Il maggio francese del 1968: l'inizio di una rivoluzione culturale

Il maggio francese del 1968: l'inizio di una rivoluzione culturale

Proibito proibire

Questo è uno degli slogan più famosi del “maggio francese”. La grande rivolta studentesca e operaia di cui fra pochi giorni ricorrerà il cinquantesimo anniversario. Due mesi di lotte, scontri, occupazioni e scioperi. Destinati a creare una crepa insanabile nello status quo culturale europeo. E che ancora conservano degli echi molto importanti.

I movimenti di rivolta studentesca e operaia del 1968 sono infatti ancora oggi il simbolo delle lotte sociali e civili. Perché il tumulto che provocarono non si limitò alla politica. Ma causò l’affermarsi di moltissimi movimenti: giovanili, femministi, lgbt, e ambientalisti.

Anche se alla fine fu represso, il 1968 creò i presupposti per un cambiamento culturale netto: a livello filosofico, sociale, e politico.

Il contesto

È impossibile parlare del maggio francese senza dare un breve spaccato della situazione politico-sociale dell’epoca. Perché in realtà gli scioperi e le rivolte di Parigi furono solo i più esemplificativi fra i molti che stavano avvenendo in Europa e nel mondo. Basti pensare alle rivolte studentesche in Italia, alla Primavera di Praga, e alle proteste organizzate nella Germania ovest.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il mondo aveva attraversato un lungo periodo di ricostruzione politico-economica. L’approccio culturale conservatore che contraddistingueva la “cortina di ferro” post bellica era vetusto e asfittico. L’imperialismo americano—incarnato dalla guerra del Vietnam—l’urbanizzazione e la massificazione portate dal modello capitalista occidentale, poi, rappresentavano l’altro versante di malcontento.

In questo clima, sorse l’identificazione di una frangia sociale che fino ad allora era sempre stata quasi insignificante a livello politico. Quella dei giovani. Le sottoculture musicali e artistiche giovanili in questo senso avevano creato un sostrato: i giovani occidentali avevano i loro spazi, le loro forme di espressione. E cominciavano a voler incidere sulla società.

Nel 1964 c’era stata la prima notevole rivolta studentesca. A Berkeley, in California, un gruppo numeroso di studenti aveva occupato l’intera università, per protestare contro il sistema educativo e più in generale per lanciare un segnale contro l’intero sistema americano.

Siamo disgustati dalla guerra, dal razzismo, dall’essere parte di un sistema che nega la libertà e lo sviluppo di potenzialità personali e sociali. In un sistema che deve manipolare e reprimere per continuare ad esistere.

Le rivoluzioni che stavano avvenendo in altre parti del mondo, poi, come quella cubana, avevano creato un clima che mirava al cambiamento. E c’erano molte fasce emarginate che volevano ottenere maggior diritti e libertà. Come quella delle donne. Tutto questo, poi, si inseriva in un clima filosofico che grazie a intellettuali come Herbert Marcuse Jean-Paul Sartre stava esplodendo.

Le rivolte studentesche e operaie

E veniamo quindi al maggio francese. Nel clima che abbiamo appena descritto, si inseriva perfettamente la situazione della Francia. Il governo capeggiato da Charles de Gaulle era al potere da 10 anni. E il clima di malcontento si faceva sempre più pressante.

Le prime scintille della rivolta si erano verificate a marzo. Gli ambienti universitari erano in tumulto a causa di una riforma scolastica—le legge Fouchet—considerata estremamente classista. Il 22 marzo venne occupata la facoltà di lettere dell’università di Nanterre: e questo dette coraggio a molti altri studenti di tutta la Francia.

L’occupazione della Sorbona, in particolare, fu quella che destò più scalpore. Presa dagli studenti il due maggio, fin dal giorno successivo si ebbero i primi scontri con la polizia. Ma l’occupazione nonostante la repressione andò avanti fino a luglio.

Il 10 maggio gli studenti alzarono barricate nel boulevard Saint-Michel, e le lotte in strada si fecero sempre più dure. Ma gli studenti non erano più soli: allarmata dalla repressione del governo, la società civile francese si stava svegliando. Il 13 maggio milioni di lavoratori, spesso andando contro alle direttive dei sindacati, decisero di indire uno sciopero. Poi sfociato nell’occupazione dello stabilimento Renault di Sochaux. Intellettuali, operai e studenti formarono per due mesi un’unica fazione.

Alla fine, però, il governò riuscì a ristabilire l’ordine. Attraverso concessioni agli operai, e sgomberi coatti, de Gaulle mise fine alle occupazioni e alle proteste. Indì nuove elezioni, e i conservatori—anche sulla spinta del clima allarmista creato dai media—stravinsero. Sembrò la fine del maggio francese, e nella pratica lo fu. Ma l’esempio offerto dagli studenti e dagli operai in quei due mesi del 1968, diede vita a una sollevazione culturale che cambiò le prospettive politiche e sociali.

L’eredità del maggio francese

Quando si discute su cosa abbiano lasciato le rivolte del Sessantotto, spesso i pareri sono discordanti. C’è chi ritiene che in realtà mutarono ben poco all’interno della società, e che il loro mito è solo un’illusione. Ma c’è anche chi sostiene che il vero merito del maggio francese è stato quello di aprire una strada. Quella della possibilità di cambiamento.

Per la prima volta i giovani europei si erano ritagliati un ruolo di primo piano all’interno del dibattito politico. Creando i presupposti per l’espressione e il dissenso di ampi gruppi minoritari. Di sicuro quell’anno fu decisivo per il progressivo processo di liberalizzazione dei costumi. E per la creazione di movimenti artistici e culturali che influenzarono le generazioni future.

Immagini: Copertina