Le lettere d'amore più belle della storia

Le lettere d'amore più belle della storia

Romanzi, canzoni, illustrazioni. Attraverso i secoli, sono state prodotte un’infinità di opere d’arte per cercare di definire cos’è l’amore, il sentimento per antonomasia. Da William Shakespeare a Walt Whitman, fino ad arrivare a Gabriel Garcia Marquez, gli esponenti letterari di diverse epoche hanno cercato con escamotage più o meno funzionali di raccontarci la loro versione del forte affetto tra persone, dell’attrazione interpersonale, dell’attaccamento reciproco.

Perché l’amore può intercorrere tra un padre e un figlio, tra due amici o tra due amanti. Tra le citazioni letterarie che definiscono questo sentimento, ce n’è una in particolare di Giovanni Boccaccio che trascende tutte le sue declinazioni e recita così: “Amor può troppo più che né voi né io possiamo.”

Ma se indaghiamo nel privato dei personaggi della storia, col tempo sono state rese note alcune delle loro lettere private che hanno colto l’essenza della complessità di questo sentimento. Qualche tempo fa il Daily Mail ha fatto votare i passi più belli ai suoi lettori. Riproponiamo la classifica che ne è uscita fuori per te.

Johnny Cash scrive alla moglie June Carter (1994)

Siamo diventati vecchi e ci siamo abituati a stare insieme. Pensiamo le stesse cose. Ci leggiamo nella mente. Sappiamo cosa vuole l’altro senza dover chiedere. A volte l’uno fa irritare l’altro. Forse a volte ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, medito su di noi e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato.

Winston Churchill scrive alla moglie Clementine (1935)

Mia cara Clemmie, nella tua lettera da Madras hai scritto alcune cose a me molto care, circa l’averti arricchito la vita. Non posso dirti che piacere questo mi ha dato, perché mi sento sempre tremendamente in debito, se è consentito fare questo tipo di conti in amore.

John Keats dichiara il suo amore a Fanny Brawne (1819)

Non posso vivere senza di te—mi dimentico di ogni cosa, ma quando ti vedo di nuovo—la mia vita sembra fermarsi qui—non vedo nient’altro. Mi hai assorbito.

Ernest Hemingway scrive a Marlene Dietrich (1951)

Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa.

Napoleone Bonaparte scrive a Giuseppina di Beauharnais (1796)

Da quando ti ho lasciato, sono sempre depresso. La mia felicità è essere vicino a te. Rivivo continuamente nella mia memoria le tue carezze, le tue lacrime, la tua affettuosa sollecitudine. Il fascino della incomparabile Josephine accende un bruciore e una fiamma incandescente nel mio cuore.

Richard Burton scrive a Elizabeth Taylor (1964)

I miei occhi ciechi aspettano disperatamente di vederti. Non te ne rendi conto, naturalmente, EB, quanto bella e affascinante sei sempre stata, e come hai acquistato un valore aggiunto di speciale e pericolosa grazia.

Enrico VIII scrive ad Anna Bolena (1527)

Mi permetto di voler sapere espressamente l’intenzione che avete riguardo al nostro amore. La necessità mi costringe a ottenere questa risposta, essendo stato da più di un anno ferito dal dardo d’amore, e non essendo ancora sicuro se io riesca o meno a trovare un posto nel vostro affetto.

Beethoven scrive delle sue pene d’amore provocate dalla sua “amata immortale” (1812)

Anche se ancora a letto, il mio pensiero va a te, mia amata immortale, sii calma, amami, oggi, ieri, quante lacrime versate per te, te, te, vita mia, mio tutto, addio. Oh continua ad amarmi, non giudicare male il cuore più fedele del tuo amato. Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri.

Immagine via Wikipedia