La splendida lettera di Tolstoj a Gandhi sull'importanza dell'amore

La splendida lettera di Tolstoj a Gandhi sull'importanza dell'amore

Come ti abbiamo già raccontato, fra le letture preferite di Tolstoj c’erano i Vangeli. Di questi, il Discorso della montagna era il tratto prediletto: lo studio del sermone fu probabilmente il momento decisivo della crisi spirituale attraversata dal grande scrittore russo dopo la conclusione di Anna Karenina.

Il Discorso, infatti, che rimbalza in tutti e tre i Sinottici lasciando appena qualche scaglia in Marco, una breve recensione in Luca, e un resoconto molto più lungo in Matteo, sembra indicare le risposte alle dolorose questioni per cui Tolstoj si arrovellava intorno al 1880, sunteggiabili in una: come devo vivere?

L’invito di Gesù alla metànoia, al “cambiamento di mente”—che proclamava sale della terra i poveri, gli affamati, gli arrendevoli, e ordinava agli schiaffeggiati di offrire l’altra guancia—provocò l’etica della non violenza tolstojana. Gli ispirò una nuova morale.

Il concetto della “non resistenza al male per mezzo del male” fu delineato da Tolstoj soprattutto ne Il regno di Dio è dentro di voi, del 1893. Nel decennio successivo, Gandhi avrebbe letto quel libro, giudicato poi, da lui stesso, indispensabile all’elaborazione della teoria etico-politica della resistenza passiva. Il rapporto tra Tolstoj e Gandhi, comunque, non si arrestò a quello autore-lettore. I due scambiarono alcune preziose, bellissime lettere.

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Gandhi e Tolstoj si scrivono

Il carteggio consiste in sette lettere. Fu Gandhi a scrivere per primo al “Conte Leo Tolstoj” il 1 ottobre 1909. All’epoca, nella provincia sudafricana del Transvaal, egli contrastava l’obbligo di schedatura imposto a tutti gli immigrati indiani. Aveva letto con entusiasmo la “Lettera a un indù” scritta da Tolstoj, in cui il russo rispondeva al dissidente Tarak Nath Das, e chiese allo scrittore di poterla pubblicare sul giornale “Indian Observer”. Tolstoj gli rispose subito, autorizzandolo, e dichiarandosi “commosso” dell’attenzione ricevuta.

Contrapporre alla violenza, quindi alle armi da fuoco, la forza d’animo e l’amore veicolati dalla disobbedienza civile, dalla non violenza che Gandhi denominerà satyagraha. Questo è il tema in filigrana nell’intero, breve carteggio fra i due.

Alla seconda lettera di Gandhi Tolstoj non risponde. La terza risale al 1910: Gandhi gli invia il suo opuscolo Indian home rule. Stavolta Tolstoj risponde con entusiasmo, e lo incoraggia. Nel rispondere a sua volta, Gandhi chiede a Tolstoj opinioni più approfondite sulla resistenza passiva. Arriviamo dunque all’ultima lettera del breve carteggio, la risposta di Tolstoj, piuttosto lunga, del 7 settembre 1910. Lo scrittore sarebbe morto appena due mesi dopo.

“L’uso della forza è incompatibile con l’amore”: l’ultima lettera di Tolstoj a Gandhi

Tolstoj ha il presentimento che morirà presto, e ciò, sostiene, lo rende incline a esprimersi liberamente su questioni di grande importanza per lui. Anzitutto, definire il concetto di rinuncia alla violenza.

La rinuncia all’opposizione violenta è, molto semplicemente, la legge dell’amore depurata da sofismi. L’amore, ovvero l’aspirazione dell’anima dell’uomo alla comunione con le altre anime, e la mansuetudine reciproca che ne deriva, è la più elevata, la sola legge della vita. Come ogni uomo sente nel fondo del cuore. E vede, più chiaramente che mai, nei bambini. E sa, finché non resta impigliato nella rete mendace dei pensieri mondani.

Tale “legge”, secondo Tolstoj, è, diciamo così, “interculturale”. Promulgata da filosofi di ogni epoca e provenienza, nonché da Gesù. Il quale ha indicato i pericoli del “rispondere colpo su colpo”, del “difendere i propri interessi con la forza”. Gesù ammoniva che:

come tutti gli esseri umani devono sapere, l’uso della forza è incompatibile con l’amore come regola suprema di vita. E, se l’uso della violenza appare ammissibile anche in un solo caso, la regola in sé appare vanificata. […] Non appena la resistenza violenta è ammessa al fianco dell’amore, l’amore non esiste più.

Per Tolstoj, Cristo aveva espresso la legge d’amore in modo più chiaro che mai, eppure la Chiesa, contraddittoriamente, ha impiegato la violenza nel corso di tutta la sua storia. Qui l’autore mostra il suo evangelismo aconfessionale. E rivela la forte influenza, su di lui, del Discorso della montagna: un’informazione dottrinale di Gesù ai discepoli, molto forte sotto il profilo etico, meno sotto quello “istituzionale”, più in evidenza altrove nei Vangeli.

Gandhi durante la "Marcia del sale", 1931. Via

Gandhi durante la “Marcia del sale”, 1931. Via

Non uccidere: un “comandamento” valido senza eccezioni

Alla domanda “il comandamento: non uccidere è valido in ogni caso?”, per Tolstoj bisogna rispondere, recisamente: sì. Uccidere è sempre un crimine. Eppure, per Tolstoj, l’uomo soggiace a una contraddizione, per cui, “in qualche caso”, uccidere non è sbagliato.

Socialismo, Comunismo, Anarchismo, Esercito della Salvezza. Criminalità in aumento, disoccupazione, assurdo lusso dei ricchi, miseria dei poveri aumentata oltre ogni limite. Il numero terribilmente in crescita dei suicidi. Tutti segnali di quella contraddizione interiore che deve essere risolta, e lo sarà. Ma può esser risolta solo accettando la legge dell’amore e il rifiuto di ogni tipo di violenza.

Puoi leggere l’intero carteggio Gandhi-Tolstoj, in inglese. Trovarlo in italiano non è semplice, ma puoi leggere una versione italiana della lettera di Tolstoj a Gandhi sull’amore.

Immagini di Copertina: 1 e 2