Le frasi in latino che bisogna saper usare correttamente

Le frasi in latino che bisogna saper usare correttamente

Ti capita di usare frasi in latino? Inutile negarlo: un carpe diem ogni tanto ci fa sentire meglio. Tuttavia, le persone colte e di buon senso ci consigliano di resistere alla tentazione di infiorettare i nostri discorsi con vecchie espressioni proverbiali in latino. Perché? Intelligenti pauca: è una questione di civiltà. Non ci si vanta dei propri possessi culturali così come non si straparla dei modi in cui ci si mantiene in forma.

La maggior parte di noi, poi, non maneggia il latino con la disinvoltura del sapiente. Dunque basta poco per sembrare snob e contemporaneamente superficiali, sbagliando la citazione in latino senza averne coscienza, o usandola nel contesto sbagliato.

Sappiamo che questi rischi non ci scoraggeranno mai davvero dal ricorso a espressioni proverbiali nella lingua da cui l’italiano è nato, soprattutto quando vogliamo risultare simpatici e brillanti. Aliud est cito surgere, aliud est non cadere, scriveva Sant’Agostino: prima o poi un latinismo scappa di bocca. E allora è meglio impararli correttamente.

Lista di 20 frasi in latino per le nostre conversazioni

Si parva licet…

Si parva licet componere magnis, dove “componere” sta per avvicinare, comparare.

Se è concesso confrontare le cose piccole con le grandi…

Da un verso delle Georgiche di Virgilio, in cui il poeta confronta il lavoro delle api con quello dei Ciclopi. Lo puoi usare per giustificare il confronto fra due cose dissimili, “fatte le debite proporzioni”. E, talvolta, per rivendicare la bontà del tuo operato o della tua posizione in rapporto a quelli di qualcun altro, con un pizzico di falsa modestia. Dal punto di vista retorico è un’excusatio.

Ante litteram

Espressione tecnico-specialistica in latino moderno (italiano: avantilettera). Propriamente, una prova di incisione tirata senza didascalia (la littera). In senso figurato, valido per opere e persone che sono riconosciuti “anticipatori“:

Che precorre i tempi.

Excusatio non petita, accusatio manifesta

Se abbiamo fatto una marachella, mettere le mani avanti può rivelare il nostro senso di colpevolezza a chi ancora non ci ha accusati di nulla. Il proverbio è medievale:

Una scusa non richiesta è un’accusa manifesta.

Urbi et orbi

Se diciamo scherzosamente che qualcosa è noto Urbi et orbi, vuol dire che lo sanno tutti. Propriamente significa che un documento papale è destinato al mondo intero e non solo alla città di Roma. Urbi et orbi è anche la prima benedizione pubblica di un papa.

Ad maiora!

È una formula d’augurio, che può venir fuori anche durante un brindisi, rivolta a chi ha conseguito un bel risultato in qualche attività: col che si augurano ulteriori successi. Letteralmente significa “a cose maggiori!” e le persone compassate lo usano talvolta ironicamente, per congedare persone con cui non sono d’accordo.

Ipse dixit

Un richiamo all’auctoritas di qualcuno, a conferma della verità di quanto si asserisce:

L’ha detto lui stesso.

Nella filosofia scolastica medievale segnalava un richiamo inconfutabile ad Aristotele, allo stesso modo che più anticamente i pitagorici, secondo Cicerone, si richiamavano al maestro.

Castigat ridendo mores

Frase di conio moderno, la compose nel XVII secolo J. de Santeuil per un busto decorativo d’Arlecchino destinato al proscenio della Comédie Italienne a Parigi. Associata alle virtù della satira, che:

Ridendo e scherzando sanziona i costumi.

Equivalente la frase attribuita a Orazio: Ridentem dicere verum.

In vino veritas

L’unica opera pervenutaci del sofista Zenobio è un corposo compendio di proverbi greci. In quella moltitudine c’è il celeberrimo Ἐν οἴνῳ ἀλήθεια, poi tradotto in latino. Sai cosa succede ai tuoi “freni inibitori” quando sei alticcio, e dunque sai che è vero: in vino veritas.

Honoris causa

“A motivo d’onore”, riferito a titoli accademici conferiti da un’università a qualcuno che si sia distinto in una particolare materia. Soprattutto in Italia vale anche per la laurea, poiché in Italia è definito dottore anche chi abbia ottenuto il diploma di laurea. All’estero si assegna soprattutto il titolo di Dottore di ricerca honoris causa.

Forma mentis

Si intende semplicemente la disposizione mentale di qualcuno. Usiamo questa espressione in modo molto disinvolto, ma può avere un significato più serio. Ad esempio, secondo Roberta De Monticelli, le Confessioni di Agostino vedono nascere una forma mentis che per la prima volta nella storia riconosce il nesso fra veridicità delle parole e consistenza personale del parlante.

De mortuis nil nisi bonum (dicendum est)

Riportata da Diogene Laerzio in greco, tradotta in latino nel XV secolo. In segno di rispetto per i defunti, si ponga fine alle dicerie nei loro confronti: “non si parli che delle cose buone”. Anche questo detto può essere usato con ironia.

In alto loco

Espressione usatissima perché foneticamente molto simile all’italiano. L’ambiente “elevato” è metafora per un ambiente privilegiato, per le autorità, per un luogo di gestione del potere, ecc. Chi ha amicizie in alto loco è amico dei “potenti”.

Ipso facto

Significa “automaticamente” in formule giuridiche. Popolarmente significa “immediatamente, seduta stante”. Letteralmente: “sul fatto stesso”.

Per aspera ad astra

“Attraverso le asperità, fino alle stelle”. Un detto suggestivo e memorabile per il “bisticcio”, ovvero paronomasia, fra aspera e astra. Una paronomasia isofonica: nelle due parole l’accento cade su suoni identici. Nel caso di paronomasia apofonica invece la vocale è diversa, come nell’italiano “dalle stelle alle stalle”.

Apertis verbis

Quando ci si vuole spiegare con chiare parole, si dichiara apertis verbis qualcosa. Senza giri di parole. E, a volte, senza diplomazia.

Melius abundare…

…quam deficere. Di origine ignota, è un detto talmente simile all’italiano che non ha bisogno di spiegazioni.

Mala tempora currunt…

…sed peiora parantur. Liberamente: viviamo tempi bui, ma giorni ancor più bui ci attendono. L’espressione è di Cicerone, dalla prima delle sue orazioni contro Catilina, da cui viene tra l’altro il significato odierno di “catilinaria”: rabbiosa invettiva contro qualcuno.

Quousque tandem abutere…

“Quosque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” (fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?): è la protesta dell’improvvisato latinista quando qualcuno gli ha proprio rotto le scatole. Sempre dalla prima catilinaria di Cicerone, di cui costituisce l’esordio ex abrupto, cioè improvviso e brusco.

Sic transit gloria mundi

Una di quelle frasi dell’ambito ecclesiastico—il cerimoniere la pronuncia tre volte davanti al neoeletto pontefice—che utilizziamo più spesso scherzosamente. Come richiamo alla “caducità delle cose umane” infatti va bene per sdrammatizzare di fronte a un insuccesso inatteso.

Memento mori

Si insomma, ricordatelo.

Immagini: Copertina