I bellissimi romanzi a fumetti di Manuele Fior

I bellissimi romanzi a fumetti di Manuele Fior

Un poster del film “Miracolo a Le Havre” di Kaurismaki. O quello dell’incantevole Trilogia di Marsiglia di Marcel Pagnol (e Alexander Korda) in occasione del suo restauro. Il manifesto del Salone Internazionale del Libro di Torino 2018. Le illustrazioni per la rubrica di Alessandro Baricco “Il mio mondo in 50 libri”. Gli acquerelli per l’adattamento del romanzo francese per ragazzi “Il grande Meaulnes”.  Le copertine della serie bonelliana “Mercurio Loi”.

Sono (solo) alcuni dei lavori su commissione che ti lasciano scoprire l’intensità dello stile inconfondibile di Manuele Fior. Un autore di fumetti tra i più bravi in Italia. E, tra questi, uno dei più celebri all’estero.

Nonostante la grande quantità di illustrazioni in quindici anni di carriera—ne trovi una selezione corposa in L’ora dei miraggi, un volume pubblicato l’anno scorso da Oblomov edizioni—Manuele Fior, nato a Cesena nel 1975, laureato in architettura, parigino adottivo, è infatti soprattutto un autore di storie a fumetti che dovresti conoscere.

Autore dal tratto e dal tono riconoscibili, benché molto eclettico: in grado di trasmettere il senso di una storia sempre attraverso il disegno, il colore, i riferimenti pittorici scelti, le tecniche sempre diverse di libro in libro.

Le storie a fumetti di Manuele Fior

Come la bicromia dell’esordio, il sulfureo Rosso oltremare, 2006 (ristampato nel 2015). O il contrasto di colori caldi e freddi nel classico rivisitato La signorina Else (2009, ristampato nel 2017), dal racconto di Schnitzler. In questo bellissimo graphic novel l’impresa, riuscita, era “tradurre”, in suggerimenti grafici e cromatici coerenti, il nervosismo e la malinconia di un’opera letteraria fondata sul monologo interiore: ci sono anche riferimenti all’espressionismo di Schiele e al simbolismo di Munch.

Cinquemila chilometri al secondo, del 2011, è stato il romanzo a fumetti che, conquistando il premio per il miglior fumetto d’autore al Festival internazionale di Angoulême, ha “imposto” Manuele Fior all’attenzione di editori, critici e lettori di fumetti: è tuttora la sua opera più fortunata. Anche perché è di immediato impatto emotivo la vicenda generazionale basata su un triangolo di personaggi “precari”—Lucia, Piero, Nicola—che dall’adolescenza in provincia all’età adulta tra Italia, Norvegia e Egitto (dove lo stesso Fior ha vissuto), si avvicinano, si separano e si riavvicinano.

L’uso del colore acquerello è esplosivo. Accompagna ogni sfumatura agrodolce di una storia crepuscolare quanto l’epigrafe—alcuni versi di Elena dei Diaframma di Federico Fiumani (per cui Fior ha realizzato una copertina)—lascia presagire:

Ho guardato il presente solcare il passato
fermandomi al vetro.
E il tuo volto ha il colore
di un’estate fantasma
che hai lasciato senza fretta cadere
come un vestito…

Da “L’intervista” a oggi

Intorno al 2050 le auto sono “teleguidate”. Nessuno scrive più nulla a mano. Non c’è più l’Italia. È avvenuta la “disunificazione” successivamente ai “moti del 2021”. Che hanno avviato anche notevoli mutamenti nel costume. I giovani, ad esempio, seguono la “Nuova Convenzione”, che prescrive la “non esclusività emotiva e sessuale”.

Dora è una di loro. Per qualche settimana, a Udine, la sua vita si intreccia a quella di Raniero, psicologo di mezza età cocciutamente monogamo, in crisi coniugale, reduce da un incidente d’auto provocato dalla visione di cose aliene nel cielo: che si manifestano in forme geometriche luminose. Raniero—un autentico personaggio-uomo—e Dora, che da apparente “manic pixie dream girl” si trasforma via via nella vera protagonista, sono i personaggi principali di L’intervista (2013). Il romanzo a fumetti forse più ambizioso di Fior, finora.

Fantastico, noir e fantascienza si intrecciano in una storia ambientata in un futuro raccontato con pacatezza e distacco, senza furia “distopica”. La storia vuole trattare questioni da cui l’individuo è investito nel profondo, e lo fa con un bianco e nero bellissimo, a volte torvo e  “romantico”.

Nel 2015, con colpevole ritardo, ho scoperto un #graphicnovel fantastico mentre me ne stavo comodamente seduta nel salottino della #bibliotecadelfumetto di #Matera, #OfficineLudike (oggi purtroppo chiusa, ma sono certa che riaprirà ?). Il romanzo grafico in questione era #Lintervista e l'autore #ManueleFior, immediatamente diventato uno dei miei preferiti. Queste due #tavole dovrebbero rendere l'idea delle atmosfere che è in grado di ricreare disegnando. Oggi è stato presentato il #manifesto della nuova edizione del @salonelibro di #Torino, porta la sua #firma e una ventata di speranza. Il tema del #salone2018 è #ungiornotuttoquesto, il benedetto #futuro che tormenta chiunque incontri. Be' c'è un sacco di #azzurro nel futuro disegnato da Manuele e gli vb per questo. ? PS: Spero di non avergli mandato domande troppo sciocche. Se sarà clemente come spero uscirà un'intervistina a breve per @canalearte.

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Dopo L’intervista, Fior ha pubblicato quello che ha definito un “esercizio di stile”: il graphic novel Le variazioni d’Orsay, un “dietro le quinte” del museo parigino, un omaggio alla sua collezione, all’impressionismo e alla storia dell’arte moderna. In cui l’utilizzo del guazzo—d’effetto simile all’acquerello, ma più coprente—allude appunto all’argomento trattato: la pittura.

Più recenti l’antologia I giorni della merla, storie brevi pubblicate su quotidiani e riviste italiane e francesi (qui puoi leggerne una), e un fumetto su un’unica (enorme) pagina, Prima. È tutto, per il momento: ma probabilmente l’opera migliore di Manuele Fior non è ancora stata stampata.

Su il Tascabile un’intervista bella e lunga a Manuele Fior. Qui una chiacchierata insieme a Zerocalcare.

Immagine: Copertina