Le routine degli scrittori famosi per concludere i loro romanzi

Le routine degli scrittori famosi per concludere i loro romanzi

Ti sei mai domandato come gli scrittori riescano a completare un romanzo? Scrivere un libro è un lavoro a lungo termine per cui servono non solo una grande pazienza e volontà d’animo, ma anche uno schema ben preciso. Tramite appunti, aneddoti e interviste, alcuni tra i romanzieri più famosi hanno svelato la loro routine. Ecco le più interessanti.

Jack Kerouac

L’autore di Sulla Strada, noto anche per essere uno dei “padri del movimento beat” era un uomo molto superstizioso. Per cui, prima di iniziare a scrivere, doveva seguire determinati rituali. Nel 1968, raccontava che doveva sempre “accendere una candela e scrivere alla sua luce.” Inoltre, evitava di lavorare durante le notti di luna piena ed era ossessionato dal numero nove. “Cerco di fare nove ‘tocchi’ al giorno stando in equilibrio sulla testa e toccando il pavimento nove volte con le dita dei piedi.”

Simone de Beauvoir

In un’intervista rilasciata nel 1965, la scrittrice francese raccontava che, nonostante avesse sempre in testa la voglia di finire un progetto, al mattino doveva fare tutto con molta calma. Doveva prendere il e iniziare non prima delle 10. Poi staccava alle 13, usciva, vedeva gli amici. Tornava verso le 17 e continuava fino alle nove di sera. “Se il lavoro va bene, trascorro un quarto d’ora o mezz’ora a leggere quello che ho scritto il giorno prima, e faccio un paio di correzioni”, spiegava. “Perché per riprendere il filo devo leggere quello che già ho fatto.”

Ernest Hemingway

“Quando lavoro su un libro o una storia scrivo ogni mattina appena fa luce,” spiegava Hemingway. “Scrivo sin quando ancora ho forze e arrivo a un punto che so che cosa accadrà dopo, quindi mi fermo e cerco di vivere sino al giorno dopo, quando ricomincerò.” Lo scrittore de Il vecchio e il mare—oltre a scrivere sempre in piedi—però, smetteva solo a una condizione. “Devo essere svuotato ma contemporaneamente soddisfatto, come dopo aver fatto l’amore con la persona amata,” precisava.

Haruki Murakami

L’autore di Nel segno della pecora ha confessato di seguire uno schema molto rigido quando deve scrivere un romanzo. Lo scrittore giapponese racconta che al mattino si alza alle quattro per poter scrivere circa cinque o sei ore. Poi, al pomeriggio, corre per 10 chilometri o nuota per circa due. “Seguo questa routine ogni giorno senza variazioni. La ripetizione in quanto tale diventa la cosa importante; è una sorta di ipnosi. Mi auto-ipnotizzo per raggiungere uno stato mentale più profondo”.

Henry Miller

Tra gli scrittori più metodici, troviamo l’autore di Tropico del Cancro. Miller aveva, infatti, uno schema ben preciso, suddiviso in tre parti: mattina, pomeriggio e sera. La mattina era il momento dedicato alla scrittura, il pomeriggio all’editing e la sera allo svago. Alla sera poteva capitare anche di scrivere, ma solo se “veramente in vena.”

Immagine via Flickr