Perché molti edifici vengono

Perché molti edifici vengono "storti" in foto: il fenomeno delle linee cadenti

Quando scattiamo fotografie di palazzi o grattacieli in città, oppure di una cima durante un’escursione in montagna, si verifica spesso un fenomeno dovuto alla distorsione prospettica: quello delle linee cadenti.

È un fatto inerente al mezzo fotografico, che per sua natura riduce il mondo tridimensionale a uno bidimensionale. Vi ha a che fare, perciò, chiunque tenga una macchina in mano. Anzitutto il fotografo professionista: e vediamo a proposito uno scatto d’epoca, di Paolo Monti, del campanile di San Marco a Venezia.

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E vi hanno a che fare, ovviamente, anche l’amatore di fotografia o il turista che voglia una bella foto ricordo: ecco uno scatto contemporaneo, preso a caso, del campanile.

Abbiamo la ragionevole certezza che il campanile di San Marco sia dritto: il fatto è che quando scattiamo la fotografia di una costruzione, molto spesso le linee verticali non risultano parallele, e le costruzioni sembrano “pendenti”, solitamente all’indietro.

Il fenomeno delle linee cadenti in fotografia

Quest’effetto di distorsione prospettica, praticamente assente nella fotografia di paesaggio, riguarda specialmente la fotografia di architettura e la fotografia di montagna. Avviene, in modo particolare, quando si inclina la fotocamera—appena, o molto—per immortalare un edificio o una montagna molto alti.

Dipende dal “punto di vista” dell’inquadratura, che è spesso un punto di vista dal basso. La verticalità è ridotta, e, nel caso di edifici di ogni tipo, sembra che gli spigoli (cioè le linee laterali) convergano per congiungersi in un punto superiore fuoricampo: è il fenomeno delle linee cadenti.

Vediamo un piccolo esempio. La cappella di Notre-Dame du Haut progettata da Le Corbusier è un capolavoro “irregolare” di architettura religiosa. Tuttavia, dal vero non somiglia vagamente a un crème caramel, come nella foto sopra di René Burri, in cui l’effetto delle linee cadenti è ben visibile, benché modesto, e certamente voluto dal fotografo.

In altri modi, è ben possibile inquadrare l’edificio “dritto”, come nella foto che vedi qui sopra. Il discorso non è normativo, e la foto di Burri ci pare senz’altro più bella dell’altra, tuttavia al fenomeno delle linee cadenti ci sono diversi rimedi. Vediamo quali.

Come risolvere il problema delle linee cadenti in fotografia

Un rimedio comune, dotandosi di obiettivi tradizionali, è scegliere un diverso e migliore punto di ripresa. Preferendo un punto di vista più “alto”, attento sempre a mantenere il più possibile dritte le linee verticali. Quante volte la fotografia di una cima ti è parsa ridicolmente inadeguata alle sensazioni da Stürmer che il paesaggio montano ti offriva a occhio nudo? Scegliendo un punto di vista magari a mezza altezza rispetto al soggetto, una posizione ideale sul versante opposto a quello da riprendere, si ottiene invece una foto che non sacrifica del tutto la “grandiosità”.

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La stessa cosa vale per gli edifici alti. Non si può dire che la foto qui sotto sia bella. Ma rende l’idea di come posizionarsi al di sopra del piano stradale aiuti a neutralizzare il fenomeno delle linee cadenti.

Un altro accorgimento è allontanarsi un po’ dal soggetto. Avendo sempre cura di mantenere il piano del sensore parallelo al piano della costruzione che che stai fotografando, .

C’è poi sempre la possibilità, molto sfruttata, di correggere in “post-produzione” l’immagine: nella fotografia analogica, per farlo, si poteva esporre la lastra inclinata, in camera oscura. Oggi basta un qualsiasi programma di fotoritocco che lo permetta.

Le linee cadenti: errore o libertà di espressione?

A seconda del contesto e del messaggio, le linee cadenti risultano indesiderate oppure una scelta “di stile”. Sicuramente sono più tollerabili nella street photography, più espressiva, che nella fotografia di architettura. In ogni caso, sta al fotografo saper sfruttare creativamente le possibilità comunicative del fenomeno, che può anche esaltare le qualità di un’architettura. Usando obiettivi grandangolari come l’occhio di pesce, il fenomeno delle linee cadenti si riscontra praticamente sempre e può essere sfruttato per racchiudere ampi spazi cittadini dentro l’inquadratura. Consideriamo ora un’altra foto di René Burri, dal reportage sulle “rovine spaziali” a Cape Canaveral degli anni ’70.

Qui l’inclinazione serve a incorniciare le rampe più lontane, con un’effetto di maggiore incombenza che sottolinei il disfacimento. È una scelta retorica. Come l’enfasi nel linguaggio verbale. Certo, se il soggetto e lo sguardo del fotografo non sono particolarmente interessanti, esaltare le linee cadenti rischia di essere solo pleonastico.

Insomma, come insegnano i grandi della fotografia, per trasformare un “errore” in una scelta stilistica ci vogliono personalità, buon senso ed equilibrio.

Immagine: Copertina