Lancillotto, l'eroe letterario dal fascino inesauribile che ispira ancora oggi

Lancillotto, l'eroe letterario dal fascino inesauribile che ispira ancora oggi

Dalla letteratura al cinema, le storie di successo sono spesso costruite attorno agli eroi. Un tempo questi eroi incarnavano dei veri e propri ideali—di bellezza e di virtù—ma col passare del tempo la loro figura si è via via umanizzata. Gli eroi contemporanei godono delle stesse peculiarità che distinguevano quelli antichi, ma il loro animo è combattuto e complicato. E uno dei capostipite in letteratura di queste nuove figure è sicuramente stato Lancillotto.

Lancillotto è uno dei personaggi più famosi del ciclo arturiano. Ovvero l’insieme dei componimenti che fondano le leggende celtiche della Bretagna. E che narrano, fra gli altri, il mito del regno di Camelot, di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Era il più valoroso e talentuoso di tutti i cavalieri, ma dominato dalla passione e dall’amore, tradì il suo re.

Le origini della leggenda

Le apparizioni del personaggio di Lancillotto nelle opere che ricostruiscono il mito arturiano sono inizialmente contraddittorie. Nei primi poemi, il cavaliere era descritto come un semplice membro della Tavola Rotonda. Poi successivamente come un principe nemico di re Artù. È solo con l’opera Lancillotto o il cavaliere della carretta di Chrétien de Troyes che nasce la vera leggenda di Lancillotto.

Secondo la storia narrata dal grande scrittore medievale, il futuro cavaliere era uno dei figli del re di Benoic, Ban. Il padre era un tiranno, e durante una rivolta causata dal suo governo iniquo, decise di fuggire dal regno e abbandonare il figlioletto. Lancillotto, quindi, fu rapito da una maga misteriosa, la Dama del Lago. Che lo portò nel suo regno, e lo crebbe come un figlio.

Lancillotto impara l’arte della guerra grazie alla Dama del Lago. E si dimostra un fanciullo dalle doti immense. Intelligente, coraggioso, veloce, abilissimo con le armi, il futuro cavaliere si distingue anche per il suo bell’aspetto. È l’eroe perfetto quindi. A 18 anni, dopo aver seguito questo lungo e magico noviziato, Lancillotto decide di chiedere alla Dama il permesso di lasciare il regno e unirsi a re Artù per diventare un cavaliere della Tavola Rotonda.

La Tavola Rotonda e il tradimento di re Artù

Secondo i più famosi componimenti in prosa che lo riguardano, a questo punto Lancillotto diventa il più grande cavaliere di Camelot. Quello più valoroso, quasi imbattibile, che porta a termine le imprese più ardue e rischiose. Visto che non c’è limite al suo coraggio. E soprattutto alla sua fedeltà: re Artù si fida ciecamente di lui.

Ma a questo punto delle vicende arturiane, Lancillotto mostra il punto debole del suo carattere passionale. Durante una delle sue missioni, infatti, deve salvare la vita di Ginevra. La sposa di re Artù. Che è stata fatta prigioniera da Meleagant, uno dei nemici più perfidi del sovrano di Camelot.

Alla fine di questa vicenda, nasce un sentimento molto forte fra Ginevra e Lancillotto. Che sfocia presto in un amore che si consuma in gran segreto alla corte del re, ignaro. Lancillotto, preso dai sensi di colpa, prova a rinunciare al suo sentimento. Lascia la corte del re, e si lega alla figlia del Re Pescatore, con cui ha un figlio, Galahad.

In questi anni Lancillotto è un cavaliere errante: le sue gesta si spargono per tutto il regno, e diventa il cavaliere più famoso della Bretagna. Riuscirà perfino a vedere il Graal, senza però avvicinarlo. La sua unica ossessione, però, rimane Ginevra: e torna alla corte di Camelot solo per lei. Ma i figli di re Artù, tramando alle spalle di Ginevra, svelano al padre l’adulterio. E il sovrano di Camelot condanna la giovane consorte al rogo.

Per salvarla dalla morte, Lancillotto assalta il castello con i suoi soldati, e riesce a fermare la sua esecuzione. Lo scontro fra Lancillotto e Artù, però, viene fermato dalla notizia dell’invasione dei romani. Lancillotto si dilegua, e il re di Camelot nel frattempo viene tradito da Mordred, e muore. Così come Ginevra e l’intero regno di Camelot, che scompare.

L’unico a rimanere in vita è appunto Lancillotto. Piegato dagli anni di combattimenti, e dal peso del tradimento e delle sue passioni, il cavaliere più famoso del regno si trasforma in un viandante ramingo e solitario.

L’eroe dominato da se stesso

Lancillotto, insomma, è l’esempio classico dell’eroe che mette a repentaglio se stesso a causa delle sue passioni. Amore, bramosia di potere, invidia.

Sono moltissimi gli eroi “prescelti” che distruggono il proprio talento a causa di sentimenti inarrestabili. Basti pensare, ad esempio, ad Anakin Skywalker di Star Wars. A causa dell’amore per la principessa Amidala, il cavaliere jedi rinuncia alla sua missione per diventare il comandante dei sith.

Il romanticismo e il dramma dell’amore di Lancillotto e Ginevra è stato raccontato in altri film. Uno dei più noti è Il primo cavaliere

Immagini: Copertina | Lancillotto e Ginevra, Emil Teschendorff,  XIX sec.