Le foto surreali di Roma a infrarossi

Le foto surreali di Roma a infrarossi

Del fatto che un soggetto sempre uguale possa essere ritratto in infinità di modi diversi, non smetteremo mai di stupirci. Prendiamo per esempio, la città eterna: Roma. Andiamo ancora più nello specifico, pescando tra le sue bellezze architettoniche il suo monumento più noto: il Colosseo. Ecco. Quante volte ti sarà capitato di vedere una foto che avesse come soggetto principale l’Anfiteatro Flavio? E quante, anche se per minime differenze di luce, prospettiva, e colori, si differenziavano dalle altre?

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In tal senso, esiste un progetto fotografico che mostra non solo il Colosseo, ma l’intera Città Eterna in una veste totalmente inedita e difficile da dimenticare. Il progetto si chiama “Rome in infrared”, ed è stato sviluppato da Milán Rácmolnár, un fotografo ungherese avvezzo alle sperimentazioni sin dai tempi dell’iscrizione alla Moholy-Nagy University of Art and Design di Budapest.

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Come specifica il titolo del suo progetto, gli scatti sono stati realizzati a infrarossi. Ma non in post-produzione, come si potrebbe pensare. Milan, infatti, prima di atterrare a Roma, ha modificato la sua Nikon D3200—una reflex tra le più accessibili in commercio—affinché potesse produrre un risultato davvero surreale.

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Se presti attenzione alle fotografie, l’effetto ottenuto si può scrutare osservando come i diversi colori e soprattutto le varie graduazioni di verde nel mondo reale abbiano lasciato spazio alla saturazione del rosa, dal più tenue al più acceso.

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Dal semplice cartellone che introduce un municipio della capitale, alla Fontana di Trevi, dagli alberi agli scorci di vita quotidiana, fino alle semplici magliette dei passanti, tutto assume e crea così un’atmosfera onirica sognante.

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In un certo senso, alcune fotografie ricordano così tanto un paesaggio nipponico coi ciliegi in fiore che una semplice occhiata a un’immagine potrebbe bastare per confondere un osservatore poco attento. E, invece, si tratta sempre dell’Urbe, la città latina per antonomasia.

Immagini via Facebook