60 anni fa la legge Merlin cambiava per sempre i costumi degli italiani

60 anni fa la legge Merlin cambiava per sempre i costumi degli italiani

Il 20 febbraio 1958 viene approvata una legge destinata a cambiare per sempre i costumi degli italiani. La legge Merlin. Prende il nome della sua promotrice e prima firmataria, Lina Merlin. Socialista, ex maestra di scuola, partigiana (era stata anche al confino), membro della Costituente e prima donna italiana a sedere al Senato.

Una battaglia coraggiosa dettata dalla volontà di dare dignità a tutte le donne, e stabilire la parità dei sessi. Prevedeva la chiusura delle case di tolleranza e aboliva la regolamentazione della prostituzione.

Le case chiuse in Europa, ai tempi della Merlin, stavano solo in ItaliaSpagna. La senatrice traeva ispirazione dall’attivista francese Marthe Richard (che nel 1946 aveva combattuto per la  chiusura delle case di tolleranza in Francia).

La situazione delle case chiuse nel 1948

Una prima versione del disegno di legge viene presentato sempre dalla Merlin nell’agosto del 1948. Si mostrano subito fortissime resistenze. A quel tempo le case chiuse attive erano oltre settecento. Tremilacinquecento circa le prostitute registrate. E un gettito per l’erario di più di un miliardo di lire l’anno.

Una curiosità: tra le regole da rispettare per chiunque volesse aprire una casa di tolleranza c’era quella di tenere le persiane chiuse. Da qui nasce il nome di “case chiuse”. Le ragazze infatti non potevano né affacciarsi né farsi vedere davanti alla casa: sarebbero state accusate di adescamento.

Il discorso di apertura al Senato della Merlin, nel 1948, è rivolto a tutti i cittadini, e dedicato in particolare ai più giovani. 

Sviluppiamo la coscienza sessuale del cittadino: aprite ai giovani i campi sportivi per esercitare gli sport; moltiplicate gli Alberghi della Gioventù e spianate le vie dei monti e dei mari, anziché lasciare quei giovani affollare i vicoli della suburra in attesa del loro turno dietro la porta del lupanare. […] La sfrenatezza della vita è un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli occorre l’ebbrezza, né come stordimento né come stimolo.

La prostituzione, anche se volontaria, è dannosa per la dignità femminile. E il fatto che sia sotto il controllo dello Stato è ancora più grave. Questo stabiliva infatti le tariffe delle prestazioni. Era una prassi che veniva portata avanti dall’Unità d’Italia. Le prostitute venivano registrare dalla polizia e quest’ultima provvedeva anche agli umilianti controlli sanitari settimanali.

Chi criticava la legge si concentrava su alcuni punti precisi. Si difendeva come un’attività economica privata e “la decisione della lavoratrice era libera”. Le prostitute venivano ritenute per lo più delle “minorate psichiche”. C’erano due rischi molto gravi: quello della proliferazione incontrollata di malattie veneree. E che la prostituzione sarebbe stata controllata dalla criminalità.

Le reazioni politiche alla legge Merlin

Aspre sono le critiche. Anche all’interno dello stesso Partito Socialista Italiano. Gaetano Pieraccini se da una parte si trova d’accordo nell’eliminazione dello sfruttamento in sé, crede che il fenomeno sia inestirpabile. Necessario allora che la prostituzione resti regolamentata.

Per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso.

Anche Pietro Nenni non è completamente convinto dalla legge. La Merlin passa allora alle maniere forti, minacciando di rendere pubblici i nomi degli esponenti socialisti tenutari di un bordello.

Benedetto Croce, dalle fila del Partito Liberale Italiano, è della stessa idea.

Eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.

Alla fine la legge viene votata. Si schierarono a favore, insieme ai socialisti, i comunisti, i repubblicani e i democristiani. Contrari i liberali, radicali, missini e monarchici. 385 a favore e 115 contro

Il dibattito tra giornalisti e intellettuali

La legge Merlin rappresenta una svolta epocale. E i suoi contemporanei se ne sono resi conto. Il dibattito è stato forte anche sui giornali. Tra facili ironie e finti pudori.

In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.

Sono le parole amareggiate del giornalista Indro Montanelli, in “Addio, Wanda!” Per lo scrittore Buzzati la legge Merlin tronca “un filone di civiltà erotica trasmesso di generazione in generazione”. Un peccato perderlo.

Nello stesso periodo, Lina Merlin insieme a Carla Voltolina, moglie di Sandro Pertini, pubblicano le “Lettere dalle case chiuse”. Missive toccanti di prostitute per lo più ignoranti e semi-analfabete dalle quali emerge lo squallore del loro mondo.

Il dibattito non si è poi di certo spento negli anni a venire. Negli anni ’80 si è pensato anche all’abrogazione totale della legge, giudicata non più al passo coi tempi, e inadatta a gestire il fenomeno della prostituzione in Italia.

Tra le tante proposte per affrontare in maniera decisa il fenomeno della prostituzione, da segnalare quella di Ignazio Marino, che allora Sindaco di Roma, voleva istituire dei quartieri a luci rosse all’interno della città.

Per approfondire l’argomento ti consigliamo il libro di Sandro Bellassai, La legge del desiderio. Il progetto Merlin e l’Italia degli anni Cinquanta. E l’ascolto di una bella lezione di wikiradio condotta da Lisa Roscioni.

Immagine di copertina | Al Salon di rue des Moulins di Henri de Toulouse-Lautrec 1894-1895