La leggendaria Iram dei Pilastri, soprannominata

La leggendaria Iram dei Pilastri, soprannominata "l'Atlantide del deserto"

“Anche le città credono di essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Nel libro di Italo Calvino, “Le città invisibili”, Marco Polo risponde così al Gran Kan che lo interroga sulle città che ha visitato.

Proprio come succede nel capolavoro di Calvino, nella storia del mondo sono state “edificate” città reali e immaginarie. Una di queste, la più famosa, è sicuramente Atlantide, l’isola leggendaria menzionata da Platone. La fortuna di Atlantide, come spiegato da alcuni prestigiosi studiosi dell’antichità, risiederebbe “nel senso di malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano”.

Meno famosa di Atlantide ma altrettanto suggestiva è la leggenda di Iram dei Pilastri che secondo alcune fonti dovrebbe trovarsi nella penisola Arabica, per la precisione nell’attuale Oman. Della città oggi non c’è traccia e quello che sappiamo lo abbiamo letto nei testi antichi.

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In molti libri si parla di una città mercantile situata nel deserto di Rub’ al-Khali, a sud est della penisola, edificata più di 5mila anni fa. Secondo le testimonianze sarebbe stata una città chiave nello scambio tra Medio Oriente ed Europa.

Nel Corano si racconta che Allah, per punire i suoi abitanti impuri, la fece sprofondare nelle sabbie del deserto. La città ha avuto ulteriore fortuna grazie al libro de “Le mille e una notte“, la celebre raccolta di novelle composta nel X secolo. In uno dei racconti si narra della bella Zobeide che durante il suo viaggio verso Bassora si perde e arriva casualmente in una città dove gli essere viventi sono tutti stati tramutati in pietra.

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Alla fine del diciannovesimo secolo il famoso tenente colonnello Thomas Edward Lawrence (Lawrence d’Arabia) approfondì i suoi studi su questa misteriosa Iram coniando la felice formula “Atlantide del deserto”.

Negli anni ’90 però un team di ricercatori ha portato alla luce alcune rovine nel deserto dell’Oman. Usando dei sensori dei satelliti della NASA ha scoperto il punto in cui convergevano le antiche vie carovaniere. In questo modo è stato identificato un avamposto di una civiltà perduta, quella di Ubar. A far sparire questa città non era stata né un’epidemia, né la furia divina e neanche una catastrofe naturale, ma semplicemente il tempo. La sabbia del deserto l’aveva piano piano ricoperta. Non è ancora stato accertato se la città di Ubar sia effettivamente l’antica Iram, la ricerca non si ferma e come spesso succede in questi casi la leggenda continua ad alimentarsi.

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