Kentridge vs Banksy a Roma: l’arte pubblica nelle strade o nei musei?

Kentridge vs Banksy a Roma: l’arte pubblica nelle strade o nei musei?

Roma ha avuto l’onore di ospitare le opere di due grandi artisti contemporanei, William Kentridge e Banksy. Un’occasione utile non solo per ammirare le loro creazioni, ma anche per riflettere sulle modalità attraverso cui l’arte debba essere divulgata.

In ricordo della fondazione della capitale italiana, il 21 aprile 2016 — con una replica il giorno seguente—Kentridge, artista sudafricano noto soprattutto per la bellezza dei suoi disegni e delle sue incisioni, ha realizzato pubblicamente, direttamente su un muro di travertino che costeggia un tratto del Tevere, l’opera “Triumphs and Laments”.

Una composizione di 80 figure che rappresentano i momenti salienti della storia di Roma. Parlando del suo lavoro Kentridge ha dichiarato: “È la prima volta che lavoro in questo modo: ho concepito quest’opera dieci anni fa, e ora vive. E sì, la possiamo considerare un’opera di street art”.

Purtroppo è notizia di questi giorni, che l’eccezionale lavoro dell’artista è stato deturpato per mano di ignoti, come si vede dalla foto in basso, che hanno imbrattato con scritte, tag e scarabocchi vari parte dell’opera. La notizia ha fatto il giro del web e non sono mancati i commenti indignati degli utenti su Twitter alle foto dell’opera rovinata. La buona notizia è che il restauro del murale, promosso dal Comune di Roma in accordo con Kentridge, è già iniziato. L’intervento rimuoverà le scritte che ricoprono l’opera per 30 mq di superficie.

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Il 24 maggio 2016, invece, presso il Palazzo Cipolla è stata aperta la mostra “War, Capitalism & Liberty”, che comprende 150 opere realizzate da Banksy, celebre writer e uno dei massimi esponenti della street art, e provenienti da collezioni private. Fino al 4 settembre sarà possibile visionarle, e già nei primi giorni di apertura la mostra ha ottenuto un grandissimo successo.

Al di là dell’attitudine, della storia di questi artisti, e delle modalità attraverso cui hanno prodotto le opere da esporre a Roma, le due occasioni così ravvicinate riescono a evidenziare bene la dicotomia tra il concetto di arte di strada—ovvero arte che nasce e resta in strada—e quello di mostra classica. Soprattutto perché in entrambi i casi, quello di Kentridge e Banksy, stiamo parlando di opere che nascono concettualmente da un’ispirazione più legata alla street art, ed è quindi interessante capire quali sono i pregi e i limiti di questi due approcci.

La street art e l’idea secondo cui l’arte debba essere mostrata liberamente per strada riflettono la concezione di bellezza e cultura come pubblico dominio, e nascondono anche un certo fascino legato alla spontaneità, alla libertà e al senso di interazione con l’ambiente circostante. I lati negativi sono legati principalmente alla caducità delle opere, e a un approccio poco sistematico di contestualizzarle.

Le mostre tenute nei musei con l’aiuto di organizzazioni e grandi collezionisti sono invece più selezionate. Di base c’è la concezione che l’arte debba essere filtrata dalla scelta e dalla competenza di chi ha confidenza con la sua storia e la sua estetica, e poi messa a disposizione del pubblico. Questo ovviamente rende tutto meno spontaneo e più accademico.

Scegliere quale sia l’approccio migliore, quindi, non è facile: perché in parte tutto dipende da quello che cerchiamo, in quanto spettatori, quando vogliamo fare esperienza di queste opere. Entrambe le mostre di Kentridge e Banksy hanno ottenuto, e stanno ottenendo, un grande successo di pubblico. Quindi forse l’importante è solo che l’arte venga promossa nel modo giusto.

Immagini: Copertina  – @TschanzMF da Twitter