Julio Cortázar: il grande maestro del racconto sudamericano

Julio Cortázar: il grande maestro del racconto sudamericano

Il mio romanzo è un povero romanzo, se paragonato a Rayuela.

Con queste parole Roberto Bolaño cercava di rendere omaggio a Julio Cortázar: l’autore di Rayuela, ma soprattutto il maestro di moltissimi autori sudamericani di fine Novecento. Fra cui appunto lo stesso Bolaño.

Cortázar è stato un vero e proprio maestro del racconto. Il suo talento, in questo senso, è stato paragonato spesso a quello di Cechov. Anche se limitare la sua grandezza soltanto alla forma racconto sarebbe forse troppo ingeneroso. Con il suo stile impareggiabile, Cortázar attraverso i suoi romanzi, racconti e poesie ha saputo come pochi altri rendere omaggio alla musicalità poetica della lingua spagnola.

La vita

Nato a Bruxelles il 26 agosto 1914, da genitori argentini, Cortázar passa quasi tutta la vita a cavallo fra l’Argentina e la Francia. Fin da piccolo, a Buenos Aires, comincia ad appassionarsi alla lettura. Già durante le elementari si chiude da solo in camera per ore a leggere le opere di Edgar Allan Poe di nascosto dai genitori. E su alcuni quaderni inizia a scrivere un primo, rudimentale, romanzo avventuroso.

Dopo la maturità magistrale, Cortázar decide di iscriversi alla facoltà di lettere e filosofia. Ma abbandona qualche anno più tardi perché gli viene offerto un posto come insegnante in una piccola cittadina, e viste le ristrettezze economiche della famiglia decide di accettare.

Durante questi anni, la sua attività letteraria comincia a concretizzarsi. Cortázar passa gran parte del suo tempo libero a scrivere: poesia, racconti, abbozzi di romanzi poi scartati. E a leggere: divora letteralmente qualsiasi libro gli capiti sotto mano.

Nel 1938, con lo pseudonimo di Julio Denis, pubblica la sua prima raccolta di poesie, Presencia. E durante gli anni Quaranta si prodiga per affiancare alla sua attività di insegnante anche quella di giornalista e di critico. Collabora con varie riviste, e pubblica saggi critici sull’opera degli scrittori che ama, come Keats e Rimbaud.

Dopo aver lasciato l’insegnamento, Cortázar inizia a lavorare come traduttore per l’UNESCO nel 1952. E al contempo inizia a viaggiare spesso fra Sudamerica ed Europa. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono forse quelli più fruttosi per la sua carriera letteraria. Pubblica infatti le sue raccolte di racconti di maggior successo—come Bestiario—e il suo romanzo più importante: Rayuela.

Ritiratosi infine a Parigi in modo definitivo, Cortázar si spegne nella capitale francese il 12 febbraio 1984.

I racconti

La prima, grande opera di Cortázar è stata sicuramente la raccolta di racconti Bestiario. Che è anche un po’, se vogliamo, il suo curriculum stilistico. In questa raccolta di otto racconti infatti, pubblicata nel 1951, l’autore mette in mostra tutta la potenza del suo realismo magico.

Un uomo che vomita consiglieri vivi che prolificano e si moltiplicano, due fratelli che devono stare attenti perché all’interno della loro casa delle vacanze si aggira una tigre che non possono cacciare, case infestate dai fantasmi, donne che comunicano fra loro tramite la telepatia anche a centinaia di migliaia di chilometri di distanza: Cortázar mescola il magico, il metafisico, e talvolta l’horror al reale quotidiano per raccontare il Sudamerica. E lo fa attraverso una prosa elegante e musicale. Che talvolta si affila fino a diventare pungente e dolorosa.

Lo spagnolo dell’autore franco-argentino è una lingua lieve, che sembra accarezzare il lettore, ma che è anche in grado di tramortirlo, se vuole.

Della stessa pasta saranno anche le altre sue raccolte, che lo hanno reso una stella polare del racconto sudamericano: Le armi segrete (1959), Tutti i fuochi il fuoco (1966), Storie di cronopios e di famas (1971), Ottaedro (1974), Tanto amore per Glenda (1980). Così come anche la sua raccolta di poesie—la versione italiana contiene una selezione di opere scelte da varie raccolte—Le ragioni della collera

I romanzi

Fra i suoi romanzi—molti di grande valore come Libro di Manuel (1973), il romanzo-fumetto Fantomas contro i vampiri multinazionali (1975) e L’esame (1986, ma scritto intorno al 1950)—quello che spicca maggiormente è sicuramente Rayuela (1963). Un’opera enorme, che ha segnato la letteratura sudamericana del Novecento.

Noto anche con il titolo Il gioco del mondo, questo romanzo scompone totalmente l’ideale di “trama”. È suddiviso in 150 capitoli—che narrano le avventure di numerosi personaggi a cavallo fra il Sudamerica e l’Europa—ma l’autore fin dalla prefazione precisa che il libro può essere letto in ordine sparso.

Cortázar nella prefazione indica un certo ordine numerico con cui iniziare la lettura—che parte dal capitolo 73 e prosegue in modo apparentemente casuale—e in questo modo cancella l’orientamento del lettore all’interno del romanzo. E che si rifà appunto alla Rayuela: una specie di gioco della campana che i bambini fanno in Argentina.

Consigli di lettura

Per approfondire l’opera di questo autore, ti consigliamo vivamente di partire dalle sue raccolte di racconti. In particolare da Bestiario. Per poi proseguire con i romanzi, che dal punto di vista strutturale sono più ostici e complessi.

Immagini: Copertina