Si iscrive al Partito Comunista, e inizia a fare attivismo giornalistico. Cosa che gli procura molti problemi, anche giudiziari, con il regime.

La svolta letteraria

Durante gli anni Sessanta, ricomincia a riavvicinarsi alla scrittura narrativa tramite delle recensioni letterarie. Infine, dopo anni di anonimato, decide di ritentare con la letteratura. Ha più di 50 anni, e decide di dedicarsi interamente alla scrittura, seguendo le sue regole. Vuole scrivere con il suo stile, e sceglie di ignorare completamente le mode letterarie: se deve correre il rischio di passare inosservato come la prima volta, allora vuole esprimersi totalmente. Nell’arco dei 30 anni successivi, pubblica 16 romanzi. Quasi tutti grandi successi, con qualche capolavoro che gli vale il Premio Nobel per la letteratura. Muore a Tias, nelle Canarie, il 18 giugno 2010.

Le opere

Dopo una prima opera di rodaggio, Una terra chiamata Alentejo (1980) la produzione della seconda parte della carriera di Saramago si fa serratissima. Pubblica in media un libro ogni due o tre anni, e come in un susseguirsi illuminato di scoperte, sforna opere straordinarie a ciclo continuo.

È complicato indicare i cardini della sua opera, poiché ogni romanzo prodotto da Saramago dagli anni Ottanta in poi vale la pena di essere letto: Memoriale del convento (1982)L’anno della morte di Ricardo Reis (1984), La zattera di pietra (1986), Il Vangelo Secondo Gesù Cristo (1991), Tutti i nomi (1997), fino ad arrivare ai suoi ultimi romanzi come Le intermittenze della morte (2005) o l viaggio dell’elefante (2008).

I due romanzi che lo hanno reso più celebre sono sicuramente Cecità (1995), e quello che può esserne considerato il continuo: Saggio sulla lucidità (2004).

Cecità è forse il romanzo più indicativo della produzione di Saramago, perché contiene l’essenza della sua scrittura. Parte da un avvenimento onirico—in una cittadina mai nominata, tutta la popolazione diventa cieca improvvisamente e senza apparente motivo—per poi tracimare in una lunga narrazione sul nostro concetto di conoscenza e di contatto con la realtà.

Stile e tematiche

Lo stile di Saramago si lega direttamente con la natura delle sue opere. La sua scrittura è un tracimare di virtuosismo tecnico e ambizione intellettuale. Il suo periodare si estende in modo massiccio—per intere pagine si serve unicamente delle virgole—e in questo modo crea una narrazione quasi onirica.

Le sue opere sono allegoriche. Lo spunto della narrazione parte spesso da un fatto innaturale o inspiegabile, per poi piegare il corso della storia attraverso un susseguirsi di eventi ad esso legato. In questo modo Saramago è libero di scavare all’interno dell’animo umano, e di mettere a nudo i temi che gli stanno più a cuore.

È uno scrittore dal forte potere evocativo, che non ha avuto paura di confrontarsi con gli angoli più impervi della coscienza umana: il concetto di identità, di verità, di compassione. E sempre utilizzando una vena di ironia che consente di non appesantire la lettura.

Consigli di lettura

Il nostro consiglio, per iniziare la lettura di questo autore, è quello di iniziare dal suo romanzo più famoso: Cecità. Per apprezzarne in modo diretto le peculiarità dello stile, per poi dedicarsi all’approfondimento della sua opera.

Immagini: Copertina