Le frivolezze dei più grandi scrittori

Le frivolezze dei più grandi scrittori

Nel suo saggio del 1909 “Contro Sainte-Beuve”, Proust scriveva, a proposito del rapporto tra libro e biografia dell’autore: “Un libro è il prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostre abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi”. A differenza del critico Charles Augustin de Sainte-Beuve, Proust credeva (nella prima fase della sua carriera artistica) che per apprezzare un’opera d’arte non ci fosse bisogno di conoscerne la vita dell’autore.

Anche se molti lettori di oggi sono di questa filosofia, dobbiamo ammettere che non c’è niente di più interessante che dare una sbirciatina alla vita privata dei nostri scrittori preferiti. Un’occhiata alle loro strane abitudini.

Ad aggiungersi all’interessante bibliografia di genere, è uscito da poco Il demone della frivolezza di Giuseppe Scaraffia. Si trovano raccolti “aneddoti capricciosi“, frasi celebri e pettegolezzi raccontati “con la freschezza delle cronache mondane che spiano scrittori e scrittrici e i loro amici”. Vediamone alcuni, non soltanto tratti da qui.

Partiamo dalla strana, e malsana abitudine, di Dumas che non iniziava la giornata senza prima aver buttato giù un bicchierino di assenzio. Questi rituali sono molto frequenti negli scrittori: per esempio Balzac, prima di iniziare a scrivere, infilava sempre il suo talismano, un anello, al primo dito della mano sinistra. James Joyce quando scriveva indossava invece una benda sull’occhio sinistro, come un pirata. Il motivo? Non è chiaro.

Simenon, una volta, ebbe la strana idea di presentarsi a un veglione di Capodanno già ubriaco. In quell’occasione, tra l’imbarazzo generale, Simenon ebbe anche l’occasione di incontrare la sua futura moglie.

Edith Wharton aveva una passione fuori dal comune per i suoi cagnolini: oltre a farsi ritrarre spesso in loro compagnia, durante la vecchiaia, diceva che tra di loro c’era una comunicazione mistica.

Frivole e leggere possono essere anche le dichiarazioni d’amore, come ad esempio quella celebre di André Malraux alla sua Clara: “Cosa fai quest’estate?”, le chiese. “Torno in Italia”. “Bene,” rispose Malraux: “ti accompagno!”

Baudelaire pare invece fosse molto attento alla sua chioma. Cambiava continuamente pettinatura, in base ai suoi umori passeggeri. A volte si presentava con i capelli lunghi fino alle spalle, altre volte rasato. Una volta si tinse i capelli di verde.

Senza fare un torto a Proust, non possiamo non dar ragione a Oscar Wilde quando diceva che “viviamo in un’epoca in cui il superfluo è la nostra sola necessità”. Un’osservazione pungente che vale anche per i grandi scrittori.

Immagine via Wikipedia