Cinque tra i più grandi

Cinque tra i più grandi "cattivi" della letteratura

Molto spesso i personaggi “cattivi” sono la parte migliore dei libri. Che sia per il loro “rifiuto” delle norme sociali, per la loro opacità morale, per una personalità giganteggiante, per le qualità ipnotiche della “banalità del male”, per il nostro piacere del rischio di sentirci assimilati a personaggi che crediamo distantissimi da noi, eccetera, la forza di attrazione dei villain è fortissima sui lettori—molti lo hanno scoperto da ragazzi grazie a Long John Silver. Anche perché, molto spesso, le storie di cui è fatta la letteratura esistono grazie a loro.

La letteratura è costellata di “cattivi” che spesso non sono neanche “antagonisti” sotto l’aspetto narratologico: pensiamo all’Uomo del sottosuolo di Dostoevskij, al capitano Achab di Melville—antagonista è lui o la balena?—o al Patrick Bateman di Bret Easton Ellis, lo yuppie psicopatico ossessionato da Omicidio a luci rosse e Donald Trump, che ammazza fischiettando i Genesis di Phil Collins.

Più di loro, paradossalmente, è “antagonista” il corrusco Dio di Israele che nel Libro di Giobbe—splendidamente illustrato da William Blake e commentato nel ‘900 anche da Guido Morselli—rivendica la propria onnipotenza stritolando fra le sofferenze il suo giusto e ricco figlio, senza che questi, che si impegna anche in una disputa sulla teodicea con tre amici, possa saperne il perché.

Aggiungiamo qui sotto qualche altro esempio: una piccola porzione di una lista che potrebbe essere infinitamente lunga. aspettiamo le tue opinioni: quali sono i cattivi che la letteratura ha reso davvero immortali?

Iago, di Shakespeare

Scelta banale ma obbligata.

Dalla viltà d’un germe o d’un atòmo
vile son nato.
Son scellerato
perché son uomo;
e sento il fango originario in me.

La malignità dell’inafferabile Iago, sopra nella versione di Boito e Verdi, trionfa sul personaggio di Otello, che l’alfiere conosce molto bene e sa controllare. Iago è forse più interessante di Otello, come Lady Macbeth lo è più del marito. Quando non è nel pieno controllo della situazione, restiamo quasi ammirati dalla capacità improvvisativa della mente malvagia di Iago in azione. Come nel momento in cui sottilmente istiga il signore a uccidere Desdemona.

[OTELLO]Vorrei impiegare nove anni a ucciderlo. Una donna così bella, così gentile, così dolce.

[IAGO] Dovete dimenticare.

[O]E che lei muoia e marcisca e sia dannata stanotte. Non deve vivere. No, il mio cuore s’è fatto di pietra. Se lo colpisco mi fa male la mano. Oh, non c’è al mondo creatura più dolce, può stare al fianco di un imperatore e comandarlo a bacchetta.

[I] Questo non è degno di voi.

[O]Accidenti a lei, io dico solo quel che è. Abilissima con l’ago, mirabile musicista […], con un’intelligenza e un’immaginazione così alta e ricca!

[I]E proprio per questo è più colpevole.

[O]Mille, mille volte più colpevole… Ma così dolce!

[I]Anche troppo dolce!

[O]Ah, non c’è dubbio. Ma che pena, Iago! O Iago, che pena, Iago!

[I]Se siete così innamorato della sua infamia, datele pure carta bianca d’offendere. Se questo non tocca voi, non sfiora nessun altro.

[O]La farò a pezzetti… Mettere le corna a me!

[I]Effettivamente questo è brutto da parte sua.

[O]Col mio ufficiale!

[I]Ancora più brutto.

[O]Procurami del veleno, Iago. Per stanotte.

Stavrogin, di Dostoevskij

Io, Nikolaj Stavrogin, ufficiale a riposo, nel 186* vivevo a Pietroburgo, abbandonandomi alla depravazione nella quale non trovavo piacere. […] Formulai per la prima volta in vita mia questo severo pensiero dentro di me: che non conosco e non sento né il male né il  bene, e che non solo ne ho perduto il senso, ma so che il male e il bene in realtà non esistono nemmeno

Così, nella sua tardiva “confessione” nella parte seconda del romanzo che ha in lui il suo perno, I Demoni, si esprime il più malvagio dei personaggi dostoevskijani, cioè Stavrogin. La illimitata libertà di chi pretenda di sollevarsi al di sopra del bene e del male, in questo personaggio, e il conseguente smarrimento della bussola morale, coincidono con la sterilità e la miseria del sadico che spingeranno lui stesso a confessare i suoi misfatti.

Maximilien Aue, di Jonathan Littel

“Lasciate che vi racconti come è andata”. Il protagonista di Le benevole di Jonathan Littel—poderoso romanzo che è stato un “caso letterario” qualche anno fa—ormai vecchio e reinserito nella vita civile in Francia sotto falso nome, trasmette le proprie memorie. Racconta in prima persona la sua esistenza di intellettuale omosessuale e di ufficiale nazista in Ucraina, che partecipò alla battaglia di Stalingrado beccandosi un colpo in testa finendo decorato, per poi essere coinvolto nella pianificazione dell’Olocausto.

Fin dagli albori della storia umana, la guerra è sempre stata considerata il male più grande. Ma noi avevamo inventato qualcosa al cui confronto la guerra finiva per sembrare pulita e pura.

Un libro sgradevole quanto entusiasmante e ardito, e pieno di spunti di riflessione. Ma anche lunghissimo. Ci vogliono pazienza e stomaco, perché non è Vita e destino, ma vale assolutamente la pena leggerlo.

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Le grida di un soldato croato agonizzante e straziato ma non morto fra le macerie di Stalingrado vi entreranno nel cervello. I nazisti non sprecano una pallottola per finirlo perché significherebbe un proiettile in meno contro i russi. Ma vi entreranno nel cervello, o vi bloccheranno lo stomaco, fate voi, tante altre cose di questo romanzo di 1.000 pagine che fu il caso letterario del 2008. Perché è il racconto di un ufficiale nazista, riciclatosi come rispettabile cittadino in Francia grazie a un colpo di genio/culo dopo il conflitto, della fase esaltante del nazismo e della sua sconfitta bellica. In mezzo lo sterminio degli ebrei orientali fuori dai lager. Fosse comuni e fucilazioni di massa, tutto eseguito con razionalità prussiana. O hegeliana. Il male assoluto raccontato dal punto di vista dei carnefici. E il narratore usa uno stile incalzante e diretto, sfruttando ogni particolare stringi-budella, letto nella grande mole documentaria sicuramente consultata. Un piccolo particolare che avvicina al masochismo: Littell viene da una famiglia di origine ebraica. Ma scoprirete anche quanto siano state decisive le scarpe per le sorti della guerra in Russia: i tedeschi e i loro alleati, tra cui i disgraziati dell'Armir, le scarpe le avevano giuste al momento della partenza ma con il gelo i piedi ingrossarono e le scarpe diventarono piccole tanto da impedire di camminare. Figuriamoci marciare sotto le bombe. I sovietici, che del loro inverno se ne intendevano, avevano stivali di due numeri più grandi. E con i piedi gonfi diventarono precisi e tutti marciavano a ritmo. A voi il compito… . La scelta del nostro Marco Caneschi, @barney_marco, per ricordare le battaglie intorno e dentro Stalingrado, che in questi giorni di settembre del 1942, videro l’armata tedesca scontrarsi contro la resistenza russa, va su un romanzo duro, durissimo, graffiante, lucido e freddo, “Le benevole” di Jonathan Littell. Un vero caso letterario alla sua uscita. L’avete letto? Ci raccontate le vostre impressioni? #lebenevole #jonathanlittell #libridaleggere #bookstagram #instabook #igreaders #bookporn #bookaddict #bookaholic #libri #libriconsigliati #librichepassione #leggere #igbooks

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Il giudice Holden, di Cormac McCarthy

Come ha ricordato recentemente Emanuele Trevi, l’alto e glabro Giudice Holden che torreggia in Meridiano di sangue, western del 1985 da molti ritenuto il capolavoro di Cormac McCarthy, è stato definito da Harold Bloom—selettore di capolavori e compilatore di inflessibili canoni—la figura “più terrificante della letteratura americana”.

Riluceva come la luna, pallido, senza un solo pelo visibile in tutto il gran corpo, nemmeno in qualche piega della pelle o nelle grandi narici o sul petto o nelle orecchie, e neppure un’ombra sopra gli occhi o sulle palpebre.

Assassino e stupratore mostruosamente violento, e insieme lirico dispensatore di “sovrumana” sapienza intorno a un fuoco alla banda di sicari con cui si accompagna, Holden appare invincibile, e il suo feroce sonnambulismo nichilista seduce e incute timore anche negli assassini senza scrupoli che ascoltano le sue parole.

La Marchesa De Merteuil, di Laclos

Sono nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio.

Libertina, crudelissima, dissimulatrice, infelice, La marchesa de Merteuil è protagonista del celebre romanzo epistolare Le relazioni pericolose (1782) di Laclos. Mente e “deus ex machina” dietro alle vicende del romanzo, cerca la vendetta per interposta persona, manovra il visconte di Valmont, suo ex amante, incoraggiandolo nei suoi propositi di seduzione, e poi tradendolo, facendolo ammazzare in un duello. Tuttavia, la sua rispettabilità verrà sgretolata proprio da Valmont, che prima di morire rende note le sue macchinazioni epistolari. 

In una lettera del romanzo la “dissimulatrice disonesta” ammette di aver nutrito da sé una personalità che le permettesse di “emanciparsi” da una società che la voleva nient’altro che zitta e ciecamente obbediente. Sicuramente uno dei più grandi “cattivi” della letteratura.

Tanti antagonisti meriterebbero di essere ancora citati. Dall’Uriah Heep di Dickens al Pennywise delli Stephen King più dickensiano—King ci ha regalato altri grandi “cattivi” memorabili, da Leland Gaunt di Cose Preziose a Annie Wilkes in Misery. Gli psicopatici: da Hannibal Lecter al Pastore Harry Powell in La morte corre sul fiume—il libro è bello quanto il film—al Grenouille di Il profumo. Fino al classico Mr. Hyde di Stevenson.

Insomma, la lista è lunghissima. E il tuo cattivo preferito qual è?

Immagine: Copertina