Koudelka, il fotografo che immortalò la fine della Primavera di Praga

Koudelka, il fotografo che immortalò la fine della Primavera di Praga

50 anni fa, il 21 agosto 1968, le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia con migliaia di corazzati: fu la violenta reazione sovietica intesa a “normalizzare” l’anomalia riformista nota come “Primavera di Praga”. Il “socialismo dal volto umano” promosso da Dubček e sostenuto dalla popolazione ottenne una risposta repressiva che abolì tutte le riforme in senso democratico e tentò di fiaccare l’autonomismo cecoslovacco. L’invasione produsse numerosi morti civili, proteste eclatanti—nota quella di Jan Palach, studente che nel gennaio 1969 si diede fuoco in piazza San Venceslao—e un’enorme ondata di emigrazione.

Un fotografo allora trentenne, Josef Koudelka—quest’anno compie ottant’anni—ha documentato la fine della Primavera di Praga nella settimana successiva al 21 agosto con immagini che hanno fatto la storia del fotogiornalismo.

Koudelka, che oggi vive tra Parigi e Praga, è un fotografo straordinario, autodidatta, meticoloso, rimasto fedele alla pellicola finché è stato possibile, instancabile viaggiatore. Ingegnere aeronautico appassionato di musica folk (suonava il violino), scelse la fotografia professionale poco prima dei trent’anni. È l’unico ceco dell’agenzia Magnum.

Non ho mai avuto alcun eroe nella mia vita o in fotografia. Semplicemente viaggio, guardo e ogni cosa mi influenza. Per quaranta anni ho viaggiato. Non ho mai soggiornato in un Paese più di tre mesi. Perché? Perché ero interessato a vedere e se rimango più a lungo divento cieco.

Le foto che fecero conoscere al mondo la fine della Primavera di Praga

A fine agosto 1968 Koudelka tornava da un viaggio nell’Europa centro-orientale durante il quale aveva fotografato i popoli di lingua romaní per un lungo reportage intitolato Cikáni (zingari), che sarebbe stato pubblicato soltanto anni dopo. Fu svegliato improvvisamente da una telefonata la notte tra il 20 e il 21. Fu avvertito dell’invasione. Passò la settimana successiva a scattare in modo compulsivo, a chiudersi in casa per ricaricare la macchina, a spostarsi di continuo, a nascondere la pellicola. Celeberrima la foto del suo avambraccio con l’orologio da polso che mostra l’orario sullo sfondo di piazza San Venceslao, pochi attimi prima che i carri armati sovietici invadano le strade.

Uno degli scatti più noti e iconici di sempre: apparentemente insignificante, inserito nel suo contesto cattura invece tutta “l’anticipazione” dell’evento, il fiato sospeso, il countdown. Koudelka fa vedere ciò che nell’immagine non c’è, forse per caso.

Volevo fotografare carri e soldati sovietici soli in piazza, dopo che la popolazione praghese aveva deciso di non manifestare per non offrire pretesti per un massacro. I cechi si erano resi conto di essere incastrati. Nella foto con la mano e l’orologio, i sovietici non ci sono.

Josef Koudelka, “anonimo fotografo praghese”

Le foto uscirono clandestinamente dalla Cecoslovacchia, e, quasi a sua insaputa, fecero il giro del mondo dopo essere state acquisite dall’agenzia MagnumElliott Erwitt e Cartier-Bresson le ammirarono moltissimo. Furono pubblicate anonime. Solo negli anni ’90 Koudelka ha confermato pubblicamente di esserne l’autore. Come ricorda in questa lunga intervista:

Salii sulla cima di un palazzo e i sovietici mi videro. Pensarono che fossi un cecchino, e iniziarono a seguirmi. Attraversando alcune sale finii in un altro palazzo dove incontrai casualmente un amico. Gli lasciai tutta la pellicola impressionata, nel caso i sovietici mi avessero preso. Il giorno dopo tornai a riprenderla, ma l’aveva data a qualcuno per portarla a Radio Free Europe a Vienna. Volevo ammazzarlo.

50 let od "bratrské" pomoci, nezapomeňme #okupace1968 #invaze68

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Quando le cose si furono calmate un po’, due settimane dopo l’invasione—avevo ancora il mio passaporto—andai da questo tipo a Vienna. Volevo indietro la mia pellicola. Ma Radio Free Europe aveva già inviato cinque rulli in un suo ufficio a Monaco. Dissero che non erano interessati al materiale. Fui contento di riprendermi i rulli che c’erano. Alla fine i negativi uscirono intatti dal Paese e arrivarono a New York. La Magnum supervisionò la stampa delle foto e si occupò della loro distribuzione nel resto del mondo.

A Londra, nell’agosto 1969, ero con un gruppo teatrale che stavo fotografando, qualcuno comprò il Sunday Times. C’erano le mie foto. Era la prima volta che le vedevo pubblicate. Per proteggermi la Magnum aveva stampato nel retro delle foto solo “P.P.”, cioè “Prague Photographer”.

Scoprire tutto Koudelka

Josef Koudelka è un fotografo di cui vale la pena conoscere tutto. Dai primi esperimenti con i contrasti in bianco e nero al limite della grafica, alle foto per il teatro nei primi anni ’60. Da quello che forse è il suo capolavoro, il lungo reportage “Zingari”, pubblicato oggi da Contrasto, a Invasione 68, oggi un libro bellissimo, in cui le immagini sono corredate da testi dell’autore che raccontano la storia degli scatti.

Per avere un’idea del lavoro più recente di Koudelka—come la splendida serie Exiles, e le foto panoramiche bellissime di Chaos—puoi vedere le foto della mostra personale Nationality Doubtful tenutasi a Chicago nel 2014. Il lavoro di questo fotografo è inesauribile. Come ha sostenuto egli stesso:

Se una foto è buona racconta molte storie diverse.

Immagini: Copertina