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Karl Ove Knausgaard, il "Proust scandinavo" che racconta tutta la sua vita

Nel corso del tempo sono stati molti gli scrittori che hanno tentato di trascrivere in letteratura il corso del tempo e dell’esperienza umana. Quello che ha raggiunto le vette più alte è stato sicuramente Marcel Proust.

Ma esiste anche uno scrittore contemporaneo che ha tentato questa impresa. Lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgaard.

Nel 2009, infatti, ha pubblicato il primo libro dell’opera Min Kamp (La mia lotta). E nei successivi due anni sono uscite anche le altre cinque parti. L’intento dello scrittore di questo enorme romanzo di oltre 3500 pagine, è molto semplice: raccontare interamente la propria vita.

L’autore

Karl Ove Knausgaard è nato a Oslo nel 1968. Dopo aver studiato Lettere all’università, debutta nel mondo della scrittura nel 1998, con il romanzo Fuori dal mondo. Il suo talento per la prosa diretta e sincera, attira subito l’attenzione della critica norvegese. Al primo tentativo, il giovane scrittore ottiene ottime recensioni, e vince il Premio letterario della Critica norvegese.

Anche il secondo lavoro, Un tempo per ogni cosa, uscito nel 2004, ottiene un successo enorme. Tradotto in molti Paesi, fra cui gli Stati Uniti—ma non l’Italia—il romanzo vince il Premio letterario del Consiglio nordico. Ossia il premio letterario in assoluto più importante per quanto riguarda i Paesi scandinavi.

Ma questa enorme fama, ottenuta in così breve tempo, non soddisfa Knausgaard. Lo scrittore da tempo medita di scrivere un’opera enorme, che sia in grado di catturare ogni aspetto della sua esperienza. Nasce così Min Kamp.

Min Kamp

Min Kamp—titolo che richiama ironicamente il famoso e terribile manifesto politico di Adolf Hitler—è la semplice e pura trasposizione di quello che è accaduto all’autore dalla nascita fino all’età in cui ha cominciato a scrivere il libro (40 anni). Un diario senza una vera trama in cui sono raccontati tutti gli aspetti della sua quotidianità: dal rapporto con il padre, fino ai tradimenti alla ex moglie.

L’opera si pone, innanzitutto, l’obiettivo di essere sincera. Niente interpolazioni di nessun tipo. Solo quello che è accaduto realmente all’autore, e le emozioni che ha provato vivendo quei momenti. Una specie di enorme album fotografico privato in parole.

Quando ho cominciato a scrivere Min Kamp,” ha spiegato l’autore alla Paris Review: “ero estremamente frustrato dalla mia vita e dalla mia scrittura. Volevo scrivere qualcosa di maestoso e grandioso, qualcosa come l’Amleto o come Moby Dick, ma mi trovavo con questa piccola vita, stare dietro ai bambini, cambiare i pannolini, discutere con mia moglie, incapace di scrivere qualsiasi cosa. Così ho iniziato a scrivere di quello.

Raccontare la realtà

Il libro, fin dall’uscita del primo volume—La morte del padre—ha avuto un successo enorme, ma ha suscitato anche molte critiche. Nei due anni successivi soltanto in Norvegia sono state vendute oltre 500.000 copie.

Le problematiche del libro riguardano essenzialmente l’etica del narrare l’esistenza quotidiana di un uomo. Visto che ne fanno parte anche altre persone.

Knausgaard nei sei romanzi che compongono Min Kamp (La morte del padre, Un uomo innamorato, L’isola dell’infanzia, Ballando al buio, La pioggia deve cadere e il sesto volume non ancora tradotto in Italia) ha creato un patto al limite del suicida con il lettore. Raccontare tutta la verità, non omettendo niente, a costo di sacrificare tutti i suoi legami familiari e sociali. I familiari, gli amici, e l’ex moglie dell’autore, infatti, hanno vissuto con molta difficoltà la trasposizione della loro vita con Knausgaard in forma letteraria.

L’effetto sui lettori, però, è stato enorme. Alcune aziende norvegesi, a quanto si dice, avrebbero dovuto istituire degli “Knausgaard-free days“. Dei giorni della settimana in cui i dipendenti si dovevano sforzare di parlare fra loro di qualcosa che non fossero i libri di Min Kamp.

E questo testimonia bene quanto la letteratura possa essere totalmente libera dalla forma. In Min Kamp non esiste alcun intreccio, nessun climax, nessuna poetica. Tutte le categorie formali del romanzo, ma anche delle stesse autobiografie, sono annientate dalla semplice trasposizione dell’esperienza. Perché, come dice Knausgaard:

Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo.

Immagini: Copertina