Una mappa del '500 ci mostra il tramonto della civiltà azteca

Una mappa del '500 ci mostra il tramonto della civiltà azteca

Le antiche civiltà mesoamericane sono tanto interessanti quanto povere di documenti. Sono pochi i manoscritti originali che ci sono pervenuti. Se ne contano, tra quelli pittorici, appena 450. Il numero cala drasticamente, un centinaio scarso, per quelli che risalgono a prima del 1600.

Ognuno di questi documenti diventa allora un patrimonio di inestimabile valore che ci aiuta a conoscere meglio queste misteriose e avanzate civiltà del passato. Il codice Quetzalecatzin è uno di questi tasselli. Per la sua inestimabile importanza è stato digitalizzato, in alta risoluzione, e reso disponibile online per essere consultato dagli appassionati di storia.

È uno dei manoscritti più preziosi della storia delle Americhe, e in forma di mappa, ci mostra il sincretismo di due civiltà, quella azteca e quella spagnola. E il tramonto della prima.

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Il codice Quetzalecatzin

Per secoli il codice è stato conservato all’interno di collezioni private. L’ultimo a poterlo sfogliare è stato un collezionista francese che lo aveva precedentemente acquistato dall’imprenditore ed editore americano William Randolph Hearst. Una volta acquisito dalla Biblioteca del Congresso di Washington il manoscritto è stato digitalizzato e ora è consultabile gratuitamente e online.

Il manoscritto consiste in una mappa, molto approssimativa, di Città del Messico e Puebla. Incerta la sua datazione. In basso a sinistra, dopo il suo ritrovamento, è stato appuntato 1593. Ma per correttezza filologica bisogna aumentare l’intervallo: composta dal 1570 al 1595. Misura 90 X 73 cm.

La mappa è colorata. Con il blue maya, pigmentazione realizzata da un misto di sostanze organiche e inorganiche. Una tecnica di colorazione misteriosa e avanzata, sparita già nel primo periodo della colonizzazione spagnola. E una pigmentazione naturale ricavata dagli insetti.

Il testo è stilizzato con i geroglifici di lingua nahuatl, mentre alcune indicazioni sono scritte in latino.

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Il codice è noto anche come “La mapa de Ecatepec-Huitziltepec“. Riporta informazioni genealogiche della famiglia “de Leon”, dal 1480 al 1593. La cui discendenza viene fatta risalire a Quetzalecatzin (da cui il codice prende il nome). Uno dei principali leader politici della regione nel 1480. La mappa riporta tutte le sue proprietà terriere.

Come si legge nella descrizione del sito della Biblioteca la mappa copre la parte meridionale di Puebla, dalla chiesa di Todos Santos, la zona di Ecatepec, il lago Texcoco e la chiesa di Santa Cruz Huitziltepec. Sono state disegnate le indicazioni di sentieri, di strade, di città e di fiumi.

Come riportato da Marco Perisse: “Ciascun personaggio è affiancato da raffigurazioni zoomorfe, teste di aquile o di cani, che altro non sono che i ‘tonal’, le associazioni totemiche, spirituali, che accompagnano ogni individuo dalla nascita alla morte. Un concetto popolarizzato dai romanzi di Carlos Castaneda”.

L’assimilazione spagnola

L’aspetto interessante di questa carta è il suo sincretismo. Molto probabilmente è stata realizzata per fare giustizia all’interno di una disputa territoriale. Da una parte è stata usata dai conquistatori spagnoli per il controllo delle terre, e dall’altra dagli indigeni che invece rivendicavano i legittimi possedimenti.

Sono i nomi e i simboli della mappa a mostrare il periodo di transizione storica. L’assimilazione che stava prendendo forma. I membri dell’élite indigena, come si può notare, hanno nomi spagnoli, come “don Alonso” e “don Matheo“. I titoli sono spagnoli, mentre i nomi sono cristiani.

La bellezza della mappa, come è stato detto dal sito openculture: “sta nel mostrare una zona di transizione, tra il vecchio ordine il nuovo mondo, popolato da chiese cattoliche. Questo la rende estremamente affascinante”.

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Sul sito della Library of Congress puoi guardarla nel dettaglio, in alta risoluzione. Puoi anche scaricarla. 

Immagini via Library of Congress