Luciano Salce, guida a uno dei registi più sottovalutati del cinema italiano

Luciano Salce, guida a uno dei registi più sottovalutati del cinema italiano

I nomi dei registi che hanno reso grande il cinema italiano li conosciamo tutti: De Sica, Fellini, Rossellini, e tanti altri. Ma ci sono anche grandi registi italiani che non hanno ottenuto altrettanta popolarità, nonostante spesso non avessero molto da invidiare agli esponenti più famosi. Uno, ad esempio, è stato Luciano Salce.

È noto al grande pubblico soprattutto per aver girato i primi due episodi della saga di Fantozzi, dirigendo Paolo Villaggio, in quello che diventerà un vero e proprio fenomeno culturale in Italia. Ma la sua produzione è molto più ricca di così.

Luciano Salce nasce a Roma il 19 settembre 1922, da una famiglia benestante originaria di Bergamo. La prematura scomparsa della madre, per una febbre post parto, costringe il padre a iscrivere il piccolo Luciano al collegio gesuita di Mondragone: ma è proprio durante gli anni passati in istituto che Salce impara ad amare il teatro e le opere teatrali.

Per questo a vent’anni, una volta uscito dal collegio, decise di iscriversi all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove ha modo di fare la conoscenza di alcuni dei suoi futuri colleghi, tra cui Vittorio Gassman, Carlo Mazzarella, e Nino Manfredi.

Una volta terminato il suo percorso di formazione, Salce comincia a lavorare nel mondo dello spettacolo italiano, sperimentando ogni sua sfumatura: lavora come autore per famosi varietà radiofonici della RAI, prende parte a spettacoli teatrali e film in qualità di attore, e spesso fa da assistente a svariati registi.

L’esordio alla regia avviene nel 1960, quando dirige Nino Manfredi e Vittorio De Sica nel film Le Pillole di Ercole. La vera svolta, però, avviene l’anno successivo, con il film Il Federale: il primo lavoro in cui Ugo Tognazzi si cimenta con una tipologia di commedia più adulta e matura.

Grazie a questo successo, Salce e Tognazzi inaugurano una collaborazione stretta, che prosegue anche in La voglia matta (1962), La Cuccagna (1962) e Le ore dell’amore (1963). Le commedie di costume del regista sono opere in grado di descrivere perfettamente il lato più scanzonato dell’Italia all’inizio degli anni Sessanta: un paese in crescita.

Alla fine di questo decennio, però, Salce decide di sperimentare altre varianti della commedia. Sono gli anni delle rivolte giovanili, e il regista decide di sperimentare la commedia politica con due pellicole: La pecora nera (1968) e Colpo di stato (1969).

Gli anni Settanta si aprono con un ritorno alla commedia classica: i film Basta Guardarla (1970) e  Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno (1974), però, non ottengono i risultati del passato. Quest’ultimo lavoro, però, consente a Salce di entrare in contatto con Paolo Villaggio, con cui nei due anni successivi girerà Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976).

Il successo di pubblico è clamoroso: i due film sono i più visti delle rispettivi stagioni cinematografiche, e consacrano la nascita di un fenomeno di costume immortale. I primi due episodi di Fantozzi, gli unici diretti da Salce, sono in assoluto i migliori: le scenografie, le riprese, il ritmo della narrazione, tutto concorre a rendere irresistibile la storia del ragioniere.

Questi lavori, poi, fanno sperimentare a Salce un’altra variante della commedia: il grottesco. È infatti l’unico regista italiano ad aver sperimentato ogni sottogenere di questo stile cinematografico: dopo una prolungata collaborazione con Villaggio—con Il… Belpaese (1977) e Professor Kranz tedesco di Germania (1978)—Salce decide di sperimentare anche il cinema di avanspettacolo.

Nel 1981, infatti, lancia il successo di un altro comico italiano che riscuoterà enorme successo, Lino Banfi, con Vieni Avanti Cretino.

Dopo aver segnato le carriere di attori italiani passati alla storia—Manfredi, Tognazzi, Gassman, Villaggio e Banfi—il regista romano scompare il 17 dicembre 1987, per un attacco cardiaco.

Immagini: Copertina