L'importanza dell'affetto materno nello sviluppo dei bambini. Gli studi di Árpád Spitz

L'importanza dell'affetto materno nello sviluppo dei bambini. Gli studi di Árpád Spitz

René Árpád Spitz era uno psicoanalista austriaco, naturalizzato americano, che per buona parte del ‘900, fece degli studi sui bambini in tenerissima età, per dimostrare quanto fosse importante la madre, o la figura affettiva di riferimento, per lo sviluppo non solo psicologico e identitario, ma anche fisico e motorio. Spitz fu uno dei primi ricercatori ad utilizzare l’osservazione diretta del bambino, sottolineando gli effetti negativi della deprivazione materna ed emotiva. Studiò empiricamente i bambini nel primo anno di vita, negli orfanotrofi, ricorrendo sia all’osservazione diretta, sia alle riprese su pellicola, un metodo, quest’ultimo, molto innovativo per l’epoca. Il suo contemporaneo, lo psicologo John Bowlby, elaborò anche lui delle teorie psicologiche sui neonati. La sua teoria più conosciuta è un’analisi di tipo evolutivo e sistemico: quella dell’attaccamento materno. Per lo psicologo britannico, i primi anni di vita di un individuo e il legame che stringe con la madre e la famiglia indicano molti aspetti dello sviluppo della sua personalità. E possono spiegare l’insorgere di certi disturbi psichici.

Spitz affermò che lo sviluppo infantile avviene per stadi e per capire il grado di sviluppo, basta ricorrere alla forma più primordiale di risposta emotiva umana: il sorriso. Il primo stadio è lo stadio pre-oggettuale (neonato), in cui nel bambino si osservano le attivazioni motorie o facciali che non sono connesse alle stimolazioni esterne; il secondo è lo stadio dell’oggetto precursore (3-5 mesi), in cui il neonato sorride a tutti in maniera indifferente e in cui si formano i legami sociale; la terza fase, dai 6 mesi, in cui il sorriso è rivolto ai visi conosciuti. Quest’ultimo è il sorriso sociale, il sorriso di  chi vuole comunicare un’emozione positiva. Dopo il terzo mese di vita, se il neonato ci sorride è perché sta sorridendo proprio a noi che in quel momento lo stiamo facendo star bene. Il sorriso sociale è dunque quel sorriso che permette ai neonati di cominciare ad instaurare le loro prime relazioni e di cominciare a comunicare le loro emozioni.

Nell’osservazione del bambino, Spitz ha concentrato la sua ricerca sui bambini che hanno sperimentato una separazione improvvisa e a lungo termine, da chi si occupava di loro. La depressione anaclitica e l’ospedalismo, erano i termini che coniò per descrivere la reazione di un bambino alla separazione: dolore, rabbia e apatia, dovute alla deprivazione emotiva, la perdita di un oggetto amato, la madre. Descrisse in ordine progressivo i comportamenti dei bambini che venivano separati dalla persona che si prendeva cura di loro. Tali comportamenti erano molteplici. Potevano essere semplici lamentele o pianto, fino a disturbi più gravi, come il ritardo nello sviluppo motorio, l’assenza di mimica, la perdita di peso e lo stato letargico. In sostanza i bambini che non avevano avuto possibilità di entrare in contatto costantemente con figure affettive, avevano dei ritardi nello sviluppo e anche un sistema immunitario più fragile (si ammalavano di più).

Lo studio di Árpád Spitz: il rapporto mamma neonato

Spitz avviò uno studio per conoscere i fattori che influiscono sullo sviluppo del bambino. Individuò 130 bambini entro l’anno d’età, residenti in un brefotrofio e in una nursery di un carcere femminile, ma anche, come campione di confronto, 34 soggetti allevati in casa. Analizzò le condizioni cliniche di ogni bambino e fece loro dei test. Inoltre utilizzò un metodo innovativo per l’epoca, ovvero filmò i piccoli nella loro quotidianità, girando 9.600 metri di pellicola: una cifra molto alta se si pensa che un singolo rullo di pellicola cinematografica è lungo 300 metri!

I test evidenziarono un dato importante: i bambini allevati nella nursery e in casa, mostravano uno sviluppo buono, più o meno omogeneo, quelli nel brefotrofio, invece no, avevano dei problemi. Vide che i bambini del brefotrofio, dal terzo mese di vita in avanti, mostravano i segni fisici/psichici dell’ospedalismo. Spitz ha definito ospedalismo quel disturbo dei bambini che non hanno mai avuto alcun rapporto con le madri o con una figura equivalente, o lo hanno avuto solo per pochi giorni o settimane. La depressione anaclitica designava invece la sindrome depressiva che si presenta come conseguenza della separazione dalla madre quando il bambino ha perso tale rapporto dopo alcuni mesi di vita, per esempio in caso di morte della madre. In sostanza il bambino, deprivato dal contatto con la madre, aveva degli scompensi neurologici. Spitz ha dimostrato che la deprivazione di contatto, generava dei disturbi evolutivi che si manifestavano sul piano affettivo, motorio, cognitivo e linguistico.

Il sistema immunitario è più debole nei bambini orfani

Continuando lo studio, Spitz si accorse anche che su 88 bambini ne morirono 23, per un’epidemia di morbillo. In pratica, la resistenza alle malattie era calata fortemente sui bambini in orfanotrofio. I sopravvissuti risultavano comunque “danneggiati”, sotto molti punti di vista. In contrasto con questi dati, nella nursery, quelli un po’ più grandi (8-12 mesi), erano intraprendenti, attivi, si arrampicavano, camminavano. In ultima analisi, per i bambini piccoli, essere cullati, accarezzati, massaggiati, è un nutrimento indispensabile, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore e della voce della madre, il bambino, anche se riccamente nutrito, si lascerà morire di fame. La mancanza di affetto materno ha ripercussioni negative non solo sulla psiche dei neonati, ma anche sul loro corpo, a tal punto che molti di loro, nonostante l’alimentazione regolare, perdono peso, si ammalano, entrano in uno stato letargico che può portare alla morte. 

Per approfondire: Il primo anno di vita del bambino di René A. Spitz è il testo classico delle teorie dello psichiatra, da cui abbiamo preso spunto e che racconta come la relazione disturbata con la madre, ostacoli gravemente lo sviluppo psicologico e fisico del bambino. In un altro testo invece, Dialoghi dall’infanzia. Raccolta di scritti sono riuniti alcuni dei più famosi scritti di Spitz. Gli articoli sono stati raggruppati all’interno di aree di interesse. Troviamo i famosi scritti sull’ospedalismo e la depressione dei bambini che introducono il suo pensiero sugli effetti della deprivazione materna. Numerosi saggi esaminano poi la risposta del sorriso e gli esordi della comunicazione o del dialogo. Vengono quindi presentate diverse prospettive sulla prima formazione dell’io e considerazioni sull’aggressività del neonato.

Cover: via Wikipedia