Le toccanti lettere d'amore dei protagonisti del Novecento

Le toccanti lettere d'amore dei protagonisti del Novecento

Tra tutti i sentimenti, l’amore è il più forte. Può nascere in fretta, crescere col tempo, esaurirsi per poi tornare all’improvviso. È qualcosa che è stato descritto così tante volte nei secoli che è impossibile enumerarne le opere che ne parlano, eppure c’è ancora tanto da dire in proposito.

Come avevamo già visto, una delle massime espressioni di questo sentimento sono le lettere d’amore. Abbiamo deciso di cercarne altre, più rare e altrettanto toccanti, che descrivono perfettamente ciò che senti per qualcuno proprio in questo momento.

La prima lettera che vogliamo proporti è stata scritta nel 1979 da John Lennon all’amore di tutta una vita: Yoko Ono. I due si conobbero molto prima, nel 1966, quando il componente dei Beatles andò all’anteprima di un’esibizione dell’artista all’Indica Gallery di Londra. Si misero insieme due anni dopo. Da allora fu tutto un crescendo. Ecco un estratto della lettera, in cui Lennon spiega a modo suo come l’amore stia nelle piccole cose che poco a poco si cambiano insieme:

Abbiamo cominciato ad amare le piante: e pensare che all’inizio eravamo convinti che le piante ci rubassero l’aria! Abbiamo iniziato ad apprezzare il ritmo frenetico della città che di solito ci disturbava. Commettevamo molti errori e ancora ne facciamo. In passato abbiamo speso un mucchio di energia per cercare di ottenere qualcosa che pensavamo di volere, ci chiedevamo perché non riuscivamo a ottenerlo, per poi scoprire che uno dei due o tutti e due non lo volevano veramente. […] Abbiamo scoperto che quando tutt’e due desideravamo una cosa all’unisono, succedeva più in fretta. Come dice la Bibbia, «là dove sono due riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». È vero. Due sono tanti.

Uno dei rapporti più conflittuali per antonomasia, invece, è quello tra Frida Kahlo e il marito Diego Rivera. I due si amavano di un amore appassionato, litigavano, si perdonavano. Il loro è stato un amore travagliato, e questa lettera che stiamo per proporti ne è la diretta testimonianza. La scrisse l’artista messicana di getto, ma non riuscì mai a inviarla. Risale a prima che i due si sposassero, tradissero e poi ritornassero insieme fino alla morte di Kahlo nel 1954. Ecco l’estratto:

La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? […] Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. […] Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. […] La mia notte mi brucia d’amore.

Spostiamoci in Italia, negli anni Novanta. A quel tempo, il settimanale Epoca iniziò a pubblicare lettere inedite di Italo Calvino, alcune indirizzate all’amata Elsa De Giorgi. Una folta corrispondenza epistolare che mostra una parte del più profondo privato dell’ideatore de Le lezioni americane. Ecco un estratto:

Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. Tu sei un’eroina di Ibsen, io mi credevo un uomo di Čechov. Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Čechov hanno la pateticità e la nobiltà degli sconfitti. Io no: o vinco o mi annullo nel vuoto incolore. E vinco, vinco, sotto le tue frustate. No, cara, non hai nulla dell’eroina dannunziana, sei una grande donna pratica e coraggiosa, che si muove da regina e da amazzone e trasforma la vita più accidentata e difficile in una meravigliosa cavalcata d’amore.

Infine, la lettera forse più toccante. L’addio di Virginia Woolf al marito Leonard, prima di togliersi la vita. Com’è noto, la scrittrice inglese soffriva di frequenti crisi depressive. Durante l’ultima, avvenuta nel marzo del 1941, decise di riempirsi le tasche di sassi e lasciarsi annegare nel fiume Ouse. C’è anche un bel film che racconta la sua storia: The Hours. Ecco il saluto che lasciò al suo amato:

Sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. […]  So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. […] Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.

Immagine via Wikipedia