Chi è stata Luisa Casati, la donna che desiderò diventare un’opera d’arte

Chi è stata Luisa Casati, la donna che desiderò diventare un’opera d’arte

Una donna che ha vissuto tutta la sua vita come fosse un’opera d’arte. No, non è un’esagerazione. È Luisa Casati. Colta, eccentrica, ironica, stravagante e affascinante. Unica nel modo di vestire, truccarsi e arredare le sue case. Dotata di un gusto eccentrico e straordinario per gli anni in cui ha vissuto.

Natalia Aspesi ha definito Luisa “una celebrità asessuata”, vestita a volte da Cesare Borgia, a volte da Arlecchino. Definita da Le Figaro, “L’anti Gioconda” e da Jean Cocteau “Il più bel serpente del paradiso terrestre”. Incantò anche D’Annunzio: “La sola donna”, confessò il Vate: “che mi abbia sbalordito”.

Luisa è fonte di ispirazione anche nei nostri giorni, visto che lo stilista John Galliano ha preso spunto da lei, “una delle muse del XX secolo italiano”, per una collezione eccentrica della scorsa stagione. E così anche Tom Ford, Yves Saint Laurent, Giorgio Armani e Alexander McQueen.

luisa casati ritratto musa

La marchesa Luisa Casati con un levriero – Giovanni Boldini, 1913

L’infanzia di Luisa Amman

Luisa nasce a Milano il 23 gennaio 1881, secondogenita del produttore di cotone Alberto Amman e di Lucia Bressi, viennese. La città lombarda vive in quegli anni un boom economico e culturale. Il padre viene insignito del titolo di conte dal re Umberto I, per aver contribuito all’aumento del reddito nazionale. In un contesto agiato ma isolato, viene educata, insieme alla sorella maggiore Francesca, da istitutrici. Per eccitare la sua vita noiosa, Luisa sogna. Le vite di Ludovico II di Baviera, dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, dell’attrice Sarah Bernhardt. Ama le arti figurative, da grande vuole diventare una pittrice.

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Luisa Casati fotografata da Adolf de Meyer, 1912

Alla prematura morte dei genitori, le sorelle Amman ereditano tutto. Sono definite dai giornali nazionali di quegli anni “le più ricche ereditiere d’Italia”. Nel 1900, Luisa sposa il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Come viaggio di nozze scelgono di andare a Parigi per vedere l’esposizione universale. L’anno dopo nasce la figlia Cristina, con la quale avrà sempre un rapporto burrascoso. Il nome viene in mente a Luisa dall’ammirata principessa di Belgioioso. Luisa ha un animo tormentato. Vuole essere indipendente e libera: non è fatta per essere madre, per la vita familiare o casalinga.

L’incontro con Gabriele D’Annunzio

Inizia, alla luce del sole e non curante dell’etichetta, una relazione con Gabriele D’Annunzio. Il “vate” la chiama affettuosamente Kore, uno dei nomi di Persefone, la regina degli Inferi. Sarà lei il calco della protagonista del romanzo Forse che sì, forse che no. D’Annunzio la convince a prender casa a Venezia, sua città dell’anima, misteriosa e decadente. Sceglie Palazzo Venier dei Leoni (attuale sede della fondazione Peggy Guggenheim). Lascia il marito e la figlia.

Come musa del poeta vate, Luisa decide di costruire la propria immagine, da dentro. Verena Mantovani parla di “maschera”.

Si ispira a quelle donne che l’avevano incantata in gioventù: la principessa di Belgioioso, dalla quale eredita il trucco macabro e l’interesse per l’occulto, Sarah Bernard con i suoi capelli rosso brillante e la contessa di Castiglione, superba costruttrice.

Si dilata le pupille con la belladonna.

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Nudo disteso – Giovanni Boldini

Alla trasformazione dell’immagine segue anche quella del proprio ambiente. Pavimenti di alabastro e mobili bianchi e neri (l’accostamento che preferiva, scegliendolo anche per il proprio abbigliamento) prendono il posto di arredamenti dorati e pesanti. Nel suo giardino compaiono animali esotici. Tigri, boa e scimmie. “Il ghepardo”, ricostruisce sempre Mantovani: “la scorta al guinzaglio mentre passeggia nuda di notte in Piazza San Marco”.

Proprio la piazza veneziana diventa la sala da ballo per le sue feste sfarzose. I suoi abiti sono straordinari, disegnati da Mariano Fortuny e Paul Poiret.

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Luisa Casati nel 1922, vestita probabilmente da Jean-Charles Worth

La musa dei futuristi

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Luisa si reinventa. Frequenta il movimento artistico dei futuristi. Diventa la musa di Marinetti, Balla, Boccioni, Depero. L’amante di Van Dongen e Augustus John.

Nella primavera del 1919, muore l’amata sorella Francesca. L’unica che le era stata sempre vicina incondizionatamente. Viaggia freneticamente: Polonia, Francia, Ungheria, Scozia e India. Nella sua carta d’identità invece della fotografia pare avesse un ritratto a olio.

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La marchesa Casati di Léon Bakst, 1912

Prende casa a Parigi, nel Palais Rose che ribattezzerà Palais du Rêve. Colleziona nelle sue stanze tutti i suoi ritratti. Più di 130. Realizzati da Man Ray, Boldini, Epstein, Beaton, Zuloaga e moltissimi altri. Giovanni Boldini si innamora di lei. Si sono conosciuti grazie a Gabriele D’Annunzio, una sera a Venezia.

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Luisa Casati ritratta da Leon Bakst nel 1912

L’incontro l’ha raccontato la storica dell’arte Alejandra Schettino:

La collana di perle della Marchesa si ruppe, disperdendosi per tutta la sala, così i due si trovarono sotto al tavolo inginocchiati nel tentativo di recuperare qualche perla. Boldini rimase folgorato dai suoi occhi. Quegli occhi verdi, grandissimi, marcati inevitabilmente da un trucco sempre più scuro e profondo. Il pittore che già aveva ritratto le dame dell’alta società, con gli abiti da ballo, durante la toletta o le loro passeggiate, trovò nella Casati la massima perfezione.

È proprio Boldini, fino all’anno della sua morte, nel 1931, il pittore prediletto da Luisa per i suoi ritratti.

I debiti e gli ultimi anni

Dopo aver ottenuto il divorzio nel 1924 si risposa, in Gran Bretagna, con il conte di Huntingdon. Le spese della Marchesa però sono diventante spaventosamente alte. La sua vita è troppo sfrenata. È costretta a vendere le proprietà e i gioielli (alle aste c’è anche Coco Chanel). Diventa preda degli usurai. Nel 1930 aveva accumulato un debito di 25 milioni di dollari.

Viene ospitata a casa di amici e sul suo conto corrente ogni tanto versano qualcosa per lei la figlia e la nipote. Ma anche con pochi soldi non smette di sentirsi “un’opera d’arte”. Continua a vestirsi di velluto e come trucco per gli occhi pare usasse il lucido da scarpe. Intorno a quegli occhi che Marinetti definiva: “Occhi lenti, di giaguaro che digerisce il sole”.

luisa casati ritratto musa

Ritratto della marchesa Casati con penne di pavone di Giovanni Boldini, 1911-13

Luisa muore nel 1957, colpita da un’emorragia cerebrale (dopo aver assistito a una seduta spiritica) e viene sepolta al Brompton Cemetery di Londra. Con il mantello nero bordato di leopardo. La nipote sceglie il suo epitaffio:

L’età non può appassirla / Né l’abitudine rendere insipida / La sua varietà infinita.

Sono i versi che Shakespeare dedica a Cleopatra.

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La marchesa Casati fotografata da Adolf de Meyer, 1912

Per approfondire la storia di Luisa ti consigliamo la lettura dei libri: Infinita varietà. Vita e leggenda della Marchesa Casati, edito da Corbaccio nel 2003. La Casati. La musa egoista un romanzo grafico di Vanna Vinci. Memorie di un’opera d’arte di Luca Scarlini. Puoi consultare anche un sito (in inglese) dedicato a lei, ricco di informazioni e curiosità .

Immagine di copertina