Kathakali, l'antica arte indiana che si recita con gli occhi

Kathakali, l'antica arte indiana che si recita con gli occhi

È grazie a Franco Battiato che molti di noi l’hanno conosciuta, o meglio cantata: “Voglio vederti danzare […] al suono di cavigliere del Kathakali”. Conosciamo a memoria il testo di questa canzone, ma quanti di noi sanno davvero cosa sia il Kathakali?

Si tratta di una forma di teatro-danza indiano, nato più o meno quattro secoli fa nello stato del Kerala. L’India, abbiamo imparato a conoscerla, è un paese affascinante e complesso, e questa danza è senza dubbio tra le sue tradizioni più belle e antiche.

Unisce, in maniera armoniosa, la letteratura, la musica, la pittura, l’arte drammatica e la danza. Ma per vedere un autentico spettacolo di Kathakali bisogna andare sul posto. Proviamo, per chi non può affrontare un viaggio del genere, a raccontare di cosa si tratta.

Le particolarità di quest’arte sono molte, ma quella che si nota subito è il modo in cui gli attori (sempre maschi, anche quando devono interpretare personaggi femminili) muovono gli occhi e il viso.

In India c’è una scuola, chiamata Kerala Kalamandalam, dove da quasi un secolo (è stata fondata 87 anni fa) viene insegnata quest’arte della recitazione. Gli insegnanti aiutano gli allievi a muovere con destrezza gli occhi, e per farlo impiegano anni. Fondamentale nel Kathakali è esprimere le emozioni attraverso lo sguardo, altrimenti è soltanto un muovere gli occhi a caso.

Gli attori eseguono una specie di linguaggio dei segni, aiutandosi anche con il movimento delle mani e del viso. Per capire la complessità di questa danza, basti sapere che ci sono nove espressioni facciali chiamate navarasas (come indicato in un antico testo in Sanscrito) che mostrano amore, divertimento, tristezza, rabbia, entusiasmo, dispiacere, disgusto, curiosità e pace.

Per affinare le tecniche di movimento oculare è fondamentale la pratica: “È tutto”, ha spiegato Kalamandalam Ravi Kumar, insegnante della scuola. In un’intervista Ravi ha confessato di aver dedicato anima e corpo alla danza del Kathakali e per questo di aver riavuto indietro una gioia infinita.

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Questa scuola è frequentata da bambini che vengono a seguire le lezioni già a 13 anni, e terminano il loro percorso di studi dopo 12. Anche se un vero danzatore di Kathakali non smette di imparare per tutta la vita.

Le storie del Kathakali sono prese dal repertorio di leggende indù (si può attingere da più di 500 testi, i più importanti dei quali sono stati scritti nel 17esimo secolo da Unnayi Variyar), tratte dal Mahabharata e Ramayana.

A rendere ancora più complessa questa danza ci pensano anche i coloratissimi costumi. Per preparare un attore di Kathakali ci vogliono circa 4 ore. Il costume è quasi sempre composto da un pantalone bianco coperto da una grande gonna sorretta da metri di stoffa. Sul capo gli attori hanno capelli finti legati intorno al collo. Il busto, di cotone, si allaccia sul retro ed è addobbato da vari accessori, come bracciali, collane e ovviamente le cavigliere di cui parla Battiato.

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Per prepararsi alla performance l’attore di Kathakali deve concentrarsi, e per farlo si affida a un addestramento speciale: la Kalaripayattu, un’arte marziale del Kerala. È una delle più antiche del mondo orientale. A contribuire allo spettacolo finale ci pensano poi i percussionisti e i cantanti che sul palco raccontano in versi e in musica quello che gli occhi e i gesti degli attori danzano.

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